La lenta morte degli shopping mall nel paese che li aveva inventati. La rarefazione dei clienti nelle vie dei negozi di lusso. Sono due fenomeni americani conseguenze della diffusione del commercio online. Amazon e non solo. Giovani e non più giovani consumatori. Cominciammo dai libri, siamo alla frutta, letteralmente: anche i supermercati “bio” come Whole Foods annaspano per l’avanzata dei concorrenti digitali. La tecnologia può rivoluzionare la geografia urbana. Sta accadendo a gran velocità. I centri commerciali sono stati a lungo un simbolo potente del consumismo americano, hanno ridisegnato anche l’urbanistica delle periferie. Per decenni le famiglie-tipo negli Stati Uniti passavano un pezzo del loro weekend per il “viaggio della spesa”. Genitori e figli sul Suv, qualche miglio di percorso, e poi in un unico centro commerciale facevano provviste di ogni sorta, dagli alimentari ai vestiti, dal ferramenta al pieno di benzina. Lo shopping mall, per lo più costruito in un sobborgo residenziale, ben servito dalle superstrade e autostrade, concentrava catene della grande distribuzione come i generalisti Walmart o gli specialisti (dall’abbigliamento sportivo al giardinaggio, dall’elettronica… alle armi). Oggi i centri commerciali non resistono ai colpi del commercio online. Si moltiplicano i fallimenti: vuoi delle catene di grande distrubizione, vuoi dei gruppi immobiliari che possiedono le aree degli shopping mall. Alcuni centri commerciali sono città-fantasma. Il paesaggio americano cambia. Qualcosa di simile si nota all’estremità oppopsta, quella del lusso, per consumatori dei ceti medioalti. La Quinta Strada e la Madison Avenue di New York per qualche tempo riusciranno a mascherare il problema grazie ai turisti stranieri. Ma il cliente americano ha già rarefatto le sue visite ai negozi di lusso. Tutto si compra online, anche i capi firmati dagli stilisti italiani. La qualità della vita ne ricava qualche beneficio: eviti il traffico di Manhattan, tutto ti arriva a casa. Ma anche questo modifica il paesaggio urbano. Strade che un tempo erano animate grazie allo shopping – e di conseguenza anche i ristoranti, i bar situati nelle zone dello shopping – facevano la funzione dei “centri storici” italiani come luoghi d’incontro e vita sociale. Ora quelle zone assomigliano più alle vie dello shopping di Dubai.