Il Tap è operativo in Italia: è giunto il primo gas zero
di Giuliano Foschini , di Giuliano FoschiniIl gasdotto realizzato da un consorzio internazionale in cui è presente la Snam è entrato nella fase commerciale: ma le polemiche degli anni passati si sono trasferite in tribunale
Sulla spiaggia di Melendugno, Salento, una delle più belle del mondo hanno certificato le guide internazionali, per più di sessanta mesi hanno sventolato due bandiere: quella degli ambientalisti che hanno fatto di questa spiaggia un simbolo di resistenza, e quella dei "collaborazionisti", li chiamano così a Melendugno, di chi credeva cioè che il tubo avrebbe portato fortuna. E poco altro. Sono passati quattro anni e mezzo. E quelle bandiere quasi non si vedono più. E non perché alcune sono state bruciate sulla spiaggia, dopo che il Movimento 5 Stelle, grande avversario dell'opera, una volta al governo nulla ha fatto per bloccarla. Ma perché ormai quelle bandiere non hanno più senso di esistere: gli ambientalisti, o almeno un pezzo di loro, sono passati al governo. Il tubo si è fatto e il mare di Melendugno è rimasto, per il momento quello di sempre. Molto però è cambiato, anzi quasi tutto…
Sulla spiaggia di Melendugno, Salento, una delle più belle del mondo hanno certificato le guide internazionali, per più di sessanta mesi hanno sventolato due bandiere: quella degli ambientalisti che hanno fatto di questa spiaggia un simbolo di resistenza, e quella dei "collaborazionisti", li chiamano così a Melendugno, di chi credeva cioè che il tubo avrebbe portato fortuna. E poco altro. Sono passati quattro anni e mezzo. E quelle bandiere quasi non si vedono più. E non perché alcune sono state bruciate sulla spiaggia, dopo che il Movimento 5 Stelle, grande avversario dell'opera, una volta al governo nulla ha fatto per bloccarla. Ma perché ormai quelle bandiere non hanno più senso di esistere: gli ambientalisti, o almeno un pezzo di loro, sono passati al governo. Il tubo si è fatto e il mare di Melendugno è rimasto, per il momento quello di sempre. Molto però è cambiato, anzi quasi tutto: il gasdotto di Tap è finito. E, non solo, ha cominciato a funzionare. Lo ha annunciato nei giorni scorsi la società, raccontando di aver avviato le operazioni commerciali lungo gli 870 km che attraversano la Grecia (per 550 chilometri), l'Albania (per 215), il Mare Adriatico e l'Italia (per gli ultimi 105). Il gasdotto è stato "interconnesso" al sistema di trasporto di Snam rete: tradotto, c'è gas tra Turchia e Italia, si può cominciare a vendere.
Due numeri: Tap è il tratto europeo del Corridoio Meridionale del Gas, un'infrastruttura in grado di trasportare 10 miliardi di metri cubi, con la possibilità anche di raddoppiarlo, all'anno di nuove forniture di gas dall'Azerbaigian verso i mercati europei. Le cifre dell'opera sono impressionanti: 55mila condotte posate lungo il percorso, che ha raggiunto un'altitudine di 2.100 metri nelle montagne albanesi e una profondità di 810 metri nel mare Adriatico. Oltre 50 milioni di ore lavorate e circa 140 milioni di chilometri percorsi senza incidenti di rilievo: "Un record di sicurezza di livello mondiale" dicono da Tap. "Il Corridoio meridionale del gas apre la via per l'approvvigionamento di gas naturale dall'Azerbaigian all'Europa ed è uno dei sistemi più moderni e affidabili attualmente disponibili per il trasporto di energia", spiega Murad Heydarov, presidente del consiglio di amministrazione della multinazionale. "In questa maniera - continua - garantiamo all'Europa una fornitura strategica e competitiva in grado di rafforzarne la sicurezza energetica. Allo stesso tempo, offriamo all'Unione Europea un contributo all'obiettivo di realizzare un mercato energetico integrato e di mettere a disposizione un mix energetico sostenibile, sicuro e diversificato per la transizione energetica in corso". "Quest'opera è il frutto di una visione lunga - dice Lucia Schieppati, managing director di Tap - Abbiamo consentito di raggiungere un doppio obiettivo: l'apertura di una nuova rotta dell'energia affidabile e sostenibile e la disponibilità di una nuova fonte di gas che raggiungerà milioni di utenti finali europei nei decenni a venire".
