Le sofferenze accumulate dalle banche nei loro bilanci continuano a zavorrare il settore del credito: 210 miliardi di euro a gennaio 2016, secondo le rilevazioni della Banca d'Italia, che con le svalutazioni già effettuate scendono a 84 miliardi di prestiti da recuperare. Come si è arrivati a questa montagna di debiti? In gran parte è il risultato di una recessione che ha colpito con durezza inusitata il settore industriale, rendendolo incapace di restituire i fondi ottenuti. All'inizio del 2016 secondo un'analisi di Bank Of America Merrill Lynch - il 75 per cento del monte sofferenze era attribuibile alle imprese non finanziarie, ed il 18 per cento ai sottoscrittori di mutui immobiliari. Fino al 2008 le due tendenze avevano invece la stessa ampiezza percentuale, metà alle aziende e metà alle famiglie. La recessione ha avuto ampiezza mondiale: nessuno è stato risparmiato, e le banche sono state tra le più esposte. In Italia il governo sta provando a ridurne gli effetti con provvedimenti ad hoc, come ad esempio la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze. Vedremo se funzionerà. Ma il paese sconta anche il peso anomalo della lunghezza delle procedure giudiziarie di fallimento e riscossione, che di fatto mettono chinque abbia un credito da riscutere in mano a tribunali e debitori. In tutte le classifiche internazionali l'Italia è nella peggiore posizione. Nel nostro paese la lunghezza media di un processo civile è di 1.210 giorni. In Norvegia ne bastano 280, in Lussemburgo 321, in Francia 331, in Germania 394. Persino Portogallo e Grecia fanno meglio di noi, chiudendo le cause mediamente in 547 e 889 giorni. La lunghezza dei processi incide pesantemente sui costi che debbono essere sostenuti nelle vertenze giudiziarie. E anche qui l'Italia conquista la palma del peggior paese a livello internazionale. Il ricorrente nella aule giudiziarie di casa sacrifica il 29,9 per cento del valore della causa di recupero dei crediti. E' un salasso tre volte superiore a quello a carico dei ricorrenti di Lussemburgo e Norvegia (rispettivamente 9,7 e 9,9 per cento), il doppio di quello della Germania (14,4 per cento) e della Grecia (14,4 per cento) e di molto superiore a quello di Francia (17,4 per cento) e Spagna (17,7 per cento). Impietoso anche il confronto sotto l'aspetto degli adempimenti burocratici e giudiziari. Per chiudere una disputa commerciale in Italia servono 41 passaggi, contro i 30 della Germania, i 29 della Francia, i 28 del Regno Unito. Una recente indagine della Banca d'Italia ha messo in luce come il principale problema riscontrato nelle procedure fallimentari e di esecuzione immobiliare sia considerato all'unanimità il sovraccarico di lavoro degli uffici giudiziari. Difficile dare al crac Lehman la colpa anche di questo.