Tempi diversi.Un gruppo di automobili al cinema drive-in a Essen, in Germania, dopo la chiusura delle sale tradizionali, 29 marzo 2020 (Ina Fassbender/AFP) (afp)
La vita dopo l'emergenza virus non sarà quella di prima: come cambieranno negozi, scuole, viaggi, ristoranti
Beniamino Pagliaro
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di BENIAMINO PAGLIARO
Non torneremo davvero alla normalità. Sarà una fase molto complicata e dolorosa, ma ci sarà spazio per inventare
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
C’è un prima e un dopo il virus. Lo capiamo nelle nostre giornate, aspettando che il peggio sia passato. Ma più passano le ore, le settimane, più cresce una convinzione, ed è bene capirlo ora: non torneremo davvero alla normalità. Non a quella che abbiamo in mente, anche quando la curva del contagio sarà stata fermata. Molti segmenti dell’economia italiana e internazionale sono messi alla prova dal virus: chi ha dovuto cambiare metodo di lavoro, chi la distribuzione e il contatto con il cliente, chi ha pensato a prodotti nuovi. La ripresa introdurrà due movimenti fondamentali: la corsa di chi ha perso terreno e ha provato a tagliare i costi per sopravvivere, a recuperare ricavi e margini, magari con i parziali aiuti della mano pubblica. E un’altra corsa, parallela, a ridisegnare le attività per questa nuova era. Il digitale, che c’era anche prima della crisi del virus, è la piattaforma su cui si muo…
C’è un prima e un dopo il virus. Lo capiamo nelle nostre giornate, aspettando che il peggio sia passato. Ma più passano le ore, le settimane, più cresce una convinzione, ed è bene capirlo ora: non torneremo davvero alla normalità. Non a quella che abbiamo in mente, anche quando la curva del contagio sarà stata fermata. Molti segmenti dell’economia italiana e internazionale sono messi alla prova dal virus: chi ha dovuto cambiare metodo di lavoro, chi la distribuzione e il contatto con il cliente, chi ha pensato a prodotti nuovi. La ripresa introdurrà due movimenti fondamentali: la corsa di chi ha perso terreno e ha provato a tagliare i costi per sopravvivere, a recuperare ricavi e margini, magari con i parziali aiuti della mano pubblica. E un’altra corsa, parallela, a ridisegnare le attività per questa nuova era. Il digitale, che c’era anche prima della crisi del virus, è la piattaforma su cui si muove questa evoluzione, in cui domanda e offerta si trovano, in cui l’attenzione diventa acquisto. La memoria del trauma coronavirus e la cautela necessaria imporrà più controlli e meno contatti. Sarà una fase molto complicata e dolorosa, ma ci sarà spazio per inventare.
Studiare
Partiamo dalla scuola. In pochi giorni gli insegnanti in tutto il mondo sono stati costretti a fare un salto generazionale: pur con qualche difficoltà, centinaia di milioni di alunni, piccoli o grandi, hanno seguito le lezioni da casa. Le aule riapriranno ma molte scuole e soprattutto università, anche italiane, inizieranno a offrire la possibilità di seguire online non solo alcuni corsi ma l’intero curriculum accademico. La geografia conterà meno di oggi, e dunque chi ha più risorse da investire e garantisce più risultati sarà premiato. Non mancano i rischi, perché il digital divide esiste e rischia di lasciare indietro i figli di famiglie meno abbienti e connesse, e inoltre la recessione minaccia di tagliare i fondi pubblici. Alcune scuole offriranno la possibilità di seguire la lezione da casa alcuni giorni a settimana, magari quando i genitori lavoreranno da casa. Staremo più a casa e faremo meno pendolarismo.
Jana, 11 anni, fa i compiti a casa, Bratislava, 27 marzo 2020 (VLADIMIR SIMICEK / AFP) (afp)
Commercio
Non faremo più le file a distanza di un metro per entrare al supermercato, ma i consumatori in tutto il mondo sembrano intenzionati a evitare i grandi centri commerciali affollati, come conferma una ricerca di YouGov condotta a fine marzo in Cina, dove le catene hanno già riaperto. Il post-virus potrebbe dare il colpo di grazia ai vecchi grandi magazzini, già in crisi da anni, e dividere le spese ricorrenti tra i grandi store online (Amazon e altri), i negozi online o fisici di un brand, e i negozi di vicinato in grado di offrire un servizio curato.
