Economia

La suggestione della locomotiva Italia

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Meno di un mese fa, a Lima, l'Fmi esprimeva la sua valutazione qualitativa dello scenario economico mondiale con l'espressione "nuova mediocrità". In realtà, le previsioni di crescita media dello stesso Fmi per gli anni 2015-20 sono del 3,7%, un punto meno degli anni 2000-14 e sostanzialmente uguali o leggermente maggiori della media degli ultimi due decenni del XX secolo. Leggero rallentamento della crescita dei paesi emergenti e recupero delle economie avanzate, ma conferma del sostanziale ristagno dell'espansione del commercio mondiale. Il ritmo della globalizzazione va perdendo di intensità: la rincorsa dei paesi emergenti perde forza e la Cina sta avviandosi verso una fase di maggiore sviluppo dei consumi e quindi la domanda aggregata cinese comporterà una quota maggiore di servizi non commerciati internazionalmente.

I primi a essere influenzati da questisviluppi sono gli altri emergenti: 29 Paesi hanno come primo mercato per le loro esportazioni la Cina. Sia per la Cina sia per gli emerging market molti temono la trappola del reddito medio: che una volta raggiunto un livello medio di reddito pro-capite non riescano a procedere nella scala degli standard di vita. Per la Cina la discussione è aperta. Il governo sembra prendere di petto i tre principali aspetti negativi per la tenuta dei ritmi di crescita del passato: la demografia, con il superamento della politica del figlio unico, la globalizzazione, con l'intento programmatico di aprirsi a un più libero movimento di capitali, le riforme, con le promesse di maggiori coperture pubbliche dei rischi della salute e della vecchiaia. Comunque, gli effetti non saranno immediati.

Per gli altri emergenti, nell'immediato, oltre alla riduzione delle importazioni cinesi, agiscono a contenerne la crescita la riduzione dei prezzi delle materie prime, incluso il petrolio, che riduce i loro redditi, e la prospettata normalizzazione della politica monetaria americana, che aumenta gli oneri dei debiti. L'espressione "new mediocre" usata dal Fmi lascia trapelare quale sia la reale visione degli economisti che vi lavorano, anche se non ritengono opportuno esprimerla in termini numerici. La crescita mondiale è, infatti, affidata all'andamento dell'economia americana, di quella europea e di quella giapponese. Europa e Giappone sono sulla buona strada, ma stanno ancora cercando di spingere la ripresa con politiche monetarie espansive e forse in ulteriore espansione, ma le potenzialità di medio periodo sono limitate dall'invecchiamento demografico e da un ritmo strutturalmente lento di espansione della produttività.

Negli Stati Uniti, la ripresa, in atto dall'estate 2009, sembra a giorni alterni traballare ma incerto è come rinvigorirla. Con il rialzo dei tassi che metta fine alla sequenza di messaggi d'incertezza che la Fed va da tempo rilasciando, agendo positivamente sulle aspettative? O evitando per qualche trimestre ancora di rialzarli per non aggravare ulteriormente la situazione dei paesi emergenti con le ricadute negative sull'economia americana che da ciò conseguirebbero? Da ciò, le previsioni nel complesso relativamente buone per l'economia mondiale da parte del Fmi, ma anche l'osservazione che i rischi sono verso il basso. Diverso è l'umore che circola sull'Italia e in Italia. In modo un po' audace, il centro di ricerca europeo Bruegel recentemente si è chiesto se la prossima locomotiva per la crescita europea possa essere l'Italia. Effettivamente, dopo la delusione del 2014 il 2015 si sta confermando l'anno della ripresa. Una volta chiuso il 2015 con una crescita media di circa lo 0,8-0,9 per cento, il Pil, nella media del 2016, sarà certamente in accelerazione. Già nel secondo semestre 2015 la crescita sta procedendo al ritmo di 1-1,3 per cento rispetto a un anno prima. L'accelerazione è quindi già nei dati, se proseguirà ulteriormente, oppure si limiterà a confermare quanto il 2015 sta mostrando nell'ultima parte dell'anno dipenderà dalla combinazione tra l'intensità del rallentamento della crescita del commercio internazionale e l'impulso ulteriormente espansivo che si prospetta da parte della Legge di Stabilità. Per quanto riguarda quest'ultimo, il disavanzo programmato per il bilancio della Pa nel 2016 leggermente inferiore a quello del 2015 sostanzialmente conferma l'assetto espansivo del bilancio di quest'anno, mentre la ricomposizione tra entrate e spese potrebbe rafforzare gli stimoli alla domanda soprattutto attraverso gli effetti positivi sulla fiducia. Per quanto riguarda la domanda mondiale per le nostre esportazioni, la scommessa è sulla possibilità che esse possano mantenere il ritmo di crescita che stanno attualmente sperimentando (dovrebbero chiudere il 2015 con un +4,6%) nonostante la decelerazione della crescita del commercio internazionale.

Uno studio Prometeia, condotto su dati aziendali, mostra che le aziende che stanno esportando in questo periodo verso le aree più colpite dal rallentamento degli scambi internazionali (Cina e Russia) sono aziende che nel passato si sono rivelate molto flessibili nel riallocare i propri prodotti verso nuovi mercati di esportazione. Il Governo, con la previsione di ulteriore accelerazione all'1,6 per cento il prossimo anno, confida particolarmente su questo tipo di resilienza delle nostre imprese, dato il contesto internazionale. Forse una maggiore cautela su tale accelerazione, mentre quella dell'economia mondiale sembra decelerare, sarebbe opportuna, ma è difficile dargli torto, pur incrociando le dita.