Uno sforzo che è costato moltissimo, e non soltanto in termini economici. Una parte della comunità salentina ha vissuto e vive molto male l'opera nonostante le rassicurazioni della multinazionale, temono ripercussioni di tipo ambientale. La spiaggia non ha cambiato il suo aspetto e nei prossimi giorni si cominceranno a ripiantare i nuovi alberi laddove sono stati abbattuti per i lavori. Ma evidentemente non basta. Anche perché c'è un processo penale in corso: la procura di Lecce ha citato in giudizio diciotto persone e Tap stessa con un'accusa importante: sostiene il procuratore Leonardo Leone de Castris che le autorizzazioni ambientali, idrogeologiche, paesaggistiche ed edilizie in possesso del consorzio Tap e rilasciate con decreti ministeriali sarebbero illegittime. Il processo vede imputati anche Michele Mario Elia, country manager della Tap Italia, i manager Gabriele Paolo Lanza, Luigi Romano, Adriano Dreussi, Piero Straccini, Luca Gentili, Alessandro Niccoli e Marco Paoluzzi l'ad della RA Costruzioni, la società esecutrice dei lavori. Le accuse vanno dall'inquinamento della falda acquifera, all'abuso edilizio e danneggiamento del patrimonio pubblico, sotto accusa anche l'espianto di svariati alberi secolari di ulivo. Secondo i magistrati la compatibilità ambientale sarebbe stata adottata "senza una seria valutazione degli effetti cumulativi esterni e interni" e in violazione di norme e direttive. Accuse però sempre rimandate al mittente dalla società, convinta di aver rispettato tutte le regole.
Società che sta cercando di riprendere un'interlocuzione anche con gli enti locali, seppur difficile. L'accordo iniziale prevedeva delle compensazioni per le città attraversate dal gasdotto. Sul tavolo - oltre ai ristori dovuti per legge - c'erano 25 milioni circa, tra Snam e Tap, che però non sono stati utilizzati. Perché nessuno tra gli enti ha avviato le interlocuzioni. Ora dell'operazione si è fatto garante - paradosso della politica - il potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Mario Turco, esponente proprio di quel M5S che contro il Tap aveva costruito parte della propria fortuna politica. La questione è delicata: per ottenere i soldi le amministrazioni devono parlare con Tap. Ma molte di loro sono costituite parte civile nel procedimento contro l'azienda. "I Comuni attraversati dal gasdotto - ha detto il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini - non devono sedersi al tavolo con le aziende. Devono invece sedersi al tavolo con il governo che con le sue scelte ha imposto l'opera ai territori, al quale è giusto affidarsi perché trovi la sintesi con le aziende per finanziare investimenti utili a ristorare le comunità coinvolte con benefici adeguati".
La lunga storia del Tap è finita. O forse ne è appena cominciata un'altra.
