Il tocco magico delle leggi sbagliate
Fabio Bogo
È un dono. O lo si possiede o è inutile cercare di imitarlo. Il tocco magico, sia nello sport, sia nella finanza sia nella politica è una caratteristica che hanno in pochi. E va riconosciuto al ministro degli Esteri e attuale capo politico dei 5Stelle, e ad altri componenti del governo, di esserne dotati.
l dono in questione è quello- totalmente negativo - di intervenire con provvedimenti così approssimativi e dannosi su questioni cruciali dell’economia da non lasciare dubbi: il dilettantismo si sposa con la continua ricerca di facile consenso popolare. E il mix in qualche caso è devastante, in altri sfiora il ridicolo.
L’Ilva è il caso più eclatante. Per mesi sono stati ignorati i segnali di insofferenza che provenivano dall’azienda e gli allarmi lanciati dalla parte più attenta del sindacato. E invece di legare Arcelor-Mittal alle catene degli impegni presi, il governo ostaggio del ministro degl…
l dono in questione è quello- totalmente negativo - di intervenire con provvedimenti così approssimativi e dannosi su questioni cruciali dell’economia da non lasciare dubbi: il dilettantismo si sposa con la continua ricerca di facile consenso popolare. E il mix in qualche caso è devastante, in altri sfiora il ridicolo.
L’Ilva è il caso più eclatante. Per mesi sono stati ignorati i segnali di insofferenza che provenivano dall’azienda e gli allarmi lanciati dalla parte più attenta del sindacato. E invece di legare Arcelor-Mittal alle catene degli impegni presi, il governo ostaggio del ministro degl…
È un dono. O lo si possiede o è inutile cercare di imitarlo. Il tocco magico, sia nello sport, sia nella finanza sia nella politica è una caratteristica che hanno in pochi. E va riconosciuto al ministro degli Esteri e attuale capo politico dei 5Stelle, e ad altri componenti del governo, di esserne dotati.
l dono in questione è quello- totalmente negativo - di intervenire con provvedimenti così approssimativi e dannosi su questioni cruciali dell’economia da non lasciare dubbi: il dilettantismo si sposa con la continua ricerca di facile consenso popolare. E il mix in qualche caso è devastante, in altri sfiora il ridicolo.
L’Ilva è il caso più eclatante. Per mesi sono stati ignorati i segnali di insofferenza che provenivano dall’azienda e gli allarmi lanciati dalla parte più attenta del sindacato. E invece di legare Arcelor-Mittal alle catene degli impegni presi, il governo ostaggio del ministro degli Esteri e capo politico dei 5Stelle Luigi Di Maio ha pensato bene di togliere lo scudo penale che aveva tutelato prima i commissari e poi i nuovi padroni dell’acciaio in crisi.In tre giorni le minacce di fuga sono potute diventare realtà, trasformando Taranto in una bomba sociale ad orologeria.
Poi la tassa sulla plastica. Nata con l’intenzione di scoraggiare la produzione di materiale inquinante, nella prima versione colpisce anche le plastiche compostabili e sazia la famelica base grillina. Ma essendo sproporzionata nella sua ampiezza costringe il ministro dell’Ambiente Costa a correggerla al volo. Dunque , chi l’aveva voluta così? Si intravede ancora lo zampino di Di Maio, che ha modestamente spiegato, difendendola, che “un politico guarda alle elezioni, uno statista alle prossime generazioni”. Dal momento che tanti dubitano, visti i risultati, che Di Maio possa rientrare nella prima categoria, e che tutti escludono di inserirlo nella seconda, rimane il dubbio: ma a chi si riferiva?
Non è andata meglio con le auto aziendali, sulle quali si è abbattuta in prima battuta una valanga di tasse. Poi, come sempre, retromarcia. Si sarebbe evitata la brutta figura se si fosse semplicemente studiato il mercato delle immatricolazioni, accorgendosi che auto aziendali e noleggio a lungo termine sono al momento il traino di un mercato in crisi. Capendo così che con una scelta tafazziana si colpivano i manager ma si ammazzavano i produttori. Da ultimo la tassa sullo zucchero. Anche qui lo scopo pare nobile, le conseguenze meno. L’obesità si combatte con le diete - spiega l’industria alimentare italiana - e lo zucchero è comunque un prodotto indispensabile. Se l’Italia lo criminalizza tassandolo, viene meno la sua linea di difesa della dieta mediterranea. E i Paesi anglosassoni avranno gioco facile a imporre il semaforo calorico sugli alimenti, mettendo fuori gioco parmigiano e olio d’oliva. Insomma anche questo un autogol.
Domanda: ma informarsi meglio prima di fare leggi non sarebbe una cosa saggia?
l dono in questione è quello- totalmente negativo - di intervenire con provvedimenti così approssimativi e dannosi su questioni cruciali dell’economia da non lasciare dubbi: il dilettantismo si sposa con la continua ricerca di facile consenso popolare. E il mix in qualche caso è devastante, in altri sfiora il ridicolo.
L’Ilva è il caso più eclatante. Per mesi sono stati ignorati i segnali di insofferenza che provenivano dall’azienda e gli allarmi lanciati dalla parte più attenta del sindacato. E invece di legare Arcelor-Mittal alle catene degli impegni presi, il governo ostaggio del ministro degli Esteri e capo politico dei 5Stelle Luigi Di Maio ha pensato bene di togliere lo scudo penale che aveva tutelato prima i commissari e poi i nuovi padroni dell’acciaio in crisi.In tre giorni le minacce di fuga sono potute diventare realtà, trasformando Taranto in una bomba sociale ad orologeria.
Poi la tassa sulla plastica. Nata con l’intenzione di scoraggiare la produzione di materiale inquinante, nella prima versione colpisce anche le plastiche compostabili e sazia la famelica base grillina. Ma essendo sproporzionata nella sua ampiezza costringe il ministro dell’Ambiente Costa a correggerla al volo. Dunque , chi l’aveva voluta così? Si intravede ancora lo zampino di Di Maio, che ha modestamente spiegato, difendendola, che “un politico guarda alle elezioni, uno statista alle prossime generazioni”. Dal momento che tanti dubitano, visti i risultati, che Di Maio possa rientrare nella prima categoria, e che tutti escludono di inserirlo nella seconda, rimane il dubbio: ma a chi si riferiva?
Non è andata meglio con le auto aziendali, sulle quali si è abbattuta in prima battuta una valanga di tasse. Poi, come sempre, retromarcia. Si sarebbe evitata la brutta figura se si fosse semplicemente studiato il mercato delle immatricolazioni, accorgendosi che auto aziendali e noleggio a lungo termine sono al momento il traino di un mercato in crisi. Capendo così che con una scelta tafazziana si colpivano i manager ma si ammazzavano i produttori. Da ultimo la tassa sullo zucchero. Anche qui lo scopo pare nobile, le conseguenze meno. L’obesità si combatte con le diete - spiega l’industria alimentare italiana - e lo zucchero è comunque un prodotto indispensabile. Se l’Italia lo criminalizza tassandolo, viene meno la sua linea di difesa della dieta mediterranea. E i Paesi anglosassoni avranno gioco facile a imporre il semaforo calorico sugli alimenti, mettendo fuori gioco parmigiano e olio d’oliva. Insomma anche questo un autogol.
Domanda: ma informarsi meglio prima di fare leggi non sarebbe una cosa saggia?