Economia

La stalla e i buoi in banca a Vicenza

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Il proverbio che vuole per tradizione le porte della stalla chiuse e i buoi scappati non si applica alla Popolare di Vicenza. Le porte sono chiuse, i buoi ancora dentro. E quasi tutti incolumi. La disastrata banca veneta, un tempo presunto fiore all'occhiello del sistema creditizio italiano con numeri che la volevano addirittura ai primi posti nella graduatoria delle banche nazionali - ha subìto solo in parte la decapitazione della sua struttura di vertice, quella che l'ha portata nelle condizioni economiche attuali. Le vittime eccellenti sono state Gianni Zonin, il presidente, e Samuele Sorato, il direttore generale. Nei loro confronti, e nei confronti di altri 4 componenti del cda e del collegio sindacale, la Consob ha avviato la scorsa settimana provvedimenti sanzionatori. Non si sa a cosa potranno portare.

Zonin, sparito da Vicenza e dato per impegnato in affari in Sudafrica, ha già provveduto ad alleggerirsi di gran parte delle sue proprietà, trasferendo il possesso di molti immobili alla sua cerchia familiare. Sorato aspetta l'evolversi della situazione ma per il momento l'ex direttore generale contempla sereno i quasi tre milioni di buonuscita concessigli dal cda. Già, il consiglio di amministrazione. Pur dando per scontato che la personalità di Zonin, storico padre-padrone della Popolare, e l'attivismo del dinamico Sorato abbiano avuto un peso predominante nelle scellerate decisioni prese nel corso degli anni a sfavore dei soci della banca, non si può non chiedersi come sia possibile che molti uomini che condividevano il compito di amministrare l'istituto siano ancora al loro posto.

Nel 2013 il cda era composto da 17 membri; adesso sono 18. Dieci di questi c'erano anche nel 2013. E proprio nel bilancio 2013 si legge: "L'operazione di aumento di capitale e contestuale emissione di obbligazioni convertibili si è conclusa con pieno successo, registrando un numero di richieste superiore all'offerta, a tangibile testimonianza della fiducia dimostrata nelle potenzialità attuali e prospettiche del gruppo". Il tutto era finalizzato a "proseguire la fondamentale azione di sostegno alle famiglie e alle imprese". Come, lo si è visto. Ironia della sorte era previsto anche un premio fedeltà per coloro che avessero mantenuto i titoli per almeno 24 mesi, una gratuita ogni 5 possedute. Possono averle, ai valori attuali rappresentano poco più di niente. Per cui suona quasi come una beffa il fatto che il neo consigliere delegato Francesco Iorio abbia sostenuto che il nuovo cda sia "pronto ad azioni di responsabilità rispetto al passato". Non sarà difficile: basterà avere il coraggio di chiedere i danni a se stessi.