Economia

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La posta in gioco sulla banda larga

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La contesa sulla banda larga che oppone su un fronte Tim, e sull'altro Open Fiber, il ministero dello Sviluppo economico e la Cassa Depositi e Prestiti è cresciuta nei giorni scorsi in asprezza. Alla base dello scontro c'è il piano lanciato dal governo per dotare il paese di una rete internet moderna e superveloce. Open Fiber, braccio operativo dell'Enel e del governo, si è aggiudicato i bandi per la copertura delle zone a fallimento di mercato. Tim, dopo aver rinunciato a concorrere, ora annuncia che invece entrerà in competizione, e che ha intenzione di coprire le stesse aree utilizzando la sua rete, che arriva alle case con il cavo in rame ammodernato e velocizzato. Il governo, che con Infratel finanzia il progetto Open Fiber accusa l'incumbent: il suo ingresso a sorpresa rischia di vanificare gli investimenti programmati e di sprecare quindi denaro pubblico. Controreplica di Tim: dove è mai stabilito che un privato non possa cambiare idea e investire il suo denaro?

Al di là delle contrapposte tesi, vanno fatte alcune considerazioni di fondo. La prima è che il piano del governo ha una logica precisa: recuperare il ritardo tecnologico che l'Italia ha accumulato nel corso degli anni. Una maldestra privatizzazione dell'allora monopolista pubblico Telecom Italia ha consegnato l'azienda ad una sequela di azionisti, italiani e stranieri, che hanno lucrato vantaggi finanziari e trascurato gli investimenti. E senza l'arrivo di Open Fiber, Telecom probabilmente avrebbe continuato a vivere della rendita garantita dalla posizione di forza ereditata in quanto incumbent. La seconda è che la struttura di Tim, che pure sotto la guida di Flavio Cattaneo sta aggressivamente conquistando quote di mercato nella telefonia mobile soprattutto a scapito di Wind3, è fortemente caratterizzata sul fisso dalla rete in rame. Se la fibra dovesse diventare in tempi rapidi il sistema di collegamento prevalente nel paese, Tim vedrebbe vaporizzarsi il valore del suo patrimonio. Forse per questo ora rilancia nella banda larga: deve conquistare in anticipo fasce di mercato e rallentare la fibra degli altri. La terza considerazione è che il tempo è un fattore determinante in questa partita. Open Fiber deve accelerare le sue attività e dimostrare di avere la capacità industriale di fare scavi e collegamenti. Ogni anno di ritardo ha un effetto moltiplicatore sulla arretratezza del Paese e la sua competitività. Su questo deve vigilare il governo.

Anni fa Iri ed Efim litigavano su chi fosse il leader di un potenziale polo industriale tra le aziende italiane costruttrici di materiale ferroviario, le pubbliche Ansaldo e Breda a cui si aggiungeva anche la privata Fiat Savigliano. Liti e relativi padrini politici produssero questo risultato: tempo perso e un polo ferroviario che non nacque mai, rallentando anche lo sviluppo dell'Alta Velocità ferroviaria. Speriamo che l'errore non si ripeta.