Il car sharing cinese sfida Uber in Sudamerica
Angelo Aquaro, di ANGELO AQUARO
<p>La via cinese alla sharing economy può portare lontanissimo: fino al Brasile. Da Pechino a Rio de Janeiro c’è tutto un mondo intorno ma la distanza non è un problema per gli uomini di Didi. Il nome gentile non tragga in inganno: Didi è la compagnia di car sharing e noleggio con conducente più agguerrita del mondo. L’idea, come sempre, è venuta prima a qualcun altro, ma si sa che i cinesi a copiare sono così bravi che poi surclassano gli originali. Didi ha preso dunque l’idea di Uber, l’applicazione più odiata dai tassisti di tutto il pianeta, e l’ha portata in Cina. Certo, in Cina era anche sbarcata da tempo la stessa Uber. Ma dopo una dissanguante guerra di prezzi e investimenti, e con il piccolo aiuto di un soggetto chiamato governo, Didi alla fine l’ha avuta vinta: costringendo Uber a un’alleanza strategica che in realtà è stata una vera e propria resa. La sfida,…
<p>La via cinese alla sharing economy può portare lontanissimo: fino al Brasile. Da Pechino a Rio de Janeiro c’è tutto un mondo intorno ma la distanza non è un problema per gli uomini di Didi. Il nome gentile non tragga in inganno: Didi è la compagnia di car sharing e noleggio con conducente più agguerrita del mondo. L’idea, come sempre, è venuta prima a qualcun altro, ma si sa che i cinesi a copiare sono così bravi che poi surclassano gli originali. Didi ha preso dunque l’idea di Uber, l’applicazione più odiata dai tassisti di tutto il pianeta, e l’ha portata in Cina. Certo, in Cina era anche sbarcata da tempo la stessa Uber. Ma dopo una dissanguante guerra di prezzi e investimenti, e con il piccolo aiuto di un soggetto chiamato governo, Didi alla fine l’ha avuta vinta: costringendo Uber a un’alleanza strategica che in realtà è stata una vera e propria resa. La sfida, una volta conclusa la battaglia cinese, non è però finita. Ora Didi si è rivolta al resto del mondo in cerca di nuovi profitti. Applicando la stessa strategia che ha funzionato a Pechino con i rivali di Uber: pappandosi cioè gli avversari. Anche qui ufficialmente si definiscono alleanze, ma dietro si nascondono vere e proprie acquisizioni. Ha incominciato nel 2015 sposando in India i concorrenti di Ola. Dalle Filippine al resto del Sud Est Asiatico l’alleato servente si chiama Grab. Perfino nella patria di Uber, in America, i cinesi hanno giocato d’attacco: puntando tutto sugli avversari di Lyft. Il cerchio si chiude ora in Brasile. Dicono che il Sudamerica sia per noleggio e car sharing l’angolo più promettente. Prendete solo il Messico: è il terzo mercato mondiale. La presa del Brasile è dunque conquista fondamentale. Qui Uber è già prima con il 43% del mercato. Seconda è 99 Taxi: 33%. Il terzetto è chiuso da una app che si chiama Easy Taxi: 18%. E Didi che fa? Si butta sui secondi che presto, c’è da scommetterlo, diventeranno primi. “A differenza di Uber” chiosa il Global Times “l’espansione di Didi si basa sull’investimento strategico nei partner locali: con molti meno rischi”. La via cinese alla sharing economy può portare lontanissimo. Perché più che allo sharing, cioè a quello che i romani chiamavano “divide”, punta dritto alla seconda parte del comando latino: “Impera”. Travis Kalanick , Ceo di Uber: l’attacco di Didi ormai non è più solo in Cina </p>