Le mosse della Bce e la selezione della specie
Fabio Bogo, di FABIO BOGO
Mario Draghi la scorsa settimana ha dato il via al conto alla rovescia. Probabilmente a giugno la Bce comincerà a modificare la sua politica monetaria, o quantomeno a calendarizzarla su tempi stretti, scegliendo tra le due opzioni a sua disposizione: rafforzare il "tapering" riducendo l'iniezione di denaro, oppure alzare i tassi di interesse, con effetto a cascata su tutto il mercato del debito sovrano.
Il cambiamento che si profila regala opportunità e rischi. L'aumento dei tassi di interesse, ad esempio, permetterà alle banche di aumentare la redditività generata dal settore dei prestiti, oggi schiacciato dalla politica decisa da Francoforte. Banca Intesa ha calcolato - ad esempio - che un aumento di 100 punti base equivalga ad alzare la redditività di 1,1 miliardi. La svolta, in teoria, potrebbe permettere agli istituti di avere più coraggio nel finanziare iniziative destinate a spingere la crescita. Dall'altro lato p…
Il cambiamento che si profila regala opportunità e rischi. L'aumento dei tassi di interesse, ad esempio, permetterà alle banche di aumentare la redditività generata dal settore dei prestiti, oggi schiacciato dalla politica decisa da Francoforte. Banca Intesa ha calcolato - ad esempio - che un aumento di 100 punti base equivalga ad alzare la redditività di 1,1 miliardi. La svolta, in teoria, potrebbe permettere agli istituti di avere più coraggio nel finanziare iniziative destinate a spingere la crescita. Dall'altro lato p…
Mario Draghi la scorsa settimana ha dato il via al conto alla rovescia. Probabilmente a giugno la Bce comincerà a modificare la sua politica monetaria, o quantomeno a calendarizzarla su tempi stretti, scegliendo tra le due opzioni a sua disposizione: rafforzare il "tapering" riducendo l'iniezione di denaro, oppure alzare i tassi di interesse, con effetto a cascata su tutto il mercato del debito sovrano.
Il cambiamento che si profila regala opportunità e rischi. L'aumento dei tassi di interesse, ad esempio, permetterà alle banche di aumentare la redditività generata dal settore dei prestiti, oggi schiacciato dalla politica decisa da Francoforte. Banca Intesa ha calcolato - ad esempio - che un aumento di 100 punti base equivalga ad alzare la redditività di 1,1 miliardi. La svolta, in teoria, potrebbe permettere agli istituti di avere più coraggio nel finanziare iniziative destinate a spingere la crescita. Dall'altro lato però le banche meno virtuose, quelle che hanno immagazzinato valanghe di titoli di Stato nei propri bilanci scegliendo politiche conservative e non accorciando la durata del portafoglio, si troveranno a fronteggiare un patrimonio svalutato, con riflessi rispetto ai severi parametri della vigilanza europea.
Sul fronte del credito, quindi, giugno potrebbe rappresentare l'inizio di un percorso lastricato di potenziali pericolose conseguenze. E soffrirà soprattutto chi non ha provveduto ad accelerare la gestione dei crediti incagliati o non rimborsabili. A fine aprile le sofferenze nette, in base alle rilevazioni dell'Abi, ammontavano a 77,2 miliardi di euro. Ma lo stesso accadrà per le imprese. Il nuovo vento di ripresa che si affaccia in Europa, spinto anche dal sopirsi delle fughe in avanti di alcuni populismi, non gonfierà tutte le vele: alcune anzi rischieranno di afflosciarsi. Gli ultimi dati di Cerved e Confindustria segnalano che sul fronte delle Pmi, che rappresentano il 10% del Pil italiano, si è arrestata l'emorragia di aziende: sono cresciute del 3,4% nel Nord-Ovest e dell'1,4% nel Nord-Est; e forte è stata, soprattutto nel triveneto, la spinta all'innovazione, con oltre 4mila startup iscritte nello speciale registro.
A questo pacchetto di imprese virtuose si aggiungono quelle che hanno deciso di coalizzare le forze: all'inizio di maggiosegnala Unioncamere - è stata superata la soglia di 3.500 contratti di rete attivati, e sono più di 18mila le imprese che puntano a crescere collaborando. Dal centro Italia e dal Sud non arrivano gli stessi segnali. Per il credito e l'industria giugno potrebbe quindi segnare una svolta. Sperando che non sia l'avvio di una nuova darwiniana selezione della specie.
Il cambiamento che si profila regala opportunità e rischi. L'aumento dei tassi di interesse, ad esempio, permetterà alle banche di aumentare la redditività generata dal settore dei prestiti, oggi schiacciato dalla politica decisa da Francoforte. Banca Intesa ha calcolato - ad esempio - che un aumento di 100 punti base equivalga ad alzare la redditività di 1,1 miliardi. La svolta, in teoria, potrebbe permettere agli istituti di avere più coraggio nel finanziare iniziative destinate a spingere la crescita. Dall'altro lato però le banche meno virtuose, quelle che hanno immagazzinato valanghe di titoli di Stato nei propri bilanci scegliendo politiche conservative e non accorciando la durata del portafoglio, si troveranno a fronteggiare un patrimonio svalutato, con riflessi rispetto ai severi parametri della vigilanza europea.
Sul fronte del credito, quindi, giugno potrebbe rappresentare l'inizio di un percorso lastricato di potenziali pericolose conseguenze. E soffrirà soprattutto chi non ha provveduto ad accelerare la gestione dei crediti incagliati o non rimborsabili. A fine aprile le sofferenze nette, in base alle rilevazioni dell'Abi, ammontavano a 77,2 miliardi di euro. Ma lo stesso accadrà per le imprese. Il nuovo vento di ripresa che si affaccia in Europa, spinto anche dal sopirsi delle fughe in avanti di alcuni populismi, non gonfierà tutte le vele: alcune anzi rischieranno di afflosciarsi. Gli ultimi dati di Cerved e Confindustria segnalano che sul fronte delle Pmi, che rappresentano il 10% del Pil italiano, si è arrestata l'emorragia di aziende: sono cresciute del 3,4% nel Nord-Ovest e dell'1,4% nel Nord-Est; e forte è stata, soprattutto nel triveneto, la spinta all'innovazione, con oltre 4mila startup iscritte nello speciale registro.
A questo pacchetto di imprese virtuose si aggiungono quelle che hanno deciso di coalizzare le forze: all'inizio di maggiosegnala Unioncamere - è stata superata la soglia di 3.500 contratti di rete attivati, e sono più di 18mila le imprese che puntano a crescere collaborando. Dal centro Italia e dal Sud non arrivano gli stessi segnali. Per il credito e l'industria giugno potrebbe quindi segnare una svolta. Sperando che non sia l'avvio di una nuova darwiniana selezione della specie.