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Le squadre della fibra e l'arbitro in campo

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La partita della banda larga ha sempre più protagonisti in campo. Mentre Telecom Italia è in pole position per cablare le aree C e D del paese, quelle a cosiddetto fallimento di mercato, adesso nella partita entra a piedi uniti anche l'Enel. L'ex monopolista elettrico ha progressivamente rotto gli indugi e il suo amministratore delegato Francesco Starace ha potuto annunciare a Londra non solo l'intenzione di cablare il paese usando i cavidotti della sua rete elettrica e l'opportunità offerta dal programma di sostituzione dei contatori, ma di essere intenzionato a farlo anche senza la partnership di Telecom (e quindi in concorrenza) e di volersi espandere persino all'estero.

La notizia doveva entusiasmare i mercati e invece non è stata bene accolta: il titolo ha perso il 3% e la controllata Enel Green Power il 3,44%, penalizzate dalle stime di un Ebitda calante. Tra l'Enel operatore elettrico e quello di fibra gli operatori in sostan…
La partita della banda larga ha sempre più protagonisti in campo. Mentre Telecom Italia è in pole position per cablare le aree C e D del paese, quelle a cosiddetto fallimento di mercato, adesso nella partita entra a piedi uniti anche l'Enel. L'ex monopolista elettrico ha progressivamente rotto gli indugi e il suo amministratore delegato Francesco Starace ha potuto annunciare a Londra non solo l'intenzione di cablare il paese usando i cavidotti della sua rete elettrica e l'opportunità offerta dal programma di sostituzione dei contatori, ma di essere intenzionato a farlo anche senza la partnership di Telecom (e quindi in concorrenza) e di volersi espandere persino all'estero.

La notizia doveva entusiasmare i mercati e invece non è stata bene accolta: il titolo ha perso il 3% e la controllata Enel Green Power il 3,44%, penalizzate dalle stime di un Ebitda calante. Tra l'Enel operatore elettrico e quello di fibra gli operatori in sostanza hanno riservato per ora più attenzione al primo. Per il quale in effetti qualche problema sembra profilarsi. I prezzi nel medio periodo, a giudizio degli analisti di Standard&Poor's, non dovrebbero dare segni di rialzo. In primo luogo perché si è interrotta la correlazione tra ripresa e consumi. La maggiore efficienza tecnologica ha tagliato gli sprechi e la deindustrializzazione crescente dell'Italia ha fatto progressivamente sparire i grandi clienti "energivori": l'energia si usa meno. In secondo luogo perché i prezzi del petrolio rimangono bassi e la sovrapproduzione degli impianti tradizionali resta elevata: i margini di profitto si stringono, con l'ulteriore conseguenza che diventa più difficile finanziare gli investimenti necessari per gli ammodernamenti delle centrali.

Il problema, comune a tutti gli operatori, è particolarmente sentito per l'Enel, che produce il 27 per cento dell'energia elettrica italiana. La banda larga è quindi un'occasione su cui saltare al volo, per diversificare l'attività. In teoria i numeri Enel li ha tutti: deve sostituire 33 milioni di vecchi contatori con apparecchi più moderni, ed essendo fornitore di servizio essenziale ha necessità di meno autorizzazioni di un operatore telefonico. Non deve scavare per realizzare la rete, il che significa abbattere i costi del 70 per cento. Ha già quasi mezzo milione di cabine in strada, e l'appoggio di Vodafone e Wind, che hanno già risposto positivamente all'idea di associarsi ad una newco. Carte importanti. Ma il governo, che ha spinto Enel a fare il grande salto, deve anche farsi carico di spingerla ad accelerare i tempi. L'ad Starace ha spiegato che ci vorranno ancora mesi per presentare il business plan, nonostante la decisione risalga a maggio scorso. Da allora ad oggi pochi passi sono stati compiuti, a parte inconcludenti contatti con Telecom. E i fondi stanziati dal Cipe e quelli strutturali europei sono fermi, in attesa del destinatario. Tanti protagonisti in campo, quindi, ora tocca all'arbitro: deve fischiare rapidamente il calcio di inizio e fare in modo che la partita finisca entro i tempi regolamentari. La banda larga non deve essere occasione di nuove liti e ritardi.