È arrivata quasi in zona Cesarini a varare la trasformazione in spa (l'assemblea straordinaria è fissata per il 26 novembre; il termine ultimo è, per tutte, fine anno) e forse non è nemmeno il momento migliore, appena prima del referendum. "Gli investitori vanno in cerca della stabilità, ma oggi la situazione dei mercati è molto volatile ", spiega Alessandro Vandelli, amministratore delegato di Bper, sesta banca del paese per quota di mercato, oltre mille sportelli, e al primo posto per utili netti cumulati della capogruppo nel periodo 2009-2015. Ma ancora "single" in cerca di aggregazioni (anche se gli ammiccamenti con il Credito valtellinese restano di attualità).
Come vede in futuro la governance della banca?
"Ci aspettiamo che si possa costituire dentro la compagine azionaria una base solida con alcuni gruppi omogenei tra loro. Qualcosa si sta muovendo, oggi alla vigilia dell'appuntamento con la trasformazione in spa la banca può già contare su un nucleo di azionisti stabili intorno al 15 per cento. Ci piacerebbe arrivare al 20-25 per cento".
Chi sono i soci stabili di Bper?
"Il primo nucleo è formato dalle famiglie tradizionalmente vicine alla banca, che si sono coagulate intorno all'associazione Bper Valori e Valore. Dovrebbe essere intorno al 7%. Poi c'è il mondo delle Fondazioni e quello più legato al mondo finanziario: ad esempio Unipol, che già detiene una quota a ridosso del 3%, con la quale abbiamo rapporti industriali consolidati, in Arca Vita, insieme alla Popolare di Sondrio".
Magari potreste prendervi Unipol Banca.
"Non è un tema sul tavolo, in questo momento".
Torniamo alle Fondazioni: una almeno, la Fondazione Banco di Sardegna, dovrebbe già avere intorno al 3% di Bper. Certo, se apportasse il 49% del Banco di Sardegna, di cui avete il 51%, prenderebbe una quota della banca superiore al 10%.
"Non è un progetto di attualità e sarebbe persino impossibile, visto che la futura spa avrà il tetto massimo di partecipazione azionaria al 5%, almeno fino a marzo. Però, rispetto ai valori attuali, credo che un incremento della quota sia un percorso che andremo a verificare. Penso che possa essere anche nel loro interesse incrementare il pacchetto, avendo in mano titoli quotati e diversificando i loro investimenti. Per ora siamo molto patrimonializzati, non abbiamo esigenze di fare concambi per rafforzare il capitale".
Tra l'altro le vostre partecipazioni in Sardegna sono state da poco riorganizzate.
"Sì, la Banca di Sassari ha ceduto la rete di sportelli al Banco di Sardegna e ora si è specializzata nel credito al consumo. È un ambito su cui stiamo investendo e in cui vogliamo crescere, così come stiamo puntando al risparmio gestito: è importante puntare ai flussi di ricavi".
Guardate ad altre Fondazioni nell'azionariato Bper?
"Nell'area ci sono altre istituzioni, penso ad esempio alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, alla Fondazione Manodori di Reggio Emilia e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna: molte di queste sono impegnate a valutare il prossimo aumento di capitale di Unicredit, ma nel tempo ritengo che siano soggetti che possano vedere in Bper una banca importante nella regione e quindi un soggetto su cui investire".
Assemblea a parte, il mercato si aspetta un'operazione di fusione: Bper ha fatto vari sondaggi ma senza successo. Qualcuno comincia a dire che siete troppo indecisi.
"Io credo che non bisogna essere ossessionati dalle fusioni, anche se per una banca le dimensioni sono importanti e lo saranno sempre di più. In astratto ci sono mille operazioni possibili ma in realtà molte di quelle realmente percorribili hanno contenuti di rischio elevati. Non siamo indecisi, ma siamo determinati a fare operazioni con interlocutori simili, insomma vogliamo muoverci solo se ci sono i presupposti".
Da Banca popolare di Milano al Creval, a Popolare Sondrio, a Veneto Banca in passato e all'Etruria, di partner potenziali ce ne sono stati davvero tanti.
"Con Bpm era una bellissima operazione ma ormai è acqua passata. Per quanto riguarda le banche della Valtellina, noi qualche messaggio lo abbiamo mandato, poi ognuno deve fare le proprie riflessioni. Ritengo che entro il 2017 un'operazione si avvierà e, del resto, credo che il prossimo anno sarà importante per tutte le prime dieci banche del paese. Speriamo di essere parte di questo processo".
Veneto Banca è ormai lettera morta?
"In passato avevano considerato la cosa e tuttora seguiamo con attenzione l'evoluzione della banca. Per passare all'interesse ci vogliono elementi concreti su cui ragionare. Bisogna vedere se si fonde con la Popolare di Vicenza, come procede la pulizia delle sofferenze, le eventuali necessità di nuovo capitale... Tutti aspetti che si chiariranno in futuro. Resta il fatto che il Veneto, la Lombardia e l'Emilia sono aree nel nostro Dna, regioni in cui ci piacerebbe crescere".
