Economia

Far East

Victoria's Secret: la rivoluzione arriva in guepiere

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Ob-La-Di, Ob-La-Da, la vita corre su un reggiseno: e se questo valeva per l’Occidente dei Beatles e degli anni del Boom, nel pieno dei formidabili Sessanta, perché non dovrebbe valere, oggi, per la Cina che guida l’Oriente nel nuovo millennio del suo personalissimo boom? Il personale è politico, dicevano le femministe, e il personale femminino è diventato politicamente importante nell’Impero che ha deciso di trasferire il peso della sua crescita dalla produzione ai consumi. Quale regime meglio di quello cinese, d’altronde, che come ogni utopia rossa si ispira all’eguaglianza anche dei sessi, potrebbe meglio calzare l’ideale di un avvenire che si realizza, appunto, già nelle calze, a rete o meno? Per non parlare dell’esigenza, sentita dall’intera società, di non lasciare il proprio popolo, maschi o femmine, in mutande. Ecco dunque che nella Cina già ridotta dalla Rivoluzione culturale a un deserto di rigore e austerità spunta, e cresce, il fiore una volta proibito della lingerie.

Pechino si spoglia dell’ultimo tabù: e le vendite di reggiseni, mutandine e guepiere subiscono il più grande balzo in avanti di tutta l’economia made in China. Sono bastati cinque anni per raddoppiare le vendite da 9 a 17 miliardi e mezzo e l’intero mercato da 15,5 a 25,5 miliardi. Perfino il Global Times, che è il tabloid in inglese legato all’austero Quotidiano del Popolo, oggi dedica pagine su pagine al fenomeno, chiedendosi orgogliosamente se non saranno proprio le donne cinesi a salvare i conti calanti, fino al 20%, di Victoria’s Secret: che è forse il marchio che in tutto il mondo meglio rappresenta il settore, e dopo essere sbarcato quasi in segreto, come da denominazione, a Chengdu, visto il successo ha adesso sbandierato con una festa-evento l’apertura della mega sede di Shanghai. Anche così, d’altronde, quest’economia che una volta si basava sulla produzione potrà appunto svilupparsi, secondo il disegno del presidente Xi Jinping, nel segno dei consumi, che già oggi raggiungono il 64% del Pil: praticamente i livelli degli Usa, dove la spesa delle famiglie conta per poco più del 70%. Ob-La-Di, Ob-La-Da, la vita corre su un reggiseno. E figuriamoci se qui qualcuno, caso mai ce ne fosse bisogno, si farà poi scrupolo di ricorrere a qualche forma di push-up.