✕

Il paese dei cavilli che brucia miliardi

1 minuti di lettura
L'Istat diffonde numeri migliori del previsto sulla crescita del Pil italiano ed il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan parla di un sentiero stretto che si allarga. Ma il sentiero potrebbe diventare, se non proprio un'autostrada, almeno una via più agevole e veloce da percorrere se diminuissero tutti quegli ostacoli e oneri che strangolano le imprese e ostacolano il corretto svolgimento della concorrenza. Aiuterebbe, ad esempio, una giustizia più veloce. Invece la produttività dei tribunali tra il 2014 ed il 2016 è diminuita in tutto il territorio, e la durata media dei procedimenti definiti è di 1100 giorni per il contenzioso ordinario è di 1250 giorni per quello commerciale. Aiuterebbe una minore invasività dei ricorsi nelle opere pubbliche. Invece un terzo di quelle bloccate in Italia ha avuto uno stop da Tar o Consiglio di Stato. Aiuterebbe una minore diffusione della corruzione nel pubblico impiego. Invece processi…
L'Istat diffonde numeri migliori del previsto sulla crescita del Pil italiano ed il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan parla di un sentiero stretto che si allarga. Ma il sentiero potrebbe diventare, se non proprio un'autostrada, almeno una via più agevole e veloce da percorrere se diminuissero tutti quegli ostacoli e oneri che strangolano le imprese e ostacolano il corretto svolgimento della concorrenza. Aiuterebbe, ad esempio, una giustizia più veloce. Invece la produttività dei tribunali tra il 2014 ed il 2016 è diminuita in tutto il territorio, e la durata media dei procedimenti definiti è di 1100 giorni per il contenzioso ordinario è di 1250 giorni per quello commerciale. Aiuterebbe una minore invasività dei ricorsi nelle opere pubbliche. Invece un terzo di quelle bloccate in Italia ha avuto uno stop da Tar o Consiglio di Stato. Aiuterebbe una minore diffusione della corruzione nel pubblico impiego. Invece processi selettivi carenti, sottoqualificazione tra i dirigenti e poca valutazione delle performance la rendono spesso presente. Aiuterebbe una nuova legge sulla concorrenza. Invece è ancora all'esame del Parlamento. Aiuterebbe, infine, la riduzione degli oneri burocratici per l'avvio di nuove attività produttive. Invece il carico di adempimenti sulle spalle della nuova potenziale imprenditoria è tale da scoraggiare spesso le iniziative.

Nella classifica mondiale elaborata da Doing Business L'Italia è al 50esimo posto nel mondo per facilità di fare impresa, al 63esimo per le procedure di inizio attività, all'86esimo per possibilità rapida di avviare nuove costruzioni, al 51esimo per gli allacci elettrici, al 101esimo per facilità di ottenere dei crediti e al 126 per il peso delle imposte. In Europa solo Montenegro, Albania, Grecia e Malta sono più in basso di noi nella classifica generale. Questo nostro ritardo ha un costo pesantissimo per il sistema e per la crescita. Secondo le valutazioni della Banca d'Italia i tempi necessari all'avvio di un'impresa sul territorio nazionale sono stimabili in circa 4 mesi, con riflessi rilevanti sul fronte monetario e organizzativo: gli elevati costi finanziari scoraggiano l'ingresso delle imprese meno produttive, quelli di natura temporale e burocratica allontanano quelle più produttive, scoraggiate dall'inattività. Una riduzione del 40 per cento di questi tempi si tradurrebbe in un aumento delle produttività del 4 per cento, del tasso di imprenditorialità di altrettanti punti, e della dimensione media delle nuove imprese di 9 punti. Tutto questo potrebbe far crescere il Pil di quasi il 2 per cento. Non sono riforme impossibili da portare a termine. E ci eviterebbero di andare sempre a Bruxelles a chiedere sconti, che prima o poi la Ue ci farà pagare con gli interessi.