E-commerce
La crescita dell’e-commerce non è nata grazie al coronavirus. Ma il balzo compiuto in queste settimane è significativo perché ha portato online anche chi finora aveva preferito, per esempio, fare sempre la spesa di persona. Quando il carrello dal supermercato si sposta online, la famiglia media italiana che secondo l’Istat spende 462 euro al mese per beni alimentari, accelera questa evoluzione. Negli Stati Uniti l’e-commerce è passato dal 16% rispetto al retail di inizio marzo al 20% in poche settimane, secondo Customer Growth Partners.
I tir di Amazon Prime al centro Springfield, Virginia, 30 marzo 2020 (EPA/SHAWN THEW) (ansa)
Lavoro
Lo smart working d’emergenza ha dimostrato che molte attività possono andare avanti senza problemi cruciali anche senza che tutti i dipendenti siano nello stesso palazzo. A fine anno, o anche prima, qualsiasi amministratore delegato guarderà quanto incide sul bilancio l’affitto di un palazzo in centro a Milano o Roma, e potrebbe scegliere di cambiare. Nomisma stima un calo dei prezzi immobiliari fino al 4% in Italia nel biennio 2020-2021. Cresceranno invece gli spazi di co-working come Talent Garden, che da anni ha affiancato all’offerta per startup quella per le medie e grandi aziende. Ma la crescita della presenza virtuale esigerà anche una nuova consapevolezza (e nuove figure) nel campo delle risorse umane, perché le gerarchie tradizionali potrebbero essere messe sotto stress.
Viaggio turistico e viaggio professionale
Le crisi globali producono un effetto visibile sull’andamento dei viaggi: sia dopo l’11 settembre che dopo la recessione del 2008 il mercato business aveva ridotto i viaggi di poco, e quello turistico di molto il numero di biglietti aerei acquistati. Potrebbe andare così anche questa volta. L’abitudine a lavorare in conference call potrà tagliare alcuni viaggi d’affari e alcune fiere considerate obbligatorie finora saranno ripensate o ridimensionate. Ma l’ondata di M&A che ogni crisi favorisce creerà gruppi ancora più internazionali, dunque non si smetterà di viaggiare. Volare da un continente all’altro, anche per i turisti, ci costringerà a nuovi standard da accettare: potremo essere tracciati con app dedicate, per evitare eventuali nuove diffusioni del virus.
Gli aerei parcheggiati all'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, 27 marzo 2020 (Maxar Technologies / AFP) (afp)
Ristoranti
Molte cucine delle nostre città hanno chiuso in queste settimane, ma un buon numero di ristoranti ha provato a tenere acceso il flusso di cassa con le consegne a domicilio. Se i luoghi troppo affollati saranno nel mirino anche per i tempi a venire, sarà una tendenza che verrà confermata. Non si ordina più soltanto la pizza o il sushi, molti altri seguiranno. I ristoranti che resisteranno potrebbero beneficiare dal calo dell’immobiliare, una voce rilevante nei loro bilanci. Ma se le distanze tra i tavoli diventeranno obbligatorie, i ricavi per metro quadro diminuiranno.
Privacy
Sappiamo di essere nella società dei dati da molto tempo, ma spesso abbiamo avuto la sensazione che gli stati fossero gli ultimi a rendersene conto. Mentre le startup della tecnologia diventavano giganti, l’uso dei dati da parte degli stati è stato prudente e a volte lento. Il coronavirus cambierà anche questo: per proteggere le comunità, il singolo cittadino dovrà condividere informazioni personali, anche sulla propria salute, con l’autorità centrale. Il garante per la privacy Antonello Soro ha aperto, parlando con Repubblica,a un tracciamento temporaneo. Si può però immaginare che un tracciamento reso anonimo diventerà necessario anche nel lungo periodo. Dovremo andare a caccia di un nuovo compromesso.