Cosa dirà ai suoi azionisti in assemblea?
"Presenterò una banca sana, con un coefficiente di patrimonializzazione ai vertici del sistema e con risultati economici di grande soddisfazione. Anche per questo mi aspetto un'assemblea tranquilla".
Come vede in futuro la governance della banca?
"Ci aspettiamo che si possa costituire dentro la compagine azionaria una base solida con alcuni gruppi omogenei tra loro. Qualcosa si sta muovendo, oggi alla vigilia dell'appuntamento con la trasformazione in spa la banca può già contare su un nucleo di azionisti stabili intorno al 15 per cento. Ci piacerebbe arrivare al 20-25 per cento".
Chi sono i soci stabili di Bper?
"Il primo nucleo è formato dalle famiglie tradizionalmente vicine alla banca, che si sono coagulate intorno all'associazione Bper Valori e Valore. Dovrebbe essere intorno al 7%. Poi c'è il mondo delle Fondazioni e quello più legato al mondo finanziario: ad esempio Unipol, che già detiene una quota a ridosso del 3%, con la quale abbiamo rapporti industriali consolidati, in Arca Vita, insieme alla Popolare di Sondrio".
Magari potreste prendervi Unipol Banca.
"Non è un tema sul tavolo, in questo momento".
Torniamo alle Fondazioni: una almeno, la Fondazione Banco di Sardegna, dovrebbe già avere intorno al 3% di Bper. Certo, se apportasse il 49% del Banco di Sardegna, di cui avete il 51%, prenderebbe una quota della banca superiore al 10%.
"Non è un progetto di attualità e sarebbe persino impossibile, visto che la futura spa avrà il tetto massimo di partecipazione azionaria al 5%, almeno fino a marzo. Però, rispetto ai valori attuali, credo che un incremento della quota sia un percorso che andremo a verificare. Penso che possa essere anche nel loro interesse incrementare il pacchetto, avendo in mano titoli quotati e diversificando i loro investimenti. Per ora siamo molto patrimonializzati, non abbiamo esigenze di fare concambi per rafforzare il capitale".
Tra l'altro le vostre partecipazioni in Sardegna sono state da poco riorganizzate.
"Sì, la Banca di Sassari ha ceduto la rete di sportelli al Banco di Sardegna e ora si è specializzata nel credito al consumo. È un ambito su cui stiamo investendo e in cui vogliamo crescere, così come stiamo puntando al risparmio gestito: è importante puntare ai flussi di ricavi".
Guardate ad altre Fondazioni nell'azionariato Bper?
"Nell'area ci sono altre istituzioni, penso ad esempio alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, alla Fondazione Manodori di Reggio Emilia e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna: molte di queste sono impegnate a valutare il prossimo aumento di capitale di Unicredit, ma nel tempo ritengo che siano soggetti che possano vedere in Bper una banca importante nella regione e quindi un soggetto su cui investire".
Assemblea a parte, il mercato si aspetta un'operazione di fusione: Bper ha fatto vari sondaggi ma senza successo. Qualcuno comincia a dire che siete troppo indecisi.
"Io credo che non bisogna essere ossessionati dalle fusioni, anche se per una banca le dimensioni sono importanti e lo saranno sempre di più. In astratto ci sono mille operazioni possibili ma in realtà molte di quelle realmente percorribili hanno contenuti di rischio elevati. Non siamo indecisi, ma siamo determinati a fare operazioni con interlocutori simili, insomma vogliamo muoverci solo se ci sono i presupposti".
Da Banca popolare di Milano al Creval, a Popolare Sondrio, a Veneto Banca in passato e all'Etruria, di partner potenziali ce ne sono stati davvero tanti.
"Con Bpm era una bellissima operazione ma ormai è acqua passata. Per quanto riguarda le banche della Valtellina, noi qualche messaggio lo abbiamo mandato, poi ognuno deve fare le proprie riflessioni. Ritengo che entro il 2017 un'operazione si avvierà e, del resto, credo che il prossimo anno sarà importante per tutte le prime dieci banche del paese. Speriamo di essere parte di questo processo".
Veneto Banca è ormai lettera morta?
"In passato avevano considerato la cosa e tuttora seguiamo con attenzione l'evoluzione della banca. Per passare all'interesse ci vogliono elementi concreti su cui ragionare. Bisogna vedere se si fonde con la Popolare di Vicenza, come procede la pulizia delle sofferenze, le eventuali necessità di nuovo capitale... Tutti aspetti che si chiariranno in futuro. Resta il fatto che il Veneto, la Lombardia e l'Emilia sono aree nel nostro Dna, regioni in cui ci piacerebbe crescere".
Cosa dirà ai suoi azionisti in assemblea?
"Presenterò una banca sana, con un coefficiente di patrimonializzazione ai vertici del sistema e con risultati economici di grande soddisfazione. Anche per questo mi aspetto un'assemblea tranquilla".