Per lanciare la ripresa l’Italia punta sulle imprese più sane e digitalizzate
di Ettore Livini , di Ettore LiviniLe risorse europee arriveranno in primavera ma l’obiettivo di far ripartire il Sistema Italia richiede riforme e un lavoro di preparazione senza il quale i fondi rischiano di essere poco efficaci e il Paese finirebbe per perdere un’occasione storica
L'inedita troika formata dal vaccino, dal volano del recovery plan e dai paracadute della Bce prova a regalare all'economia italiana un 2021 in ripresa dopo l'annus horribilis del Covid. L'inerzia, malgrado il freno del secondo lockdown, resta positiva. «Ci sono dati solidi di ripartenza – conferma Francesco Daveri, direttore del programma Full-Time MBA della SDA Bocconi School of Management – che con il graduale allontanamento dalle restrizioni sociali sono destinati a consolidarsi». Il rimbalzo a "V" che tutti auspicavano – «anche se meno profondo del previsto» ammette il centro studi di Confindustria – «c'è», conferma Daveri. E l'anno prossimo il Pil tricolore proverà a riguadagnare un po' del terreno perso quest'anno (-9% le ultime stime di Banca d'Italia) con un rialzo che balla tra il 3,5% previsto dall'istituto centrale al 5,1% messo nero su bianco –…
L'inedita troika formata dal vaccino, dal volano del recovery plan e dai paracadute della Bce prova a regalare all'economia italiana un 2021 in ripresa dopo l'annus horribilis del Covid. L'inerzia, malgrado il freno del secondo lockdown, resta positiva. «Ci sono dati solidi di ripartenza – conferma Francesco Daveri, direttore del programma Full-Time MBA della SDA Bocconi School of Management – che con il graduale allontanamento dalle restrizioni sociali sono destinati a consolidarsi». Il rimbalzo a "V" che tutti auspicavano – «anche se meno profondo del previsto» ammette il centro studi di Confindustria – «c'è», conferma Daveri. E l'anno prossimo il Pil tricolore proverà a riguadagnare un po' del terreno perso quest'anno (-9% le ultime stime di Banca d'Italia) con un rialzo che balla tra il 3,5% previsto dall'istituto centrale al 5,1% messo nero su bianco – con un po' di ottimismo – dal Fondo Monetario internazionale.
L'orizzonte, ovviamente, non è ancora limpido. Il Covid 19 non è stato domato e «tutte le previsioni sull'andamento dell'economia nei prossimi tre anni saranno condizionati dall'evoluzione della pandemia», ammette Banca d'Italia. L'ottovolante del coronavirus non è ancora andato in archivio e un po' d'esperienza ce la siamo fatta nei mesi scorsi quando siamo passati dal + 15,9% del Pil realizzato nella felice (fin troppo) estate 2020 a un quarto trimestre dell'anno che causa lockdown e varianti inglesi del virus si chiuderà quasi sicuramente in negativo. «L'arrivo del vaccino è destinato però a invertire la tendenza e già dalla primavera, se si immunizzerà una buona parte della popolazione in Italia e nei paesi vicini a noi, darà una solida spinta alla ripresa» è certo Fabrizio Pagani, ex-capo della segreteria tecnica del Tesoro di Pier Carlo Padoan e global Head of Economics Muzinich & Co.
Una volta ridimensionato il Covid con la campagna di vaccinazione, inizierà il lavoro più difficile: rimettere in piedi l'economia non solo dell'Italia ma di tutta Europa. Una partita il cui successo è fondato in buona parte sul volano del piano "Next Generation Eu", alias il Rcovery Fund. «Senza gli interventi della Ue – è sicuro Daveri - oggi saremmo qui a raccogliere i cocci di una crisi di proporzioni rilevanti». Il patto di stabilità con i suoi vincoli è saltato, sciogliendoci – pro tempore – dai vincoli di Maastricht. La Bce sta tenendo i tassi sottozero. E i 209 miliardi in arrivo in Italia da Bruxelles «possono garantire una spinta fino al 3,5% del Pil tricolore e ridurre il rapporto con il debito fino al 5% entro il 2026» ha calcolato Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo Bce.
Il problema, appunto, è però quando arriveranno. Anche perché fino ad ora la ripresa dell'area euro è stata a diverse velocità «con la Germania che è quasi tornata al livello pre-Covid e l'Italia ancora sotto del 55%, un po' peggio anche della Francia», spiega Daveri. «Gli aiuti europei a mio parere saranno disponibili solo a primavera inoltrata o a inizio estate – stima Pagani - ragion per cui la ripresa del 2021 potrà arrivare solo dal mondo delle imprese e dalla loro resilienza». Quanto le società private potranno davvero contribuire alla ripartenza dell'Italia è difficile capirlo in questo momento: «Oggi ci sono due meccanismi fondamentali dell'economia di mercato che sono stati sospesi: i licenziamenti, ammortizzati dalla Cigs, e il credito, snaturato dalle moratorie e dalle garanzie dello Stato – spiega l'economista di Muzinich – quando queste misure saranno ritirate potremo capire davvero che 2021 ci aspetta».