I numeri del Tap
Due numeri: Tap è il tratto europeo del Corridoio Meridionale del Gas, un'infrastruttura in grado di trasportare 10 miliardi di metri cubi, con la possibilità anche di raddoppiarlo, all'anno di nuove forniture di gas dall'Azerbaigian verso i mercati europei. Le cifre dell'opera sono impressionanti: 55mila condotte posate lungo il percorso, che ha raggiunto un'altitudine di 2.100 metri nelle montagne albanesi e una profondità di 810 metri nel mare Adriatico. Oltre 50 milioni di ore lavorate e circa 140 milioni di chilometri percorsi senza incidenti di rilievo: "Un record di sicurezza di livello mondiale" dicono da Tap. "Il Corridoio meridionale del gas apre la via per l'approvvigionamento di gas naturale dall'Azerbaigian all'Europa ed è uno dei sistemi più moderni e affidabili attualmente disponibili per il trasporto di energia", spiega Murad Heydarov, presidente del consiglio di amministrazione della multinazionale. "In questa maniera - continua - garantiamo all'Europa una fornitura strategica e competitiva in grado di rafforzarne la sicurezza energetica. Allo stesso tempo, offriamo all'Unione Europea un contributo all'obiettivo di realizzare un mercato energetico integrato e di mettere a disposizione un mix energetico sostenibile, sicuro e diversificato per la transizione energetica in corso". "Quest'opera è il frutto di una visione lunga - dice Lucia Schieppati, managing director di Tap - Abbiamo consentito di raggiungere un doppio obiettivo: l'apertura di una nuova rotta dell'energia affidabile e sostenibile e la disponibilità di una nuova fonte di gas che raggiungerà milioni di utenti finali europei nei decenni a venire".
Il processo in corso
Uno sforzo che è costato moltissimo, e non soltanto in termini economici. Una parte della comunità salentina ha vissuto e vive molto male l'opera nonostante le rassicurazioni della multinazionale, temono ripercussioni di tipo ambientale. La spiaggia non ha cambiato il suo aspetto e nei prossimi giorni si cominceranno a ripiantare i nuovi alberi laddove sono stati abbattuti per i lavori. Ma evidentemente non basta. Anche perché c'è un processo penale in corso: la procura di Lecce ha citato in giudizio diciotto persone e Tap stessa con un'accusa importante: sostiene il procuratore Leonardo Leone de Castris che le autorizzazioni ambientali, idrogeologiche, paesaggistiche ed edilizie in possesso del consorzio Tap e rilasciate con decreti ministeriali sarebbero illegittime. Il processo vede imputati anche Michele Mario Elia, country manager della Tap Italia, i manager Gabriele Paolo Lanza, Luigi Romano, Adriano Dreussi, Piero Straccini, Luca Gentili, Alessandro Niccoli e Marco Paoluzzi l'ad della RA Costruzioni, la società esecutrice dei lavori. Le accuse vanno dall'inquinamento della falda acquifera, all'abuso edilizio e danneggiamento del patrimonio pubblico, sotto accusa anche l'espianto di svariati alberi secolari di ulivo. Secondo i magistrati la compatibilità ambientale sarebbe stata adottata "senza una seria valutazione degli effetti cumulativi esterni e interni" e in violazione di norme e direttive. Accuse però sempre rimandate al mittente dalla società, convinta di aver rispettato tutte le regole.
Società che sta cercando di riprendere un'interlocuzione anche con gli enti locali, seppur difficile. L'accordo iniziale prevedeva delle compensazioni per le città attraversate dal gasdotto. Sul tavolo - oltre ai ristori dovuti per legge - c'erano 25 milioni circa, tra Snam e Tap, che però non sono stati utilizzati. Perché nessuno tra gli enti ha avviato le interlocuzioni. Ora dell'operazione si è fatto garante - paradosso della politica - il potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Mario Turco, esponente proprio di quel M5S che contro il Tap aveva costruito parte della propria fortuna politica. La questione è delicata: per ottenere i soldi le amministrazioni devono parlare con Tap. Ma molte di loro sono costituite parte civile nel procedimento contro l'azienda. "I Comuni attraversati dal gasdotto - ha detto il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini - non devono sedersi al tavolo con le aziende. Devono invece sedersi al tavolo con il governo che con le sue scelte ha imposto l'opera ai territori, al quale è giusto affidarsi perché trovi la sintesi con le aziende per finanziare investimenti utili a ristorare le comunità coinvolte con benefici adeguati".
La lunga storia del Tap è finita. O forse ne è appena cominciata un'altra.