Gli operai cinesi vogliono lavorare per i gruppi Usa
Angelo Aquaro, di ANGELO AQUARO
La storia degli operai comunisti che insorgono contro lo Stato socialista che li libera dal giogo della multinazionale ricorda un po' quel vecchio adagio giornalistico: non è notizia il cane che morde l'uomo ma l'uomo che morde il cane. Peccato che nella Cina ormai seconda potenza economica del mondo gli uomini costretti a mordere il cane siano sempre di più. Adesso tocca appunto ai 500 operai di Chongqing dichiarare guerra al governo invece che al loro padrone: che porta il nome famosissimo di Coca-Cola. La multinazionale simbolo della globalizzazione yankee ha infatti deciso di affidare le operazioni di imbottigliamento a due società locali che già con la casa di Atlanta lavorano in franchising: una si chiama Cofco Corporation ed è proprietà di Stato. Non è una mossa inedita. Da McDonald's in giù sono tanti i grandi marchi che si affidano sempre più al franchising e al subappalto per le operazioni altrime…
La storia degli operai comunisti che insorgono contro lo Stato socialista che li libera dal giogo della multinazionale ricorda un po' quel vecchio adagio giornalistico: non è notizia il cane che morde l'uomo ma l'uomo che morde il cane. Peccato che nella Cina ormai seconda potenza economica del mondo gli uomini costretti a mordere il cane siano sempre di più. Adesso tocca appunto ai 500 operai di Chongqing dichiarare guerra al governo invece che al loro padrone: che porta il nome famosissimo di Coca-Cola. La multinazionale simbolo della globalizzazione yankee ha infatti deciso di affidare le operazioni di imbottigliamento a due società locali che già con la casa di Atlanta lavorano in franchising: una si chiama Cofco Corporation ed è proprietà di Stato. Non è una mossa inedita. Da McDonald's in giù sono tanti i grandi marchi che si affidano sempre più al franchising e al subappalto per le operazioni altrimenti più costose. Solo che poi a pagare sono i classici ultimi che almeno sulla carta nella Repubblica popolare dovrebbero essere i primi: o quantomeno quelli nel cui interesse qui ancora prospera - obbedendo al secondo dei 4 punti cardinali del compagno Deng Xiaoping - "la dittatura democratica del proletariato". Macché. Di fronte alla cessione del ramo di azienda gli operai di Chongqing hanno issato striscioni e cartelli: "Abbiamo lavorato duro per 10 anni e siamo stati svenduti in un attimo e in gran segreto: pretendiamo una compensazione". Cioè quantomeno il prepensionamento visto quello che è già successo ai lavoratori di un'altra fabbrica Cofco: licenziati in 200 dopo che un'azienda di cioccolato era passata di mano. Gli operai della Coca-Cola non sono soli. Qualche giorno fa anche i dipendenti di una fabbrica Sony hanno protestato per essere stati svenduti a un'azienda cinese. Alle prime manifestazioni si sono visti subito circondare dalla polizia. E dai servi dei nuovi padroni: firmate il contratto in cui promettete di non protestare più oppure tutti subito a casa. Sì, la storia degli operai comunisti che insorgono contro lo Stato socialista ricorda un po' quella dell'uomo che morde il cane. Peccato che hai a voglia a morderlo: a farsi del male quaggiù non è mai il cane.