Economia

Guo paga pegno, compra le ferrovie per fare pace col governo

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Guo Guangchang è saltato da un pezzo sul treno della nuova Cina socialcapitalista e come un treno ha fatto soldi a palate, 7 miliardi e mezzo di dollari, trasformando la sua Fosun in una delle locomotive, appunto, della seconda potenza economica mondiale. Adesso però sul treno c'è salito mica tanto metaforicamente puntando al 51% della società che con un investimento di 6,8 miliardi di dollari farà partire la ferrovia Hangzhou-Shaoxing-Ningbo, ultimo gioiello dell'alta velocità nazionale e soprattutto il primo a proprietà privata. Dice: e allora? Cosa vuoi che sia un'altra partecipazione per questo signore che mica per caso è ormai noto come il Warren Buffett cinese, capace cioè di intravedere l'affare nei business più disparati. E infatti. Nel suo portafoglio ci trovi la farmaceutica e l'intimo femminile, l'immobiliare da Madison Avenue di New York ai Lloyds di Londra, e poi la joint venture finanziaria con Carlyle e i fondi Pramerica sviluppati anche in Italia, la Banca Commerciale Portoghese e i gioielli greci di Folli Follie, e ancora il Club Med e il Cirque du Soleil.

Quanto basta, e avanza, per fare di Fosun uno dei Quattro Cavalieri delle Acquisizioni che con Anbang, Hna e Wanda tengono alta la bandiera della Cina spendacciona. O no? Ecco, è proprio questo il punto. Il buon Guo tre anni fa è stato il primo di quella triste lista di miliardari spariti per essere "indagati" dal governo: e anche se lui, poi, è riapparso dopo pochi giorni, a differenza di ricconi meno fortunati, la sua Fosun è adesso finita comunque nel mirino della Consob rossa per le spese pazze all'estero che hanno indebolito lo yuan, fatto aumentare il debito e consentito di esportare valuta troppo allegramente.

L'annuncio dell'operazione-treno ci porta dunque dritti dritti su un binario unico: Fosun paga tassa all'Impero, e con il suo 51% porta acqua al mulino delle imprese di stato, gli zombie spreca-soldi che malgrado le quote di minoranza restano in realtà alla guida. Pechino ringrazia e se ne fa uno spot: vedete? Anche la Cina ha la sua prima ferrovia privata. Come no. Grazie agli amici come Guo pronti a saltare, a comando, sul treno: sperando che almeno così il partito-padrone non gli faccia deragliare più gli altri business.