Il segretario dell’Anm Piercamillo Davigo che denuncia: i politici non hanno smesso di rubare, ma hanno smesso di vergognarsi. La cronaca delle scorse settimane, che racconta di amministratori locali rimasti impigliati in appalti o nomine sospette. L’indice di percezione della corruzione compilato da Transparency International, che evidenzia come nelle classifiche l’Italia sia segnalata tra i paesi peggiori, seconda in Europa solo alla Bulgaria. Il quadro non è consolante. Ma cos’è la corruzione? Illuminante al proposito un recente studio del Fondo Monetario Internazionale che stima in una cifra oscillante tra i 1.500 e 2.000 miliardi l’anno il costo degli episodi di corruttela, con un impatto di circa il 2 per cento sul Pil mondiale. La corruzione però non è solo il vantaggio personale di pubblici ufficiali che condizionano appalti. Quelle sono briciole. Il grosso è – denuncia l’Fmi - il crescente potere di una rete “che coinvolge gli affari e i governi, e che ha come risultato finale la privatizzazione delle politiche pubbliche”. Quindi incide sulle “politiche di inclusione sociale in molte aree ed esercita effetti nefasti in settori chiave dello sviluppo economico, tra cui la stabilità finanziaria”.
La ricetta per fermare questo declino, a giudizio del Fondo Monetario, è cogente: “Efficacia delle leggi, riforme economiche contro l’eccesso di regole, trasparenza”. L’Italia qualche passo in questa direzione lo sta facendo. Su qualche altro fronte, come il latitante disegno di legge sulla concorrenza, zoppica. E dove proprio inciampa è sulle norme che dovrebbero tutelare i risparmiatori e gli investitori . A proposito di trasparenza illuminante quanto affermato dalla Consob la scorsa settimana nell’annuale appuntamento pubblico della commissione. Prima si è sostenuto che “i prospetti dei bond subordinati delle banche in risoluzione sono stati redatti nel rispetto delle regole di trasparenza e hanno dato massima evidenza ai fattori di rischio”. Poi si è ammesso che il prospetto rimane un documento “troppo lungo e complesso per poter essere letto e pienamente compreso dal risparmiatore”. Insomma la trasparenza è diventata buio fitto. La sensazione è che le centinaia di pagine che compongono un prospetto informativo servano quindi a contemplare tutte le fattispecie possibili in un contratto di investimento, di modo che chi lo propone sia difeso dalle contestazioni. Che l’investitore lo capisca o meno non importa a nessuno, è il sistema che deve autoproteggersi. Anche questa è una violazione di quella trasparenza che l’Fmi ritiene necessaria. Ora la Consob annuncia consultazioni, riforme e semplificazioni. Speriamo che le faccia presto, nell’interesse di chi ha l’obbligo di tutelare. Magari ripristinando quegli scenari probabilistici che troppo presto sono stati messi in cantina. E ascoltando, nelle consultazioni annunciate, non solo quelle lobby che difendono i signori del denaro.
La ricetta per fermare questo declino, a giudizio del Fondo Monetario, è cogente: “Efficacia delle leggi, riforme economiche contro l’eccesso di regole, trasparenza”. L’Italia qualche passo in questa direzione lo sta facendo. Su qualche altro fronte, come il latitante disegno di legge sulla concorrenza, zoppica. E dove proprio inciampa è sulle norme che dovrebbero tutelare i risparmiatori e gli investitori . A proposito di trasparenza illuminante quanto affermato dalla Consob la scorsa settimana nell’annuale appuntamento pubblico della commissione. Prima si è sostenuto che “i prospetti dei bond subordinati delle banche in risoluzione sono stati redatti nel rispetto delle regole di trasparenza e hanno dato massima evidenza ai fattori di rischio”. Poi si è ammesso che il prospetto rimane un documento “troppo lungo e complesso per poter essere letto e pienamente compreso dal risparmiatore”. Insomma la trasparenza è diventata buio fitto. La sensazione è che le centinaia di pagine che compongono un prospetto informativo servano quindi a contemplare tutte le fattispecie possibili in un contratto di investimento, di modo che chi lo propone sia difeso dalle contestazioni. Che l’investitore lo capisca o meno non importa a nessuno, è il sistema che deve autoproteggersi. Anche questa è una violazione di quella trasparenza che l’Fmi ritiene necessaria. Ora la Consob annuncia consultazioni, riforme e semplificazioni. Speriamo che le faccia presto, nell’interesse di chi ha l’obbligo di tutelare. Magari ripristinando quegli scenari probabilistici che troppo presto sono stati messi in cantina. E ascoltando, nelle consultazioni annunciate, non solo quelle lobby che difendono i signori del denaro.