In teoria l'idea di far pagare il canone Rai ricorrendo alla bolletta elettrica e stanare così gli evasori è l'uovo di Colombo. Difficile pensare che esistano cittadini che possano fare a meno della luce. Così - si è pensato - visto che gli utenti onoreranno il consumo di kilowattora per non restare al buio, lo stesso faranno per il conto aperto con la Rai. La settimana scorsa però Assoelettrica ha lanciato l'allarme: la scadenza di luglio per avviare il nuovo sistema di riscossione si avvicina e nulla è stato ancora fatto per aiutare le società elettriche a superare i problemi che potranno affacciarsi.
In ordine sparso: cosa fare per cambio di gestore elettrico, esenzione per reddito minimo, recupero importi inevasi, pagamenti parziali da scontare, calcolo degli interessi per ritardato pagamento? Alle società, in sostanza, viene chiesto per il momento di diventare esattori per conto dello Stato. Perché di questo si tratta: riscuotere un tributo. Il canone Rai, in base alla giurisprudenza, è dovuto infatti non in base all'utilizzo di una prestazione fornita dalla Rai (i programmi), ma in quanto si possiede un oggetto (il televisore) anche senza utilizzarlo. Avere un apparecchio è indicatore di una capacità contributiva, che deve essere tassata.
All'agenzia delle Entrate allargano le braccia. Fintanto che non saranno pronti i decreti del Ministero dello Sviluppo e Economico e di quello dell'Economia che fissano le linee guida non potranno predisporre i regolamenti. Poi potranno distribuire a tutte le società elettriche il "modello di non possesso", in base al quale l'utente potrà dichiarare di non essere proprietario di un televisore. Chi controllerà che questo sia vero? Non si sa. E il rischio è che gli evasori incalliti candidamente dichiarino di non avere una tivù, contando sul fatto che la bugia - come già avviene adesso non sarà mai scoperta. L'impressione è che la scelta di ricorrere alle società elettriche per incassare il canone sia una scorciatoia; si eludono così i veti che negli anni hanno impedito di identificare i possessori di tv e di far pagare il canone allo Stato, favorendo la concorrenza. Sky e Mediaset tutt'ora non comunicano i nominativi dei loro abbonati, appellandosi alla privacy dei dati commerciali.
E i negozianti non sono tenuti a richiedere il codice fiscale di chi acquista un apparecchio. Norme che appaiono abbastanza obsolete nel momento in cui il Fisco può controllare con l'anagrafe tributaria i conti correnti e conoscere saldi e giacenze. La strada scelta è stata diversa. Vedremo a luglio se l'uovo di Colombo si è risolto in una frittata che ha scaricato su compagnie e famiglie un onere che spettava ad altri.
In ordine sparso: cosa fare per cambio di gestore elettrico, esenzione per reddito minimo, recupero importi inevasi, pagamenti parziali da scontare, calcolo degli interessi per ritardato pagamento? Alle società, in sostanza, viene chiesto per il momento di diventare esattori per conto dello Stato. Perché di questo si tratta: riscuotere un tributo. Il canone Rai, in base alla giurisprudenza, è dovuto infatti non in base all'utilizzo di una prestazione fornita dalla Rai (i programmi), ma in quanto si possiede un oggetto (il televisore) anche senza utilizzarlo. Avere un apparecchio è indicatore di una capacità contributiva, che deve essere tassata.
All'agenzia delle Entrate allargano le braccia. Fintanto che non saranno pronti i decreti del Ministero dello Sviluppo e Economico e di quello dell'Economia che fissano le linee guida non potranno predisporre i regolamenti. Poi potranno distribuire a tutte le società elettriche il "modello di non possesso", in base al quale l'utente potrà dichiarare di non essere proprietario di un televisore. Chi controllerà che questo sia vero? Non si sa. E il rischio è che gli evasori incalliti candidamente dichiarino di non avere una tivù, contando sul fatto che la bugia - come già avviene adesso non sarà mai scoperta. L'impressione è che la scelta di ricorrere alle società elettriche per incassare il canone sia una scorciatoia; si eludono così i veti che negli anni hanno impedito di identificare i possessori di tv e di far pagare il canone allo Stato, favorendo la concorrenza. Sky e Mediaset tutt'ora non comunicano i nominativi dei loro abbonati, appellandosi alla privacy dei dati commerciali.
E i negozianti non sono tenuti a richiedere il codice fiscale di chi acquista un apparecchio. Norme che appaiono abbastanza obsolete nel momento in cui il Fisco può controllare con l'anagrafe tributaria i conti correnti e conoscere saldi e giacenze. La strada scelta è stata diversa. Vedremo a luglio se l'uovo di Colombo si è risolto in una frittata che ha scaricato su compagnie e famiglie un onere che spettava ad altri.