L'ingegnere cinese che ha creato un impero tecnologico da quello che aveva imparato sotto il militare ha speso gli ultimi trent'anni per convincere il resto del mondo di due cose. Primo: la sua Huawei non ha nulla a che fare con l'esercito dal quale lui pure proviene. Secondo: la sua Huawei non è quel campione di "shanzhai", come si dice qui, di copiatura dei successi degli altri. Anzi. "Proteggere la proprietà intellettuale dovrebbe essere un obiettivo comune", ha sbandierato Ren Zhengfei in una rara intervista a "Forbes". "Senza originalità è impossibile sviluppare aziende solide". Infatti. Senza originalità sarà anche impossibile sviluppare un'azienda: ma costruire un campus sì.
L'ultima gaffe dell'inossidabile Mister Ren, 73 anni, l'uomo che con il solo 1,4% delle azioni riesce a controllare con militaresco piglio la proprietà diffusa della terza azienda di telefonini al mondo, si snoda per i chilometri del suo nuovissimo quartier generale laggiù a Shenzhen: la metropoli non per niente conosciuta in tutto il mondo come la capitale delle contraffazioni. Ma come - nota il Wall Street Journal - l'azienda che issa la bandiera dell'innovazione si chiude adesso in un campus dove i 12-edifici-12 non sono altro che delle pacchiane riproduzioni di Oxford, Verona o Bruges? Proprio così.
Mentre la Mela inaugura ad aprile l'Apple Park sognato da Steve Jobs a forma di futuristica astronave, Huawei non solo guarda al passato: lo clona. La compagnia ha provato ad abbozzare una risposta. L'architettura del campus, ha detto il portavoce, "riflette la natura globale di Huawei, oggi diffusa attraverso 140 paesi". Sarà. Ma forse Apple, Google, Facebook o Samsung si sono mai sognate di rappresentare la loro potenza global in questa sorta di mondo in miniatura? La verità è che nessun portavoce potrebbe mai sconfessare il padrone in persona. C'è lui, dicono, dietro a questo mostruoso disegno. È lui l'appassionato di architettura occidentale: al punto da aver fatto disegnare il laboratorio di ricerca sul modello della Casa Bianca americana. Ed è andata pure bene: già i suoi dipendenti lamentano orari da caserma, giù dalle brande (molti dormono in ufficio) alle 6.30. Non è già tanto che non abbia fatto clonare un bel Pentagono?
L'ultima gaffe dell'inossidabile Mister Ren, 73 anni, l'uomo che con il solo 1,4% delle azioni riesce a controllare con militaresco piglio la proprietà diffusa della terza azienda di telefonini al mondo, si snoda per i chilometri del suo nuovissimo quartier generale laggiù a Shenzhen: la metropoli non per niente conosciuta in tutto il mondo come la capitale delle contraffazioni. Ma come - nota il Wall Street Journal - l'azienda che issa la bandiera dell'innovazione si chiude adesso in un campus dove i 12-edifici-12 non sono altro che delle pacchiane riproduzioni di Oxford, Verona o Bruges? Proprio così.
Mentre la Mela inaugura ad aprile l'Apple Park sognato da Steve Jobs a forma di futuristica astronave, Huawei non solo guarda al passato: lo clona. La compagnia ha provato ad abbozzare una risposta. L'architettura del campus, ha detto il portavoce, "riflette la natura globale di Huawei, oggi diffusa attraverso 140 paesi". Sarà. Ma forse Apple, Google, Facebook o Samsung si sono mai sognate di rappresentare la loro potenza global in questa sorta di mondo in miniatura? La verità è che nessun portavoce potrebbe mai sconfessare il padrone in persona. C'è lui, dicono, dietro a questo mostruoso disegno. È lui l'appassionato di architettura occidentale: al punto da aver fatto disegnare il laboratorio di ricerca sul modello della Casa Bianca americana. Ed è andata pure bene: già i suoi dipendenti lamentano orari da caserma, giù dalle brande (molti dormono in ufficio) alle 6.30. Non è già tanto che non abbia fatto clonare un bel Pentagono?