La seconda potenza economica del mondo è più potente della prima: quantomeno nella distribuzione del reddito. Che la nuova frontiera, oggi, sia qui, non è un segreto per nessuno. Progresso tecnologico, innovazione, infrastrutture: tutti gli indici parlano da tempo più cinese che americano. Da quando Donald Trump è salito alla Casa Bianca, poi, è sceso nel mondo anche un bel po’ di appeal per il sogno Usa. D’accordo: malgrado l’ormai famosissimo appello pro-global di Xi Jinping a Davos chissà quanto tempo dovrà ancora passare, se mai passerà, perché il China Dream possa trovare proseliti anche al di là della Grande Muraglia. E poi ci sarebbe quel problemino piccolo piccolo della diversa considerazione tra Oriente e Occidente del concetto di democrazia. E però, quando quel concetto si sostanzia, ecco spuntare l’ennesima sorpresa: la Cina, oggi, è più americana dell’America, almeno nella tradizionale concezione di terra delle opportunità.
Basta dare un’occhiata all’ennesimo indice che sulle opportunità economiche nei due paesi dice tantissimo: dimostrando che l’ineguaglianza è più forte in America che in Cina. Per carità: no che i due colossi facciano questa grande figura. La Cina è la terra dei miliardari facili mentre milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno. L’America è la terra famosa per quell’1% dei ricconi contro cui tuonò, per una brevissima stagione, il movimento di Occupy Wall Street. Prendiamo dunque proprio la quota-miliardari. Negli Usa l’1% ha portato a casa nel 2015 il 20% del reddito. In Cina lo stesso 1% ha portato a casa il 13. Andiamo adesso a vedere la situazione laggiù tra il popolo del 50%, quelli che guadagnano meno dei 10 dollari al giorno. In Cina la fetta dei guadagni dal 1978 a oggi si è assottigliata dal 27% al 15%. Negli Usa è passata dal 20% al 12%: 3 punti percentuali sotto la Cina. Lo studio è firmato dal National Bureau of Economic Research che sfoggia un panel di supereconomisti: compreso quel Thomas Picketty che le diseguaglianze del mondo contemporaneo le ha già vivisezionate in “Il Capitale”. Il best seller che guarda caso porta lo stesso titolo di un libro storicamente un po’ più noto: e che contribuì alla nascita di una nazione chiamata, appunto, Repubblica Popolare della Cina.
Basta dare un’occhiata all’ennesimo indice che sulle opportunità economiche nei due paesi dice tantissimo: dimostrando che l’ineguaglianza è più forte in America che in Cina. Per carità: no che i due colossi facciano questa grande figura. La Cina è la terra dei miliardari facili mentre milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno. L’America è la terra famosa per quell’1% dei ricconi contro cui tuonò, per una brevissima stagione, il movimento di Occupy Wall Street. Prendiamo dunque proprio la quota-miliardari. Negli Usa l’1% ha portato a casa nel 2015 il 20% del reddito. In Cina lo stesso 1% ha portato a casa il 13. Andiamo adesso a vedere la situazione laggiù tra il popolo del 50%, quelli che guadagnano meno dei 10 dollari al giorno. In Cina la fetta dei guadagni dal 1978 a oggi si è assottigliata dal 27% al 15%. Negli Usa è passata dal 20% al 12%: 3 punti percentuali sotto la Cina. Lo studio è firmato dal National Bureau of Economic Research che sfoggia un panel di supereconomisti: compreso quel Thomas Picketty che le diseguaglianze del mondo contemporaneo le ha già vivisezionate in “Il Capitale”. Il best seller che guarda caso porta lo stesso titolo di un libro storicamente un po’ più noto: e che contribuì alla nascita di una nazione chiamata, appunto, Repubblica Popolare della Cina.