Il coro è unanime. Il classico modello italiano raccontato dallo slogan "piccolo è bello" non funziona più. Lo ha ribadito il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia: l'azienda del futuro richiede dimensioni adeguate - ha detto nella sua prima relazione all'assemblea degli imprenditori italiani - e crescere "deve diventare la nostra ossessione". Lo ha ribadito il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, nelle sue considerazioni finali: l'alta incidenza di aziende di piccola dimensione in Italia resta un elemento di debolezza - ha spiegato - perché le imprese italiane sono mediamente pi ù piccole di quelle dei paesi concorrenti e hanno maggiori difficoltà ad espandersi.
La soluzione? "Vanno favoriti - ha detto - l'avvio di iniziative imprenditoriali innovative e il loro sviluppo nelle prime fasi di vita". Tutti d'accordo quindi nell'impegnarsi a cambiare il modello Italia. Manca però un piccolo particolare. Chi favorisce l'avvio delle iniziative e le sostiene nei primi anni di vita? Negli anni passati il compito era attribuito al sistema bancario. Ma da parecchio tempo questo non avviene più. Un recente rapporto di Kpmg ha rivelato che tra dicembre 2011 e febbraio 2016 il credito alle imprese si è ridotto complessivamente di 112 miliardi, con un taglio complessivo dell'11 per cento. Ancora più pesante la sforbiciata per le imprese artigiane, che hanno visto contrarsi i finanziamenti del 20 per cento, con uno stock che è crollato da 55,6 a 44,8 miliardi.
La Banca d'Italia ha rilevato che il fenomeno della contrazione dei prestiti sembra essersi arrestato, ma senza dubbio aver staccato la corrente per così tanto tempo ha prodotto dei guai che non sarà facile risanare. Al di fuori delle banche rimane una seconda strada, che è quella di andare direttamente sul mercato e raccogliere capitale di rischio. Difficile farlo. E dalla Bce non possono arrivare aiuti diretti. Recentemente Francoforte ha deciso di dare il via al programma di acquisto di corporate bond nell'ambito del Quantitative Easing. La mossa di Draghi ha però un limite dimensionale: i bond non bancari devono avere un investment grade adeguato.
Non sono quindi diretti alle nuove imprese ma a quelle già esistenti e di assoluta solidità. Il nuovo bazooka messo in campo dall'Eurotower pertanto spiegherà la sua azione sulle utilities, sui trasporti, sull'energia e sui settori base dell'industria; tutte dovranno avere però un rating adeguato. Ancora una volta pertanto le piccole imprese dovranno avere come interlocutore principale il sistema creditizio. Il quale, secondo le analisi di Kpmg, ha anche fatto due conti e stabilito che la convenienza nell'erogazione del credito scatta per importi superiori ai 30 mila euro. Al di sotto meglio non muoversi, il margine di contribuzione è negativo. Piccolo insomma resta piccolo. Con la beffa che tutti ora spiegano che non è più nemmeno bello.
La soluzione? "Vanno favoriti - ha detto - l'avvio di iniziative imprenditoriali innovative e il loro sviluppo nelle prime fasi di vita". Tutti d'accordo quindi nell'impegnarsi a cambiare il modello Italia. Manca però un piccolo particolare. Chi favorisce l'avvio delle iniziative e le sostiene nei primi anni di vita? Negli anni passati il compito era attribuito al sistema bancario. Ma da parecchio tempo questo non avviene più. Un recente rapporto di Kpmg ha rivelato che tra dicembre 2011 e febbraio 2016 il credito alle imprese si è ridotto complessivamente di 112 miliardi, con un taglio complessivo dell'11 per cento. Ancora più pesante la sforbiciata per le imprese artigiane, che hanno visto contrarsi i finanziamenti del 20 per cento, con uno stock che è crollato da 55,6 a 44,8 miliardi.
La Banca d'Italia ha rilevato che il fenomeno della contrazione dei prestiti sembra essersi arrestato, ma senza dubbio aver staccato la corrente per così tanto tempo ha prodotto dei guai che non sarà facile risanare. Al di fuori delle banche rimane una seconda strada, che è quella di andare direttamente sul mercato e raccogliere capitale di rischio. Difficile farlo. E dalla Bce non possono arrivare aiuti diretti. Recentemente Francoforte ha deciso di dare il via al programma di acquisto di corporate bond nell'ambito del Quantitative Easing. La mossa di Draghi ha però un limite dimensionale: i bond non bancari devono avere un investment grade adeguato.
Non sono quindi diretti alle nuove imprese ma a quelle già esistenti e di assoluta solidità. Il nuovo bazooka messo in campo dall'Eurotower pertanto spiegherà la sua azione sulle utilities, sui trasporti, sull'energia e sui settori base dell'industria; tutte dovranno avere però un rating adeguato. Ancora una volta pertanto le piccole imprese dovranno avere come interlocutore principale il sistema creditizio. Il quale, secondo le analisi di Kpmg, ha anche fatto due conti e stabilito che la convenienza nell'erogazione del credito scatta per importi superiori ai 30 mila euro. Al di sotto meglio non muoversi, il margine di contribuzione è negativo. Piccolo insomma resta piccolo. Con la beffa che tutti ora spiegano che non è più nemmeno bello.