Economia

Generali, il numero due Minali verso l'uscita

Sarà l'ulimo assestamento al vertice, dopo l'addio di Mario Greco all'inizio dello scorso anno e il passaggio del testimone a Philippe Donnet. Si tornerà probabilmente al modello gestionale precedente senza più la figura del direttore generale

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Il direttore generale delle Assicurazioni Generali Alberto Minali, numero due del gruppo, si avvia a lasciare Trieste. La decisione non è ancora stata formalizzata nè ci sono date ma la strada sembra segnata. Il dualismo al vertice tra l’amministratore delegato Philippe Donnet e il direttore generale ambedue con deleghe, che era stato ripristinato dopo l’uscita di Mario Greco all’inizio dello scorso anno, ha avuto vita breve. D’altra parte era stata una scelta legata più alle aspettative degli uomini che a esigenze organizzative. È l’ultimo assestamento di rilievo al vertice del gruppo in questa prima fase della gestione Donnet. “Avevamo un Cfo contento e ora abbiamo un direttore generale scontento”. È un consigliere di amministrazione delle Generali che parla di Alberto Minali, Cfo del gruppo con la gestione di Mario Greco, promosso direttore generale (conservando anche la carica di Group Cfo) nel marzo scorso contestualmente alla nomina di Philippe Donnet al ruolo di amministratore delegato. Quando Mario Greco all’inizio dello scorso anno lasciò la guida delle Generali per passare a quella della Zurich, i grandi azionisti di Trieste impiegarono qualche settimana prima di ufficializzare il nome del successore. La scelta cadde su Philippe Donnet che aveva condotto a termine con successo la ristrutturazione del gruppo in Italia.

In quelle settimane tuttavia, per la successione a Greco fu fatto anche il nome di Alberto Minali, dal 2012 alla guida della finanza di Trieste. Qualcuno in quelle settimane lasciò intendere che quel nome era effettivamente in gara quando invece il consenso si era ormai raccolto intorno al nome di Donnet. Fu questa la ragione per la quale fu ricreata la figura del direttore generale (con deleghe dal consiglio di amministrazione) separata da quella dell’amministratore delegato, tornando così al modello di governance che c’era quando l’amministratore delegato era Giovanni Perissinotto e direttore generale il potentissimo Raffaele Agrusti. Con Greco quel dualismo al vertice era stato cancellato e con Donnet è stato poi ripristinato ma più per ragioni legate alle aspettative delle persone coinvolte nel cambio della guardia che perché quel modello organizzativo fosse considerato più efficiente. Dopo qualche mese il nodo sta venendo al pettine. A Trieste la sensazione è che questo dualismo non sia destinato a durare a lungo e che la strada in quella direzione sia segnata. Non risulta che siano state prese decisioni formali né che siano state fissate date, ma il processo in qualche modo sembra essere avviato.

Non ci sono guerre in corso tra il numero uno e il numero due del gruppo, e il passaggio che si prospetta con l’uscita di Minali sembra essere più l’assestamento finale dopo il passaggio di consegne tra Greco e Donnet al vertice delle Generali che l’esito di uno scontro diretto tra due persone che peraltro si stimano e rispettano reciprocamente. Quando sarà fatto questo passaggio le Generali versione Donnet prenderanno la loro fisionomia definitiva, salvo qualche possibile ulteriore immissione manageriale nei prossimi mesi, all’interno però di una quadro di governance e distribuzione delle responsabilità che può essere considerato ormai consolidato. Da questo punto di vista le scelte più rilevanti di Donnet sono già diventate operative. A fine luglio aveva lasciato Trieste il Chief Operating Officer Carsten Schildknecht e dal primo settembre scorso la nuova funzione Global Business Lines & International, proposta dall’amministratore delegato e approvata dal consiglio di amministrazione nel maggio scorso, è stata affidata a Frédéric de Courtois, che come Donnet ha fatto tutta la sua carriera assicurativa nel gruppo francese Axa.

L’organizzazione di vertice del gruppo in Italia, di cui Philippe Donnet era rimasto country manager con Marco Sesana amministratore delegato, è stata definita in dicembre con Sesana che è diventato country manager oltre che amministratore delgato. Infine all’inizio di gennaio il chief investment officer Nikhil Srinivasan ha lasciato il gruppo ed è stato sostituito da Timothy Ryan, anche lui proveniente da Axa. Qualcuno ha letto l’arrivo di manager di prima linea da Axa come un primo assaggio di una colonizzazione futura da parte del gruppo francese. Tutto ovviamente può accadere, ma al momento le ragioni per le quali la scelta di Donnet per due caselle chiave è caduta su manager cresciuti in Axa sembra derivare più dalla conoscenza e dalla fiducia sviluppatasi in anni di lavoro insieme. Alla quale si aggiunge il non piccolo terremoto che sta avvenendo al vertice di Axa con la successione avvenuta lo scorso settembre del tedesco Thomas Buberl a Henri De Castries che aveva guidato il gruppo per 17 anni.

La decisione di de Castries era stata annunciata in primavera e quindi era attesa, una sorpresa per molti è stata invece la scelta del nuovo numero uno. In seguito al passaggio al vertice alcuni manager di Axa si sono resi disponibili a cambiare casacca e non è escluso che a Trieste possa arrivarne anche qualche altro. Non deve stupire troppo. Donnet era cresciuto in Axa ai tempi di Claude Bebear, che partendo da una piccola mutua aveva creato il colosso francese e lo aveva guidato per oltre vent’anni prima di cedere il volante a De Castries. Donnet aveva lasciato Axa nel 2007 per poi approdare in Generali nel 2013. Nel relativamente piccolo mondo delle grandi compagnie assicurative i passaggi sono abbastanza consueti. È accaduto anche a Trieste: negli ultimi mesi Jack Howell, Giovanni Giuliani ed Elena Rosa hanno lasciato le Generali per seguire Mario Greco alla Zurich, mentre Sergio Balbinot, che era stato amministratore delegato di Generali per l’estero insieme a Perissinotto e poi Chief Insurance Officer con Greco, nel 2014 è passato ad Allianz.