Le lezioni che l'anno della pandemia lascia in eredità al mondo del 2021
di Federico Rampini , di Federico RampiniNel 2020 la vera depressione è stata quella dell’Occidente: grazie a una buona burocrazia e alla capacità di sopravvivenza il Far East ha avuto una recessione breve ed è già in piena ripresa
Chi di mestiere non fa previsioni, ha una consolazione: la credibilità degli "esperti" continua a precipitare. Ricordo un paio di "previsioni" condivise dal 99% degli economisti patentati. Che i dazi di Donald Trump sul made in China li avrebbe pagati il consumatore americano, era un dogma di fede: invece in tre anni abbondanti di applicazione di quei dazi non vi è mai stata la minima traccia di quel presunto shock inflazionistico nei dati sull'indice dei prezzi americano. Che Brexit avrebbe svuotato Londra di tante sedi di banche e multinazionali era un altro dogma di fede. Quattro anni abbondanti di preparativi di divorzio non hanno realizzato la profezia ed è ormai chiaro che la grande fuga non avverrà. È dunque con cuore leggero che ci si può avventurare negli scenari, sapendo che i professionisti di questo esercizio sono screditati a vita. Per non seguirli nello stesso destino infausto conviene cambiare approccio, …
Chi di mestiere non fa previsioni, ha una consolazione: la credibilità degli "esperti" continua a precipitare. Ricordo un paio di "previsioni" condivise dal 99% degli economisti patentati. Che i dazi di Donald Trump sul made in China li avrebbe pagati il consumatore americano, era un dogma di fede: invece in tre anni abbondanti di applicazione di quei dazi non vi è mai stata la minima traccia di quel presunto shock inflazionistico nei dati sull'indice dei prezzi americano. Che Brexit avrebbe svuotato Londra di tante sedi di banche e multinazionali era un altro dogma di fede. Quattro anni abbondanti di preparativi di divorzio non hanno realizzato la profezia ed è ormai chiaro che la grande fuga non avverrà. È dunque con cuore leggero che ci si può avventurare negli scenari, sapendo che i professionisti di questo esercizio sono screditati a vita. Per non seguirli nello stesso destino infausto conviene cambiare approccio, radicalmente. Per esempio, cercare di meditare sulle lezioni del 2020 che potrebbero tornare utili per non fraintendere le opportunità e le insidie dell'anno che si apre.
Sarà bene cominciare con un vaccino anti-provincialismo. Abbiamo fatto indigestione di analisi sulla "crisi mondiale", mentre la vera depressione del 2020 è stata "occidentale". Scambiare una parte per il tutto, estrapolare al pianeta intero un'analisi che vale solo per l'America e l'Europa, è un difetto ormai intollerabile, un errore che non possiamo più permetterci. L'Asia che conta, cioè Estremo Oriente e Sud-Est asiatico, ha avuto una recessione moderata e breve, seguita da una ripresa nel secondo semestre. A trainare la crescita di quella parte del mondo è stata la Cina. Lo shock da pandemia ha avuto un effetto così limitato, che alla fine del 2021 il punto d'arrivo dell'economia cinese sarà grosso modo quello che si poteva tracciare due anni prima, pre-Covid. Forse sarà andata perfino meglio se è vero che la Cina sta viaggiando verso un recupero di tassi di crescita del Pil del decennio scorso, cioè dell'ordine del +8% annuo.
Alcune lezioni da trarre. Non c'è un vero cambio di paradigma, la crescita cinese rimane dipendente dal traino delle esportazioni e infatti l'ottima performance del secondo semestre 2020 ha coinciso con un aumento di quote di mercato mondiali per il made in China. Xi Jinping ha in mente un modello di sviluppo meno estero-dipendente ma si tratta di un progetto di medio-lungo termine. Tonnellate di banalità retorica sul "mondo che non sarà mai più lo stesso dopo la pandemia" s'infrangono contro la realtà: il mondo all'uscita dal Covid ha molte somiglianze con quello del 2019, accelera quel trend verso la centralità dell'Asia che è in atto da trent'anni.
Il mix tra allarme per la sicurezza sanitaria e autarchia da guerra fredda sta spingendo molte aziende a rivedere la catena produttiva e logistica, alleggerendo il peso della Cina. Ma anche qui siamo nell'ordine dei processi lenti, e comunque in testa alla lista dei beneficiari ci sono sempre dei Paesi asiatici come Taiwan e Singapore (gamma alta), Vietnam e Bangladesh (produzioni di massa e ad alta intensità di lavoro).
