Economia

Il greggio scende ma stavolta non è colpa di Trump né dello "shale oil"

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Cosa c’è dietro il nuovo calo del prezzo del petrolio? Spesso la quotazione del greggio (ed altre materie prime) è considerata come un indicatore della congiuntura mondiale. Ma ultimamente si moltiplicano i segnali di una – pur modesta – ripresa globale, Brics inclusi. Quindi il consumo di energia dovrebbe salire, e la pressione dal lato della domanda dovrebbe spingere i prezzi all’insù. Bisogna quindi guardare dal lato dell’offerta. Lì cosa sta succedendo? I mercati si sono ripresi velocemente dai timori legati allo scontro politico fra gli emirati arabi del Golfo e il Qatar. E sono tornati a concentrarsi su una tendenza strutturale: l’aumento della produzione americana, che alimenta un ruolo del tutto inedito degli Stati Uniti come grandi esportatori di petrolio e gas.

La tentazione “politically correct” è di dare la colpa a Donald Trump, visto che da poco ha annunciato l’intenzione di uscire dagli accordi di Parigi e ha riabilitato in pieno tutte le energie fossili. Ma Trump c’entra poco con un fenomeno di fondo, che infatti era iniziato abbondantemente sotto Obama. La rivoluzione tecnologica del fracking e delle trivellazioni orizzontali ha reso economicamente redditizio sfruttare giacimenti americani che un tempo erano troppo costosi. La previsione di molteplici fallimenti nell’industria energetica Usa con un petrolio così basso si è rivelata erronea. I nuovi produttori americani sono molto efficienti e flessibili, qualche bancarotta c’è stata ma nell’insieme continuano ad essere competitivi.

La marcia degli Stati Uniti verso l’autosufficienza energetica procede. Continuano a importare un po’ di energia dai due vicini (Canada e Messico) ma non una sola goccia dal Medio Oriente. Hanno superato Arabia saudita e Russia come produttori complessivi di energia, un traguardo impensabile ancora pochi anni fa. Ed ora colgono i frutti di una decisione presa da Obama, non da Trump: la liberalizzazione dell’export. Dai tempi degli shock petroliferi degli anni Settanta Washington aveva di fatto vietato l’export per tenersi strette le proprie risorse energetiche. Obama decise di autorizzare le vendite di petrolio e gas, soprattutto verso l’Europa per aiutarla ad affrancarsi dalla pericolosa dipendenza verso due aree a rischio come Russia e Medio Oriente. Ora si vedono le conseguenze di quella decisione.