Economia

Quel posto vuoto al tavolo bancario

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Il risiko bancario sta entrando nel vivo. Dialogano Banco Popolare e Bpm; il Monte dei Paschi aspetta che si faccia avanti qualcuno, probabilmente l'Ubi; in panchina le quattro banche oggetto della contestata risoluzione (Etruria, Cariferrara, Banca Marche e Carichieti), ripulite dal peso dei crediti deteriorati, attendono come da accordi un compratore. E in stand by sono anche Popolare Vicenza e Veneto Banca. Sono segnali che il movimento è quasi sistemico, una nuova scossa simile a quella che anni fa smosse "la foresta pietrificata". In questo quadro le cronache ci raccontano di riunioni tra banchieri con esponenti del Ministero dell'Economia e uomini dello staff di Palazzo Chigi.

Ai tavoli mai però viene menzionata la presenza della Banca d'Italia, che pure per statuto ha come compito quello di difendere la stabilità e l'efficienza del sistema finanziario, in attuazione del principio della tutela del risparmio sancito dall'articolo 47 della Costituzione. La non presenza di Banca d'Italia in realtà segnala l'avvio di una fase nuova e parzialmente inesplorata nella gestione creditizia, che sposta l'asse da Palazzo Koch a Palazzo Chigi. La novità è il risultato del fatto che i rapporti tra due istituzioni, quasi sempre allineate, si sono raffreddate da qualche mese, e che il gioco di squadra che ha portato alla riforma delle banche popolari è diventato un ricordo.

Il freddo è calato dopo le polemiche suscitate dalla procedura di risoluzione per le 4 banche in crisi, che a Palazzo Chigi ha procurato fastidi non previsti. Da qui una diffidenza che ha al momento isolato Bankitalia togliendole quel ruolo di suggeritore rivestito per decenni. Ora è il mercato a scegliere quali aggregazioni dovranno nascere. E una cabina di regia politica prova a spingere gli istituti e ad accelerare i tempi delle scelte. Il ministero guidato da Pier Carlo Padoan se ne sta facendo carico, ma - dicono confidenzialmente alcuni banchieri - la cabina di regia si muove con tempi incerti. E l'impressione diffusa, anche al di fuori dei confini, è che l'essere impegnati in duelli politici su troppi fronti, tra cui quello quasi quotidiano con la Ue sulla regole della flessibilità, distolga energie da un problema di fondamentale importanza per la tenuta del sistema di un paese come l'Italia, su cui pesa la fragilità strutturale di un debito pubblico enorme. Il riassetto del credito può essere gestito accentrandone le responsabilità e rompendo schemi consolidati (come è stato fatto con la nomina di Carlo Calenda a rappresentante permanente dell'Italia a Bruxelles). Ma quando si tratta di risparmio i tempi, i messaggi, gli attori e la fiducia sono importanti. Anche gli azionisti martellati dalle perdite dei titoli bancari in queste settimane sono risparmiatori.