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Il codice grillino e quello del mercato

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Non sono solo i romani a guardare con sorpresa e preoccupazione le contorsioni politiche e organizzative del loro comune guidato dalla sindaca Virginia Raggi. Un faro lo hanno acceso anche i mercati, perché il Campidoglio oltre ad essere un laboratorio per le aspirazioni nazionali del movimento 5Stelle è anche azionista di maggioranza di Acea. Che è tra le maggiori multiutility italiane ed è quotata in Borsa, dove raccoglie denaro di investitori istituzionali e risparmiatori, italiani ed esteri. Tra Acea e il nuovo corso del comune da subito non c’è stato buon sangue. Prima, in campagna elettorale, Virginia Raggi ha annunciato che intendeva cacciare tutto il management. Dichiarazione a freddo che ha scosso il titolo facendolo precipitare del 7 per cento in una sola giornata. Poi sempre la sindaca ha lanciato la campagna dell’acqua: immorale fare soldi con il servizio idrico, era la tesi, accompagnata dall’obiettivo di bloccare subito gli aumenti delle tariffe e dal corollario di un ritiro della quotazione dal listino di Piazza Affari.

Altra scossa di nervi sulle piazze finanziarie, che intanto facevano i conti: il delisting sarebbe costato al Comune fino a 4 miliardi. Poi la gaffe sulle nomine interne, con l’accusa al cda– rivolta dalla pagina Facebook della sindaca – di aver maliziosamente proceduto a promozioni tre giorni prima del ballottaggio. Si trattava in realtà di provvedimenti amministrativi temporanei di sostituzione. I tempi più recenti sono stati invece contrassegnati dal balletto delle deleghe assegnate per il controllo e la gestione delle partecipate.

Al netto delle ulteriori possibili capriole, il potere era stato conferito prima a Marcello Minenna, dirigente Consob. Ma Minenna se ne va, in polemica per l’allontanamento del capo di gabinetto Carla Raineri; e lo seguono il direttore generale dell’Atac e l’amministratore delegato dell’Ama. Il pallino a questo punto sembra poter passare al’assessore designato Raffaele De Dominicis; invece la sindaca sceglie Raffaele Marra, vicecapo di Gabinetto. Ha breve durata. Per spegnere il fuoco delle polemiche si decide di destinarlo ad altro incarico. Ma a beneficiarne non sarà De Dominicis. Perché dopo averlo scelto e averne cantato le lodi si scopre che non ha i requisiti etici per l’incarico previsti dal codice 5Stelle: l’incarico è revocato. Così i manager e gli azionisti di minoranza di Acea attendono di sapere chi sarà il loro interlocutore, e gli analisti diffondono report in cui consigliano prudenza agli investitori, visto che in Borsa da inizio anno la spa ha perso il 16 per cento del suo valore, mentre Enel ha guadagnato il 6 e Hera il 2. Bisognerà che qualcuno si ricordi che Acea sarà pure un’azienda con sede a Roma, ma sui mercati ha la bandiera italiana. Ed il passato insegna che con quella bandiera addosso non si può scherzare troppo.