Economia

Elusione fiscale: dai sette grandi si attende una soluzione

1 minuti di lettura
Il G7 mi interessa... fin da quando non si chiamava così. Cominciai da studente universitario. Mi ero iscritto alla Bocconi e l'economia internazionale era la mia passione. Ogni tanto facevo il pendolare Milano-Parigi e andavo a seguire i corsi seminariali che il grande politologo liberale Raymond Aron teneva all'Ecole Pratique (poi ribattezzata Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales). Fu Aron a costringermi a studiare i primi summit dove a metà anni '70 si sperimentava un embrione di governance globale.

Si tennero in Giamaica e a Rambouillet, all'inizio erano dei G5 senza Italia né Canada. Erano gli anni successivi al primo shock petrolifero, la crisi economica era grave, i Paesi industrializzati tentavano di trovare una risposta concertata. La leadership americana era debole, con Jimmy Carter, ma esercitava un ruolo di supplenza l'asse franco-tedesco con due statisti di rango come Helmut Schmidt e Valéry Giscard d'Estaing. Da allora non ho mai smesso di occuparmene. A metà anni '80 sbarcai nuovamente a Parigi, per rimanerci cinque anni come corrispondente del Sole-24 Ore, e nei primi giorni dal mio arrivo dovetti subito seguire il summit del Louvre che affrontò una formidabile turbolenza valutaria. Poi come corrispondente in Cina assistetti alla nascita delG20 come forum per includere le potenze emergenti.

Ora da corrispondente negli Stati Uniti accreditato alla Casa Bianca, dopo otto anni al seguito di Barack Obama seguirò Donald Trump nel suo primo G7: Taormina. È lì che si attendono decisioni da anni per il coordinamento delle politiche fiscali.

Una delle ragioni per cui la globalizzazione non ha mantenuto le promesse, è che le regole del gioco sono state disegnate a vantaggio delle multinazionali, dei loro azionisti, dei top manager. L'elusione fiscale legalizzata è uno dei massimi scandali del nostro tempo. Distorce l'economia di mercato, trasforma il capitalismo in un sistema di rapina, sottrae risorse enormi alla collettività che ne ha disperato bisogno per investire nell'istruzione, nei servizi sociali. Il conto lo paga il ceto medio, tartassato per compensare l'immenso ammanco di gettito creato dalle multinazionali che delocalizzano i profitti nei paradisi fiscali. È solo in sede G7 che si può trovare una soluzione: Trump va preso in parola, perché su questo terreno ha fatto promesse impegnative in campagna elettorale.