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(ansa)

Qualcuno ritrovi l’agenda del premier

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"Mai come adesso il Sud ha l'occasione di essere al centro dell'agenda politica italiana ed europea" aveva detto tre settimane fa a Bari il presidente del consiglio Giuseppe Conte, inaugurando davanti ad imprenditori e politici locali la Fiera del Levante.

Il premier ha poi proseguito illustrando più nel dettaglio le intenzioni dell'esecutivo, spiegando che "ci sarà un piano straordinario per il Sud, che si vuole rendere strutturale", che sarà potenziata la rete ferroviaria ad Alta velocita e locale, che sarà proposta Bari come sede per il G20 che l'Italia ospiterà nel 2021. Conte deve però aver perso l'agenda per strada. Perché nella nota di aggiornamento al Def presentata il 30 settembre, ricca di ben 23 ddl che hanno l'intenzione di aggredire l'evasione fiscale, abbattere il cuneo, aumentare il ticket sanitario per i più abbienti, al Sud sono dedicate quelle che sembrano le soli…
"Mai come adesso il Sud ha l'occasione di essere al centro dell'agenda politica italiana ed europea" aveva detto tre settimane fa a Bari il presidente del consiglio Giuseppe Conte, inaugurando davanti ad imprenditori e politici locali la Fiera del Levante.

Il premier ha poi proseguito illustrando più nel dettaglio le intenzioni dell'esecutivo, spiegando che "ci sarà un piano straordinario per il Sud, che si vuole rendere strutturale", che sarà potenziata la rete ferroviaria ad Alta velocita e locale, che sarà proposta Bari come sede per il G20 che l'Italia ospiterà nel 2021. Conte deve però aver perso l'agenda per strada. Perché nella nota di aggiornamento al Def presentata il 30 settembre, ricca di ben 23 ddl che hanno l'intenzione di aggredire l'evasione fiscale, abbattere il cuneo, aumentare il ticket sanitario per i più abbienti, al Sud sono dedicate quelle che sembrano le solite, deprimenti parole di rito in coda al documento. Si spiega che "la riduzione dei divari territoriali è fondamentale per lo sviluppo", si ribadisce la volontà di "attivare il potenziale di crescita inespresso", si ribadisce che una grande missione è quella di "lottare contro la povertà educativa minorile".

Parole generiche, insomma. Tanto che anche il progetto di potenziare l'Alta velocità ferroviaria annuncciato con enfasi due settimane prima del Nadef, si riduce in "sostegno alle infrastrutture come fattore di connessione e inclusione". Si è scoperto, insomma, che è meglio avere strade e treni che attraversare il Paese a piedi. Con queste premesse è possibile che il piano per il Sud si risolva nel solito coacervo di mance e regalie pre-elettorali, di cui già abbiamo avuto un assaggio con il controverso reddito di cittadinanza. Con il risultato che il Sud continuerà ad assorbire risorse senza produrre risultati di rilievo, come occupazione, servizi, aiuti all'imprenditoria, infrastrutture. Dal 2008, anno di esplosione della grande crisi finanziaria, al 2017 nel Mezzogiorno si sono concentrati 77,8 miliardi di investimenti aggiuntivi, come li definisce la contabilità dell'Agenzia per la Coesione. Luca Bianchi, economista e direttore dello Svimez, ha così riassunto le prospettive al nostro Eugenio Occorsio: "Se l'Italia nel 2019 crescerà di non più dello 0,1%, il Mezzogiorno sprofonderà verso una dinamica recessiva con una crescita negativa dello 0,3%. E mancheranno, oltre agli investimenti pubblici, anche quelli privati, che grazie ai passati superammortamenti avevano permesso un recupero nei tre anni precedenti. E il tutto mentre mancano tre milioni di occupati per riagguantare la media nazionale". Il quadro insomma è pesante, e i tempi di intervento sempre più stretti per intervenire. Per favore, se qualcuno avesse mai trovato la fantomatica agenda di Conte, la porti subito a Palazzo Chigi.