Alla fine la minaccia si sta tramutando in realtà. La Ue si appresta a condannare l'Italia per la decisione di prorogare, senza metterle all'asta, le concessioni per la gestione degli stabilimenti balneari sul suolo demaniale. L'avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, chiamato in causa da gestori di attività in Sardegna e sul lago di Garda, ha stabilito la scorsa settimana che "la proroga automatica e generalizzata delle concessioni sottrae al mercato per un periodo irragionevolmente lungo beni molto importanti sul piano economico". Per consolidata tradizione, le decisioni dell'Avvocato generale sono poi riprese nella prossima sentenza della Corte, e quindi condanna probabilmente sarà. Dalla partita usciranno quindi sconfitte le lobby che per anni si sono battute in Parlamento per concedere un regime favorevole ai gestori di stabilimenti balneari, difendendo sdraio e cabine da un fisco non poi così esoso, dal momento che il settore nel suo complesso nel 2014 ha contribuito per appena 101 milioni alle casse dell'erario. Ma assieme alle lobby è il sistema-Paese che ne esce ammaccato, per la perdita di credubilità. Ne è consapevole il premier Matteo Renzi, che non a caso nel fine settimana ha ricordato al presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker che le infrazioni italiane sono scese al livello record di 83, e che l'Italia "rispetta le regole". C'è ancora molto da fare, però. Dal 2003 siamo in violazione per la non corretta applicazione delle norme sui rifiuti pericolosi e sulle discariche, e siamo finiti nel mirino per aver applicato sulle bollette un sovrapprezzo per l'addio al nucleare e per le energie rinnovabili. L'anno successivo siamo stati inadempienti alle norme sul trattamento delle acque reflue urbane, e nel 2006 abbiamo elargito fondi considerati aiuti di stato alle imprese pubbliche, dimenticandoci di chiederne la restituzione. Nel 2007 una sentenza ci ha punito per le condizioni della raccolta rifiuti in Campania, nel 2009 abbiamo fatto i furbi sulla golden share, e nel 2010 non abbiamo rispettato gli accordi in materia di trasporto aereo stipulati con la Russia. E così via negli anni, inciampando sulla discarica romana di Malagrotta, sulla commercializzazione dei sacchetti di plastica, sulle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo, sui mancati prelievi relativi alle multe per le quote latte non rispettate dagli allevatori. E' vero che qualche volta le norme Ue sono troppo rigide. Ma è altrettanto vero che Roma è stata piuttosto disinvolta nella loro applicazione. Contro la decisione europea è già scattato in Parlamento il coro di recriminazioni e di promesse di resistenza, che arriva mentre l'Italia gioca una complessa partita con Bruxelles sulla flessibilità e sulle misure necessarie alla ripresa. Sarebbe pericoloso se fosse condizionata dal partito del bagnino.
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