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La barricate per difendere l’Italia dal rischio francese

Un emendamento per proteggere Mediaset dalle mire di Bolloré e una relazione del Copasir che suona l’allarme sulla possibile scalata alle Generali da parte di Axa
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Italia terra di conquista. Storicamente lo è sempre stata, ma nei tempi recenti questa inclinazione rischia di accentuarsi e assumere caratteri allarmanti, complice la pandemia che ha colpito l'Europa e il mondo intero. Non è un mistero che l'Italia fa molta più fatica a difendere il proprio tessuto economico e le proprie imprese di quanto accada per Germania e Francia. Le quali si sono attrezzate per tempo, siglando anche un accordo in tal senso (Trattato di Aquisgrana del gennaio 2019), per tutelare i propri interessi nazionali su diversi fronti. Inoltre vantano una presenza capillare di propri rappresentanti politici e amministrativi a tutti i livelli delle istituzioni europee, mentre l'Italia è carente sotto questo punto di vista. La subalternità italiana è risultata evidente nella prima parte di quest'anno, quando la forte discesa dei valori a Piazza Affari delle più importanti società quotate ha fatto temere…
Italia terra di conquista. Storicamente lo è sempre stata, ma nei tempi recenti questa inclinazione rischia di accentuarsi e assumere caratteri allarmanti, complice la pandemia che ha colpito l'Europa e il mondo intero. Non è un mistero che l'Italia fa molta più fatica a difendere il proprio tessuto economico e le proprie imprese di quanto accada per Germania e Francia. Le quali si sono attrezzate per tempo, siglando anche un accordo in tal senso (Trattato di Aquisgrana del gennaio 2019), per tutelare i propri interessi nazionali su diversi fronti. Inoltre vantano una presenza capillare di propri rappresentanti politici e amministrativi a tutti i livelli delle istituzioni europee, mentre l'Italia è carente sotto questo punto di vista. La subalternità italiana è risultata evidente nella prima parte di quest'anno, quando la forte discesa dei valori a Piazza Affari delle più importanti società quotate ha fatto temere un'intensificazione dei tentativi di scalata dall'estero. Che al momento non si sono verificati: ma non si può escludere che accada nel prossimo futuro.


Attacco al sistema Italia


Le principali indiziate di un possibile attacco al sistema Italia non possono che essere imprese tedesche e francesi, per la prossimità e interessenza dei rispettivi tessuti economici. Ma soprattutto la Francia si è già mostrata molto attiva in passato nell'acquisizione di importanti aziende italiane, dalle banche all'alimentare passando per la moda, e dunque potrebbe approfittare di alcune situazioni per accrescere ulteriormente la propria presenza al di qua delle Alpi. Tanto è vero che il Copasir, l'organismo di controllo dei servizi di sicurezza nazionali, ha avviato una serie di audizioni parlamentari sull'argomento producendo anche un documento conclusivo in cui si mettono in evidenza i rischi e le possibili soluzioni. E forse non è un caso se il governo italiano e quello francese in queste ore sono impegnati in un botta e risposta piuttosto duro, intermediato dalla Commissione europea, sul caso che oppone Vivendi a Mediaset. Una vicenda che potrebbe avere ripercussioni sulle decisioni che riguardano il Recovery Fund. La posta in gioco è molto alta: è come se i più forti Paesi europei stessero offrendo il loro assenso al più grande piano di aiuti a favore dell'Italia ma questa debba in cambio impegnarsi a non ostacolare eventuali mosse che favoriscano il passaggio di mano di imprese strategiche nazionali.


