Se il Mise reclamizza l'ingegnere in saldo
Fabio Bogo, di FABIO BOGO
L'università di Padova, nei giorni scorsi, ha dato una concreta lezione di come le istituzioni italiane possano impegnarsi per frenare la fuga dei cervelli italiani e riportare a casa eccellenze intellettuali. Il Mise, nello stesso tempo, ha dato involontariamente una lezione diversa di fronte al fenomeno crescente - dei professionisti qualificati che vanno all'estero.
Le storie. A Padova il rettore Rosario Rizzuto ha deciso di riprendere con chiamata diretta 20 tra fisici, antropologi, storici e psicologi che si erano laureati in Italia e che avevano lasciato il paese anni addietro per assenza di prospettive di occupazione. A loro ha assegnato 20 cattedre dell'ateneo patavino; rappresentano solo l'1 per cento del totale delle cattedre, ma è un significativo tentativo di valorizzare l'eccellenza italiana. Alcuni di loro sono vincitori di fondi attribuiti dall'European Research Council. Cosa che elimina i sospetti di favoritismo o nepotismo, una d…
Le storie. A Padova il rettore Rosario Rizzuto ha deciso di riprendere con chiamata diretta 20 tra fisici, antropologi, storici e psicologi che si erano laureati in Italia e che avevano lasciato il paese anni addietro per assenza di prospettive di occupazione. A loro ha assegnato 20 cattedre dell'ateneo patavino; rappresentano solo l'1 per cento del totale delle cattedre, ma è un significativo tentativo di valorizzare l'eccellenza italiana. Alcuni di loro sono vincitori di fondi attribuiti dall'European Research Council. Cosa che elimina i sospetti di favoritismo o nepotismo, una d…
L'università di Padova, nei giorni scorsi, ha dato una concreta lezione di come le istituzioni italiane possano impegnarsi per frenare la fuga dei cervelli italiani e riportare a casa eccellenze intellettuali. Il Mise, nello stesso tempo, ha dato involontariamente una lezione diversa di fronte al fenomeno crescente - dei professionisti qualificati che vanno all'estero.
Le storie. A Padova il rettore Rosario Rizzuto ha deciso di riprendere con chiamata diretta 20 tra fisici, antropologi, storici e psicologi che si erano laureati in Italia e che avevano lasciato il paese anni addietro per assenza di prospettive di occupazione. A loro ha assegnato 20 cattedre dell'ateneo patavino; rappresentano solo l'1 per cento del totale delle cattedre, ma è un significativo tentativo di valorizzare l'eccellenza italiana. Alcuni di loro sono vincitori di fondi attribuiti dall'European Research Council. Cosa che elimina i sospetti di favoritismo o nepotismo, una delle cause, secondo la recente accusa di Raffaele Cantone, presidente dell'autorità nazionale anticorruzione, che demotivano i giovani professionisti e li mandano a cercare opportunità in un paese dove le cattedre e la ricerca universitaria non siano oggetto di scambio di favori tra "baroni". Il governo, prodigo di iniziative legate a bonus di dubbio successo, dovrebbe pensare di incentivare l'iniziativa padovana e sostenere le università che riportano a casa ricercatori e professori.
A Roma invece con un volantino il Ministero per lo sviluppo economico cerca di invogliare le imprese straniere ad investire in Italia. Come? Ricordando loro che il salario medio di un ingegnere italiano è di circa 38.500 euro contro i 48.500 di un suo collega europeo. Insomma, assumetelo: tra l'altro, vi costa meno....Probabilmente l'idea è ispirata dalla volontà di incidere sul trend della disoccupazione intellettuale. Ma, a giudicare dalla proteste che ha suscitato nell'ambiente dei giovani laureati e dei precari, ha sbagliato bersaglio. In primo luogo perché, conti alla mano, l'ingegnere italiano guadagna sì meno, ma perché è più elevato il costo del lavoro rispetto a quello in vigore all'estero. I 10mila euro di differenza pesano sul salario dell'ingegnere, ma non li avverte l'impresa che lo assume, che spende quanto fuori confine. Poi l'appello rischia di trasformarsi in un autogol. Perché da anni si parla di ridurre il carico fiscale sul lavoro; ma ben poco si è fatto per renderlo efficace e stabile. Non ci crede quasi più nessuno. E allora l'appello del Mise sembra, se letto al contrario, un suadente consiglio "all'ingegnere in saldo": se vuoi guadagnare di più fai le valigie. Un'occasione persa.
Le storie. A Padova il rettore Rosario Rizzuto ha deciso di riprendere con chiamata diretta 20 tra fisici, antropologi, storici e psicologi che si erano laureati in Italia e che avevano lasciato il paese anni addietro per assenza di prospettive di occupazione. A loro ha assegnato 20 cattedre dell'ateneo patavino; rappresentano solo l'1 per cento del totale delle cattedre, ma è un significativo tentativo di valorizzare l'eccellenza italiana. Alcuni di loro sono vincitori di fondi attribuiti dall'European Research Council. Cosa che elimina i sospetti di favoritismo o nepotismo, una delle cause, secondo la recente accusa di Raffaele Cantone, presidente dell'autorità nazionale anticorruzione, che demotivano i giovani professionisti e li mandano a cercare opportunità in un paese dove le cattedre e la ricerca universitaria non siano oggetto di scambio di favori tra "baroni". Il governo, prodigo di iniziative legate a bonus di dubbio successo, dovrebbe pensare di incentivare l'iniziativa padovana e sostenere le università che riportano a casa ricercatori e professori.
A Roma invece con un volantino il Ministero per lo sviluppo economico cerca di invogliare le imprese straniere ad investire in Italia. Come? Ricordando loro che il salario medio di un ingegnere italiano è di circa 38.500 euro contro i 48.500 di un suo collega europeo. Insomma, assumetelo: tra l'altro, vi costa meno....Probabilmente l'idea è ispirata dalla volontà di incidere sul trend della disoccupazione intellettuale. Ma, a giudicare dalla proteste che ha suscitato nell'ambiente dei giovani laureati e dei precari, ha sbagliato bersaglio. In primo luogo perché, conti alla mano, l'ingegnere italiano guadagna sì meno, ma perché è più elevato il costo del lavoro rispetto a quello in vigore all'estero. I 10mila euro di differenza pesano sul salario dell'ingegnere, ma non li avverte l'impresa che lo assume, che spende quanto fuori confine. Poi l'appello rischia di trasformarsi in un autogol. Perché da anni si parla di ridurre il carico fiscale sul lavoro; ma ben poco si è fatto per renderlo efficace e stabile. Non ci crede quasi più nessuno. E allora l'appello del Mise sembra, se letto al contrario, un suadente consiglio "all'ingegnere in saldo": se vuoi guadagnare di più fai le valigie. Un'occasione persa.