✕
(fotogramma)

Soldi dall'elicottero e meno burocrazia per arginare il virus che uccide il lavoro

3 minuti di lettura
Si fa presto a dire "Helicopter money". Uno immagina subito il leggendario Bell UH-1 Iroquois di "Apocalypse Now", con Bob Duval ai comandi, che sulle note della "Cavalcata delle valchirie" di Wagner scarica sulle folle impoverite non il terribile napalm,  ma miliardi di banconote. Gli Stati Uniti lo stanno già facendo, grazie al pacchetto Casa Bianca-Federal Reserve da 1.200 miliardi di dollari che, nelle prossime due settimane, consentirà di distribuire un assegno da 1.000 euro direttamente nelle tasche di ogni cittadino americano adulto.

L'Europa insegue, cercando una difficile quadra politica su un piano che incrocia la sospensione dei vincoli alla spesa in deficit dei singoli Stati, lo sblocco dei 410 miliardi  del Mes e il bazooka Bce da 750 miliardi. Nel Vecchio Continente, zavorrato dai nazionalismi che privilegiano la prassi intergovernativa a quella federale, tutto è più difficile che nel…
Si fa presto a dire "Helicopter money". Uno immagina subito il leggendario Bell UH-1 Iroquois di "Apocalypse Now", con Bob Duval ai comandi, che sulle note della "Cavalcata delle valchirie" di Wagner scarica sulle folle impoverite non il terribile napalm,  ma miliardi di banconote. Gli Stati Uniti lo stanno già facendo, grazie al pacchetto Casa Bianca-Federal Reserve da 1.200 miliardi di dollari che, nelle prossime due settimane, consentirà di distribuire un assegno da 1.000 euro direttamente nelle tasche di ogni cittadino americano adulto.

L'Europa insegue, cercando una difficile quadra politica su un piano che incrocia la sospensione dei vincoli alla spesa in deficit dei singoli Stati, lo sblocco dei 410 miliardi  del Mes e il bazooka Bce da 750 miliardi. Nel Vecchio Continente, zavorrato dai nazionalismi che privilegiano la prassi intergovernativa a quella federale, tutto è più difficile che nel Nuovo Mondo. 
Eppure di soldi dall'elicottero, per le persone in carne ed ossa, c'è e ci sarà un disperato bisogno. Oggi, con la battaglia contro il Coronavirus in pieno corso. E anche domani, quando la guerra sarà infine vinta. 

L'ha capito persino Christine Lagarde, folgorata sulla via di Francoforte dopo quel pasticciaccio brutto del 19 marzo: "Faremo tutto ciò che sarà necessario, nell'ambito del nostro mandato, per sostenere l'area dell'euro in questa crisi, perché la Bce è al servizio dei cittadini europei". Bentornata sulla terra. L'impatto della pandemia sulla crescita mondiale ormai lo conosciamo. In questi giorni l'attenzione degli istituti di ricerca si concentra anche sugli effetti del Covid-19 sull'occupazione. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro, che raggruppa rappresentanze di governi, confindustrie e sindacati di 187 Paesi del mondo, ha appena pubblicato uno studio desolante. Secondo gli esperti, gli effetti del contagio sul mercato del lavoro saranno più devastanti di quelli prodotti dalla Grande Crisi del 2008. Allora la recessione globale bruciò 22 milioni di posti di lavoro. Stavolta il Coronavirus ne potrebbe distruggere "fino a 25 milioni". 

Gli scenari tratteggiati dall'Oil sono due, a seconda della durata e della gravità della pandemia. Nello scenario più ottimistico (il virus si debella in due mesi, il tasso di mortalità non supera il 2%) spariscono 5,3 milioni di posti. Nello scenario più pessimistico (il virus persiste fino all'estate, la letalità supera il 3%) ne saltano 24,7 milioni. Un'ecatombe. Come spiega il direttore generale dell'Oil, Guy Rider, un "crash test" di tutt'altra portata rispetto al 2008. Questa crisi, insieme sanitaria e finanziaria, avrà "ripercussioni incomparabili" con quelle innescate dal crac Lehman di 12 anni fa, e comporterà "conseguenze sociali ed economiche su tutti i settori, dal turismo ai trasporti, ma anche sull'insieme dell'industria mondiale, come si è già visto per l'automobile". 

La chiusura dei confini dei singoli Stati e tra gli Stati stessi, le restrizioni ai movimenti delle persone, il blocco della produzione e degli scambi non provocheranno soltanto un aumento esponenziale della disoccupazione. Dobbiamo aspettarci anche un processo di ulteriore impoverimento dei lavoratori e di sostanziale riduzione dei livelli di reddito. In questo caso (sempre sulla base dei due scenari simulati) la previsione dell'Oil è di una perdita compresa tra i 785 e i 3.100 miliardi di euro di qui alla fine del 2020. "E questo - si legge nel report - si tradurrà in una caduta dei consumi di beni e servizi, che avrà a sua volta un'incidenza negativa sulle prospettive delle imprese e più in generale delle economie". L'ennesimo "circolo vizioso", come lo chiama Ryder. Ma non è il solo. La pressione sui redditi, innescata dal crollo delle attività economiche, inciderà più pesantemente sui lavoratori che già prima del contagio vivevano intorno o al di sotto della soglia di povertà. Entro il 2020 tra 8 e 35 milioni di persone rientreranno nella categoria dei cosiddetti "lavoratori poveri" (cioè quelli che guadagnano meno di 2,90 euro al giorno, attualmente stimati in 630 milioni nel mondo). 

Tanto per avere un'idea di quanto il Covid-19 ci ha cambiato e ci sta cambiando: prima della pandemia, l'Oil aveva stimato che quest'anno la cifra totale dei cosiddetti "working poor" sarebbe invece diminuita di 14 milioni di unità. 

Fatte le debite proporzioni, è relativamente facile capire quale sarà l'effetto sul mercato italiano, già colpito da bassa produttività e alta precarietà, disuguaglianza sociale e deflazione salariale. Secondo l'Istat un lavoratore su sette è a rischio povertà (cioè il 12% del totale, contro una media europea del 9,4%). Secondo l'Inps su 14 milioni di rapporti di lavoro totali ben 4,3 milioni contemplano un salario inferiore ai 9 euro lordi all'ora (cioè il 28% del totale, contro una media europea del 19%). "Prendendo esempio da quanto accadde nel 2008 - osserva ancora il Ryder a nome dell'Oil - è di fondamentale importanza proteggere il salario dei dipendenti e cercare di salvare i posti di lavoro". 

Il primo decreto "Cura-Italia" del governo Conte tampona l'emorragia, con 10 miliardi per l'emergenza lavoro.  Ma c'è ancora tanto da fare. La sperequazione economica, tra lavoratori dipendenti con la Cassa integrazione in deroga e autonomi con l'una tantum da 600 euro, è colossale. La complicazione burocratica, tra autorizzazioni regionali sulla Cig e "click day" all'Inps, è micidiale. Se di soldi ne arrivano pochi, e soprattutto se arrivano tardi, il Paese non si risolleverà dalla polvere. Altro che "Helicopter Money": sarà davvero "Apocalypse Now".