La partita Vivendi


Vivendi da circa sette anni sta giocando in Italia una doppia partita in due settori strategici per l'economia e la sicurezza nazionali, le telecomunicazioni e l'informazione. Nella prima la sua avanzata su Telecom è stata contrastata dalla Cdp, un organismo controllato dallo Stato all'82% ma che impiega soldi dei risparmiatori postali. Al centro della contesa c'è il controllo della rete a banda larga determinante per lo sviluppo futuro del Paese, che non può essere lasciata in mano a un'entità francese, privata o pubblica che sia. Le faticose trattative stanno portando alla creazione di una rete unica nazionale dove la Cdp sarà determinante nella governace della società ma la Telecom di Vivendi avrà la maggioranza delle azioni. Il traguardo non è ancora raggiunto ma nel frattempo il leader di Vivendi, Vincent Bolloré, sta cercando di ottenere il massimo nella seconda partita aperta nel 2016 con il rastrellamento in Borsa del 30% di Mediaset, in seguito al fallimento dell'alleanza con Berlusconi nella pay tv italiana. La sentenza della Corte Ue ha dato ragione a Vivendi nello stabilire che non dovrebbero esserci collegamenti tra le due partite ma il governo italiano si è chiuso a riccio con un emendamento che congela la situazione per altri sei mesi. Di qui l'irritazione di Macron, che spiega quanto alto sia il livello di interesse in questa contesa.

Per dare un'idea della differenza di forze messe in campo dalla Francia rispetto all'Italia a difesa delle proprie aziende basti ricordare l'istituzione dell'Adit (Agence pour la Diffusion dell'Information Technologique), una struttura a partecipazione mista (pubblico-privata) a supporto dell'intelligence economica governativa. Accanto a questa opera anche la Ecole de Guerre Economique, creata nel 1997, una struttura di formazione, studio e ricerca, che è divenuta anche un canale privilegiato per veicolare informazioni strategiche di tipo economico e industriale, provenienti dai servizi di sicurezza e da altre fonti.


Il parere del Copisar


In Italia l'attenzione del Copasir si è concentrata in modo particolare sul settore bancario e assicurativo perché è lì che sono concentrati alcuni snodi fragili del Paese. Sono due, secondo il Copasir, i motivi per cui sarebbe meglio che le principali società di questi settori rimanessero in mani italiane. Primo, per non permettere che la raccolta di risparmio sul nostro territorio vada poi a finanziare entità produttive straniere discriminando le aziende italiane. In secondo luogo perché essendo le banche e le assicurazioni detentrici di importanti quantità di titoli di Stato italiani, sarebbe meglio se questa leva non fosse manovrata da entità con interessi diversi da quelli italiani, con il rischio di scossoni pericolosi per il debito pubblico.

A questo riguardo il Copasir mette in guardia da un'eventuale acquisizione di Generali da parte di Axa, di cui si è parlato tanto in passato ma oggi meno probabile, visto anche l'ingresso di un italiano dalle spalle forti, come Leonardo Del Vecchio, in Mediobanca. Ma anche dall'operato di Unicredit, guidata dal banchiere francese Jean Pierre Mustier. Dopo aver venduto importanti asset della banca, come Pioneer (con tutto il suo risparmio gestito) e Finceo, anche a entità francesi (Amundi), Mustier ora sta pensando di scorporare le attività estere di Unicredit in una subholding da quotare in Borsa e poi offrire a un partner estero, magari proprio francese. Inoltre la sua esplicita ritrosia a sviluppare il business in Italia, con la scusante della bassa redditività, sta mettendo in difficoltà un'altra banca italiana, la terza per livello di attivo, Banco Bpm, la cui destinazione naturale sarebbe proprio nella pancia di Unicredit, bilanciando così l'avanzata di Intesa Sanpaolo che ha aggregato anche Ubi. Agendo in questo modo Mustier starebbe spianando la strada a un'altra banca francese, il Crédit Agricole, già presente sul territorio italiano avendo acquisito Cariparma, pronto appena possibile a mangiarso anche Bpm e diventare padrone dei flussi di risparmio nell'area economicamente più ricca d'Italia. Una prospettiva preoccupante di cui il governo non ha ancora piena consapevolezza, nonostante a fine aprile, in piena emergenza Covid, abbia esteso la disciplina del golden power anche ai soggetti intra-Ue, ma solo fino a fine anno. Se tale copertura non verrà allungata il rischio di perdere altri pezzi importanti in un settore delicato come quello del credito e del risparmio rischia di diventare concreto.