Economia

La ripresa può sperare negli investimenti

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Il clima economico internazionale è peggiorato nelle aspettative dei mercati finanziari e nell'ampiezza dei rischi che le stesse istituzioni internazionali prospettano. Non così i dati acquisiti per l'economia italiana nel corso del primo trimestre: l'effetto di rimbalzo (in parte statistico) della produzione industriale dovrebbe avere agito in direzione opposta all'effetto esercitato sul quarto del 2015, in presenza di una domanda che ha continuato a crescere, complici le rassicurazioni di Draghi sull'intenzione della politica monetaria di fare tutto il possibile per evitare la trappola della deflazione e per fugare l'incertezza che stava montando e si stava manifestando nell'ampia volatilità dei mercati finanziari. A un quarto trimestre "eccessivamente" cattivo è dunque seguito un primo che risulterà "eccessivamente" buono... ma qual è la crescita che si può prefigurare nel prosieguo dell'anno, al netto degli "eccessi"?

Tutti i principali previsori stanno rivedendo verso il basso le stime per l'anno in corso, anche il Mef l'ha fatto. Dove si fermerà questa revisione? Sul traino della domanda estera si potrà ancora contare, ma ne è aumentata l'alea. Va riconosciuto che nel corso del 2015, nonostante il suo indebolimento, il deprezzamento del cambio ha consentito un aumento delle esportazioni che si è accompagnato a un ampliamento delle quote sul commercio mondiale, valutate a prezzi costanti. Giudizio positivo che si stempera sia se si considerano gli altri grandi Paesi dell'UEM, che hanno visto anch'essi un recupero di quote e in una misura maggiore rispetto all'Italia, sia se si misurano le quote a prezzi correnti, che invece vedrebbero una prosecuzione del trend di peggioramento della nostra posizione sui mercati esteri. Nulla di nuovo, si potrebbe dire: è una performance che si inserisce in un quadro di difficoltà pregresse delle esportazioni italiane, che hanno trovato conferma nella lentezza a recuperare i livelli pre-crisi, raggiunti solo all'inizio del 2015, a fronte delle esportazioni tedesche, francesi e spagnole, che questi livelli li hanno superati da tempo e ne sono, adesso, ben più alte (+20% circa).

L'ottimismo si ridimensiona ulteriormente se si considera che, in prospettiva, il tasso di cambio effettivo dell'euro tenderà ad apprezzarsi, limitando i guadagni di competitività di prezzo, e la domanda globale verosimilmente rimarrà ancora debole nel corso di quest'anno e del prossimo. È dunque soprattutto sulla domanda interna che si dovrà contare. L'ulteriore riduzione del prezzo del petrolio, dai 53 dollari al barile medi del 2015 ai 39 previsti per il 2016, rappresenta ancora per quest'anno un elemento positivo, perché riduce i costi per le imprese e aumenta il potere d'acquisto delle famiglie: Prometeia stima che esso equivalga a ulteriori 7.5 e 4.5 miliardi rispettivamente di maggiore reddito e di minori costi.

Tuttavia, le condizioni in cui si sta manifestando questa riduzione, con la percezione di fragilità dello scenario mondiale che esso restituisce e con gli effetti perversi sui tassi di interesse reale, insinuano dubbi su questi possibili effetti. Pur non trascurando tale rischio, la riduzione del prezzo dell'energia, associata a quella dei tassi di interesse sui prestiti, sta sostenendo un robusto ciclo di acquisto di beni durevoli, e non solo in Italia. Benché i consumi in beni durevoli rappresentino solo dal 4 al 6% del PIL, essi hanno contribuito per circa un quinto alla crescita in Germania, Francia, Spagna, per la metà in Italia. È in parte un fenomeno fisiologico: come noto, la spesa delle famiglie in beni durevoli può essere più facilmente posposta in tempi di difficoltà economiche ed è quanto è avvenuto durante la recente fase recessiva, così che ora la vita media (e dunque il grado di obsolescenza) dello stock di auto ed elettrodomestici delle famiglie italiane è molto elevata.

Ciò, assieme a condizioni espansive nell'erogazione del credito alle famiglie, consentirà la prosecuzione di un ciclo di rinnovo almeno per tutto l'anno in corso, sostenendo la crescita dei consumi. Tuttavia, la tenuta della ripresa dipenderà in misura significativa dalla possibilità che si avvii un ciclo degli investimenti allargato a tutte le componenti dei beni strumentali, tanto più urgente dopo le drammatiche cadute degli ultimi otto anni che hanno ridotto, secondo alcune stime, la nostra capacità produttiva in una misura che va dall'11% al 17%. Nell'anno in corso ciò sarà favorito dagli incentivi fiscali previsti dalla legge di stabilità (maxi- ammortamento), da prospettive di domanda che, nonostante i rischi, si andranno via via consolidando, da un ulteriore miglioramento nell'accesso al credito. La revisione al ribasso delle stime di crescita della nostra economia per l'anno in corso dovrebbe quindi non andare oltre l'1.2 per cento del Def dall'1.6 precedente e l'1.0 per cento di Prometeia e Ocse dall'1.2. Non va trascurato, tuttavia, che l'aumentata alea di cui si diceva trova in corso d'anno scadenze precise, in corrispondenza delle quali eventuali esiti negativi potrebbero peggiorare la fiducia degli operatori: il referendum inglese a fine giugno e le tappe previste sul percorso di rifinanziamento del debito greco e dei primi rimborsi dei prestiti passati tra maggio e luglio, come pure i diversi appuntamenti per gli elettori italiani a cominciare dal prossimo week-end per terminare a ottobre.