Economia

Se piove e il tetto non è riparato

1 minuti di lettura
L’accordo di governo tra la Cdu di Angela Merkel e la Spd di Martin Schultz sembra aver già prodotto qualche cambiamento nell’atteggiamento tedesco rispetto al rigido dogmatismo economico che ha contraddistinto il paese fino ad oggi. Il primo segnale è arrivato dalla Bundesbank, che ha annunciato la fine della moderazione salariale in Germania, e uno slancio nelle retribuzioni che dovrebbe proseguire con effetti a catena per l’eurozona. Ma soprattutto l’aumento dei salari, che in tempi recenti è stato superiore alla media di quello dei suoi vicini, dovrebbe portare ad un aumento dei prezzi interni, mitigando la drogata competitività dei prodotti tedeschi; cosa che ha fatto decollare il surplus commerciale, creando tensioni con gli Usa, e ha reso molto difficile la penetrazione di merci straniere in Germania, creando malumore nei partner Ue.

Il secondo segnale è arrivato dal ministero delle Finanze, che, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, ha infranto un altro tabù: il tanto contestato Quantitative easing della Bce lanciato e protetto da Mario Draghi ha fatto bene anche alla Germania. Il governo tedescoha spiegato la socialdemocratica Bettina Hagedorn - ha potuto risparmiare 162 miliardi di euro in tassi di interesse negli ultimi anni. “Dieci anni di crisi in Europa – ha detto – hanno risanato il bilancio tedesco”. Sembra quasi avverarsi la profezia di Mario Monti, che recentemente a Cernobbio aveva sostenuto di aver percepito segnali di un possibile cambiamento, grazie all’alleanza tra i due partiti rivali. La Germania è restata per anni chiusa nella sua concezione morale dell’economia mentre intorno il mondo cambiava. Una chiusura – aveva ancora osservato Monti – rafforzata anche dall’osservare attorno a sé Paesi troppo riluttanti alla disciplina fiscale.

Il miracolo sta avvenendo? Aspettiamo prima di darlo per scontato. Ma se accadrà, sarà forse merito della GrosseKoalition. Dove forze politiche contrapposte alla fine hanno trovato un accordo che ha limato le posizioni più estreme, convergendo su un obiettivo comune. Quello che ancora non sta accadendo in Italia. Un governo tedesco più aperto a soluzioni europee di compromesso sui temi economici comuni è una grande opportunità. Non va sprecata. Primo, perchè l’Europa deve affrontare decisioni cruciali per tutti i suoi membri, dall’unione bancaria alla formazione del nuovo bilancio comunitario, e da Roma qualcuno deve sedersi ai tavoli che contano. Secondo, perché le nuvole di un rallentamento economico si addensano. È bene che qualcuno, l’Italia, cominci a pensare su come riparare il tetto, senza aspettare che piova.