Gli spettri, ovviamente, sono una valanga di licenziamenti e un domino di fallimenti societari. I segnali però, almeno per il momento, sono buoni. «Le imprese italiane oggi sono più mature rispetto alla situazione in cui erano all'epoca della crisi dei debiti sovrani – continua – sono meglio capitalizzate, più digitalizzate e aperte nella struttura del capitale anche se quelle medio grandi avranno meno difficoltà nel dopo pandemia rispetto alle micro imprese».
«A trainare la ripresa saranno i settori già ripartiti come farmaceutica e tecnologie mentre turismo e ristorazione andranno incontro a un'inevitabile selezione darwiniana», aggiunge Daveri. Con una serie di insolvenze che però – dice Pagani – «non dovrebbe mettere in difficoltà il settore bancario» che grazie anche al lavoro del regolatore «si presenta a questo appuntamento con un capitale adeguato e strutture meglio attrezzate per recuperare i crediti».
La congiuntura italiana resterà legata nel 2021 anche al quadro internazionale non solo per la questione dei prezzi del petrolio ma anche per i focolai di tensione geopolitica. «Sono convinto che la nomina di Biden cambierà nella forma ma non nella sostanza le frizioni tra Usa e Cina su temi come cybersecurity e tecnologie – spiega l'ex capo di gabinetto di Padoan - e pure qualche tensione tra Europa e resto del mondo se Bruxelles andrà avanti su web tax o carbon tax».
Il jolly, comunque, vaccino a parte, resta il Recovery Plan: «Se vogliamo che il 2021 sia davvero l'anno della rinascita, l'Italia dovrà essere capace di mettere in atto subito le procedure che scaricano a terra in tempi rapidi questi soldi – ammette Pagani – abbiamo a un problema cronico di capacità di spendere. E da noi ancora non si è ben capito che gli aiuti per investimenti devono essere legati alle riforme che li abilitano. Inutile ad esempio mettere centinaia di milioni in progetti fotovoltaici se poi non semplifichi e rendi più rapidi i processi autorizzativi».
La crescita del Pil del 2021, insomma, è legata a filo doppio a una variabile indipendente dalla nostra volontà, la pandemia e alla nostra capacità di non perdere un'occasione unica come gli aiuti europei. «Bce e l'Europa ci hanno garantito un grande anestetico – ride Pagani – i prossimi mesi fino al 2022 devono essere utilizzati al meglio per non sciupare questa occasione».
Il paracadute all'economia italiana, in effetti e per fortuna, durerà ancora un po'. «La crisi del 2011 ci ha insegnato che non bisogna togliere il sostegno all'economia dei paesi in crisi nel momento sbagliato – conclude Daveri – gli aiuti dovranno continuare. Il conto al momento è sostenibile grazie ai tassi molto bassi. Certo la crescita economica deve tornare a essere superiore del costo dell'indebitamento ma con gli interessi ridotti e le misure per la ripartenza in campo ci sarà modo e tempo di capire come e quando si potrà iniziare a ridurre il sostegno e dire no a qualche aiuto».
L'ottovolante Covid
L'orizzonte, ovviamente, non è ancora limpido. Il Covid 19 non è stato domato e «tutte le previsioni sull'andamento dell'economia nei prossimi tre anni saranno condizionati dall'evoluzione della pandemia», ammette Banca d'Italia. L'ottovolante del coronavirus non è ancora andato in archivio e un po' d'esperienza ce la siamo fatta nei mesi scorsi quando siamo passati dal + 15,9% del Pil realizzato nella felice (fin troppo) estate 2020 a un quarto trimestre dell'anno che causa lockdown e varianti inglesi del virus si chiuderà quasi sicuramente in negativo. «L'arrivo del vaccino è destinato però a invertire la tendenza e già dalla primavera, se si immunizzerà una buona parte della popolazione in Italia e nei paesi vicini a noi, darà una solida spinta alla ripresa» è certo Fabrizio Pagani, ex-capo della segreteria tecnica del Tesoro di Pier Carlo Padoan e global Head of Economics Muzinich & Co.
