La scorsa settimana uno sciopero dei taxi ha paralizzato le città italiane e uno proclamato dai dipendenti di Amazon ha rallentato la logistica della multinazionale dell'e-commerce proprio nel giorno della grande orgia di consumi del Black Friday. Le due proteste avevano motivazioni diverse. I conducenti hanno incrociato le braccia contro le norme varate dal governo, che a loro avviso consentono troppa autonomia a Uber e altre forme di noleggio auto, svalutando il tesoro costituito dalle proprie licenze. I dipendenti di Amazon si sono mobilitati invece per ottenere contratti integrativi e premi di produzione legati ai mega profitti del loro datore di lavoro.
Tutte le forme di protesta sono legittime e non vanno condannate quando servono a proteggere e migliorare i diritti di chi lavora. Se invece lo sciopero diventa pura e semplice resistenza al cambiamento, e magari difesa di privilegi maturati nel tempo, allora il discorso è diverso. Nel settore del trasporto su gomma Uber, Flixbus, Blablacar, Carto2Go, Enjoy hanno cambiato il modo di viaggiare, aumentando in modo esponenziale l'offerta di mobilità. Nel trasporto ferroviario l'arrivo di Italo ha smantellato il monopolio delle Ferrovie, e una sana concorrenza sull'Alta velocità ha fatto bene a entrambe le aziende e ai consumatori. Nel trasporto aereo le compagnie low cost hanno spezzato la gabbia dei prezzi imposti dalle compagnie di bandiera, riducendo i costi per chi viaggia e costringendo gli alteri rivali ad adeguarsi o a soccombere.
Come tutte le rivoluzioni economiche, deve essere il legislatore a porre dei paletti e fissare obiettivi di compatibilità sociale. Ma senza dimenticare che il mercato stesso ha la capacità di autoregolarsi e di attivare i suoi anticorpi. Nel trasporto cittadino la contestata Uber ha spinto le compagnie di taxi nel terreno finora inesplorato delle app e di internet, costringendole a limare i prezzi delle corse e a liberare gli aspiranti viaggiatori dalla prigionia delle lunghe attese al telefono per trovare una vettura. E di fronte agli eccessi di Ryanair i piloti hanno risposto in massa mettendosi in ferie o emigrando verso altre compagnie, in un mercato reso più vasto proprio dall'attività delle low cost.
Nel commercio tanti protestano contro Amazon, che sicuramente ha inciso sulle attività tradizionali. Ma non bisogna dimenticare che la società di Jeff Bezos sta crescendo creando anche nuova occupazione: aveva 88mila dipendenti nel 2012, alla fine del 2016 ne contava 341mila, il 286 per cento in più. E questo è bene. Spesso rifiutare il cambiamento è solo ritardare l'inevitabile. Perché i nuovi arrivati occupano, per irresistibile forza di gravità, uno spazio che per anni qualcuno non ha visto, oppure ha cercato di soffocare.
Tutte le forme di protesta sono legittime e non vanno condannate quando servono a proteggere e migliorare i diritti di chi lavora. Se invece lo sciopero diventa pura e semplice resistenza al cambiamento, e magari difesa di privilegi maturati nel tempo, allora il discorso è diverso. Nel settore del trasporto su gomma Uber, Flixbus, Blablacar, Carto2Go, Enjoy hanno cambiato il modo di viaggiare, aumentando in modo esponenziale l'offerta di mobilità. Nel trasporto ferroviario l'arrivo di Italo ha smantellato il monopolio delle Ferrovie, e una sana concorrenza sull'Alta velocità ha fatto bene a entrambe le aziende e ai consumatori. Nel trasporto aereo le compagnie low cost hanno spezzato la gabbia dei prezzi imposti dalle compagnie di bandiera, riducendo i costi per chi viaggia e costringendo gli alteri rivali ad adeguarsi o a soccombere.
Come tutte le rivoluzioni economiche, deve essere il legislatore a porre dei paletti e fissare obiettivi di compatibilità sociale. Ma senza dimenticare che il mercato stesso ha la capacità di autoregolarsi e di attivare i suoi anticorpi. Nel trasporto cittadino la contestata Uber ha spinto le compagnie di taxi nel terreno finora inesplorato delle app e di internet, costringendole a limare i prezzi delle corse e a liberare gli aspiranti viaggiatori dalla prigionia delle lunghe attese al telefono per trovare una vettura. E di fronte agli eccessi di Ryanair i piloti hanno risposto in massa mettendosi in ferie o emigrando verso altre compagnie, in un mercato reso più vasto proprio dall'attività delle low cost.
Nel commercio tanti protestano contro Amazon, che sicuramente ha inciso sulle attività tradizionali. Ma non bisogna dimenticare che la società di Jeff Bezos sta crescendo creando anche nuova occupazione: aveva 88mila dipendenti nel 2012, alla fine del 2016 ne contava 341mila, il 286 per cento in più. E questo è bene. Spesso rifiutare il cambiamento è solo ritardare l'inevitabile. Perché i nuovi arrivati occupano, per irresistibile forza di gravità, uno spazio che per anni qualcuno non ha visto, oppure ha cercato di soffocare.