La ripresa europea
Una volta ridimensionato il Covid con la campagna di vaccinazione, inizierà il lavoro più difficile: rimettere in piedi l'economia non solo dell'Italia ma di tutta Europa. Una partita il cui successo è fondato in buona parte sul volano del piano "Next Generation Eu", alias il Rcovery Fund. «Senza gli interventi della Ue – è sicuro Daveri - oggi saremmo qui a raccogliere i cocci di una crisi di proporzioni rilevanti». Il patto di stabilità con i suoi vincoli è saltato, sciogliendoci – pro tempore – dai vincoli di Maastricht. La Bce sta tenendo i tassi sottozero. E i 209 miliardi in arrivo in Italia da Bruxelles «possono garantire una spinta fino al 3,5% del Pil tricolore e ridurre il rapporto con il debito fino al 5% entro il 2026» ha calcolato Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo Bce.
Il problema, appunto, è però quando arriveranno. Anche perché fino ad ora la ripresa dell'area euro è stata a diverse velocità «con la Germania che è quasi tornata al livello pre-Covid e l'Italia ancora sotto del 55%, un po' peggio anche della Francia», spiega Daveri. «Gli aiuti europei a mio parere saranno disponibili solo a primavera inoltrata o a inizio estate – stima Pagani - ragion per cui la ripresa del 2021 potrà arrivare solo dal mondo delle imprese e dalla loro resilienza». Quanto le società private potranno davvero contribuire alla ripartenza dell'Italia è difficile capirlo in questo momento: «Oggi ci sono due meccanismi fondamentali dell'economia di mercato che sono stati sospesi: i licenziamenti, ammortizzati dalla Cigs, e il credito, snaturato dalle moratorie e dalle garanzie dello Stato – spiega l'economista di Muzinich – quando queste misure saranno ritirate potremo capire davvero che 2021 ci aspetta».
Gli spettri, ovviamente, sono una valanga di licenziamenti e un domino di fallimenti societari. I segnali però, almeno per il momento, sono buoni. «Le imprese italiane oggi sono più mature rispetto alla situazione in cui erano all'epoca della crisi dei debiti sovrani – continua – sono meglio capitalizzate, più digitalizzate e aperte nella struttura del capitale anche se quelle medio grandi avranno meno difficoltà nel dopo pandemia rispetto alle micro imprese».
Farmaceutica e tecnologie
«A trainare la ripresa saranno i settori già ripartiti come farmaceutica e tecnologie mentre turismo e ristorazione andranno incontro a un'inevitabile selezione darwiniana», aggiunge Daveri. Con una serie di insolvenze che però – dice Pagani – «non dovrebbe mettere in difficoltà il settore bancario» che grazie anche al lavoro del regolatore «si presenta a questo appuntamento con un capitale adeguato e strutture meglio attrezzate per recuperare i crediti».
La congiuntura italiana resterà legata nel 2021 anche al quadro internazionale non solo per la questione dei prezzi del petrolio ma anche per i focolai di tensione geopolitica. «Sono convinto che la nomina di Biden cambierà nella forma ma non nella sostanza le frizioni tra Usa e Cina su temi come cybersecurity e tecnologie – spiega l'ex capo di gabinetto di Padoan - e pure qualche tensione tra Europa e resto del mondo se Bruxelles andrà avanti su web tax o carbon tax».
Il jolly, comunque, vaccino a parte, resta il Recovery Plan: «Se vogliamo che il 2021 sia davvero l'anno della rinascita, l'Italia dovrà essere capace di mettere in atto subito le procedure che scaricano a terra in tempi rapidi questi soldi – ammette Pagani – abbiamo a un problema cronico di capacità di spendere. E da noi ancora non si è ben capito che gli aiuti per investimenti devono essere legati alle riforme che li abilitano. Inutile ad esempio mettere centinaia di milioni in progetti fotovoltaici se poi non semplifichi e rendi più rapidi i processi autorizzativi».
La crescita del Pil del 2021, insomma, è legata a filo doppio a una variabile indipendente dalla nostra volontà, la pandemia e alla nostra capacità di non perdere un'occasione unica come gli aiuti europei. «Bce e l'Europa ci hanno garantito un grande anestetico – ride Pagani – i prossimi mesi fino al 2022 devono essere utilizzati al meglio per non sciupare questa occasione».
Il paracadute all'economia italiana, in effetti e per fortuna, durerà ancora un po'. «La crisi del 2011 ci ha insegnato che non bisogna togliere il sostegno all'economia dei paesi in crisi nel momento sbagliato – conclude Daveri – gli aiuti dovranno continuare. Il conto al momento è sostenibile grazie ai tassi molto bassi. Certo la crescita economica deve tornare a essere superiore del costo dell'indebitamento ma con gli interessi ridotti e le misure per la ripartenza in campo ci sarà modo e tempo di capire come e quando si potrà iniziare a ridurre il sostegno e dire no a qualche aiuto».