La qualità della ripresa occidentale nel 2021 sarà legata a due o tre lezioni che vengono da Oriente. Prima lezione: che cos'hanno in comune i modelli più efficaci nel contenimento della pandemia, cioè Cina Giappone Corea Taiwan Singapore? Vista l'estrema diversità dei sistemi politici, oltre alla cultura confuciana va sottolineata la qualità dell'amministrazione pubblica. Una "buona burocrazia" ha fatto la differenza soprattutto per giapponesi e sudcoreani, taiwanesi e singaporiani, che si sono potuti evitare i lockdown. Ma anche in Cina la qualità dello Stato è superiore a quanto si creda dall'esterno. Seconda lezione: se l'Europa vuole capire come ci si destreggia nella seconda guerra fredda (visto che Biden cambierà tattiche e adatterà la strategia, ma non sarà mai più una "colomba" con Xi Jinping), deve studiarsi il Sud-Est asiatico, la Corea del Sud e il Giappone. È dal 1972, l'anno del disgelo tra Nixon e Mao Zedong, che in quella parte del mondo i Paesi più piccoli della Cina hanno dovuto sviluppare un know how per la sopravvivenza tra due blocchi soggetti a scosse di assestamento sismico pericolose. La prima guerra fredda ha poco da insegnarci, quindi gli europei devono studiare il "manuale per l'uso" che è stato scritto a Tokyo, Seul, Singapore, Taipei, Hanoi.
La terza lezione viene da un modello negativo, l'India. Poteva emergere come la grande vincitrice di questa fase. Per le sue dimensioni, per certe risorse della sua manodopera, l'India poteva diventare la vera alternativa alla Cina, captando investimenti di multinazionali in ritirata strategica. Un po' di investimenti aggiuntivi ci sono stati, ma prevalentemente si tratta di istituzioni occidentali che acquistano partecipazioni di minoranza in mega-holding indiane come i colossi Reliance e Adani. Il significato è questo: gli stranieri pensano che l'India continuerà ad avere un habitat ostile alle imprese, una burocrazia perfida, e solo i grandi attori locali sanno come destreggiarsi fra quei mille ostacoli. Lezione per l'Italia: la riforma della pubblica amministrazione non è uno dei cantieri, è il cantiere indispensabile.
In Occidente abbiamo dei trionfi da vantare, purtroppo sono concentrati sulla West Coast degli Stati Uniti: Big Tech ha consolidato la sua supremazia. La ripresa sarà trainata da chi capisce le lezioni della turbo-transizione al digitale. Cos'abbiamo appreso dal lockdown? Ad alzare bandiera bianca ad Amazon? Si spera che ci siano altre opportunità oltre alla resa incondizionata. Cito traumi di vita quotidiana. Ciascuno di noi ha collezionato esempi di disfunzioni, disservizi, inefficienze nella vita digitale. L'insegnamento online ha provocato una caduta di qualità nell'istruzione per centinaia di milioni di giovani. La tele-medicina è stata spesso una delusione. Il passaggio al digitale nei servizi bancari ha creato disagi enormi per alcune fasce di popolazione come gli anziani. E ancora una volta la pubblica amministrazione è stata fra i cattivi allievi della transizione. L'elenco si può allungare ed è anche una lista di opportunità: per ogni cosa che non funziona c'è una soluzione da inventare, lavoro e ricchezza da creare escogitando il rimedio. La qualità e il vigore della ripresa dipenderà anche da una miriade di sforzi collettivi.
Purtroppo per gli europei, l'America oltre ai giganti Amazon & C. ha nutrito per decenni anche l'habitat favorevole alle start-up e micro-imprese innovative che s'infilano negli interstizi e inventano soluzioni per i problemi. Anche per questo la ripresa americana sarà più vigorosa. Non è affatto sicuro, invece, che questa ripresa avrà una spinta determinante dal cambio di presidenza. Un assaggio del 2021 gli americani lo hanno avuto con la manovra di fine anno, approvata in extremis dal Congresso con un accordo bipartisan. Un sollievo a famiglie, disoccupati, piccole imprese, ma una manovra ridotta a meno della metà rispetto agli auspici di Biden. L'America avrà una politica di bilancio meno espansiva di quanto vorrebbe il nuovo presidente, condizionato dal Senato repubblicano. Dovrà fare affidamento sugli "spiriti animali" del suo capitalismo.
Una depressione occidentale
Sarà bene cominciare con un vaccino anti-provincialismo. Abbiamo fatto indigestione di analisi sulla "crisi mondiale", mentre la vera depressione del 2020 è stata "occidentale". Scambiare una parte per il tutto, estrapolare al pianeta intero un'analisi che vale solo per l'America e l'Europa, è un difetto ormai intollerabile, un errore che non possiamo più permetterci. L'Asia che conta, cioè Estremo Oriente e Sud-Est asiatico, ha avuto una recessione moderata e breve, seguita da una ripresa nel secondo semestre. A trainare la crescita di quella parte del mondo è stata la Cina. Lo shock da pandemia ha avuto un effetto così limitato, che alla fine del 2021 il punto d'arrivo dell'economia cinese sarà grosso modo quello che si poteva tracciare due anni prima, pre-Covid. Forse sarà andata perfino meglio se è vero che la Cina sta viaggiando verso un recupero di tassi di crescita del Pil del decennio scorso, cioè dell'ordine del +8% annuo.
Alcune lezioni da trarre. Non c'è un vero cambio di paradigma, la crescita cinese rimane dipendente dal traino delle esportazioni e infatti l'ottima performance del secondo semestre 2020 ha coinciso con un aumento di quote di mercato mondiali per il made in China. Xi Jinping ha in mente un modello di sviluppo meno estero-dipendente ma si tratta di un progetto di medio-lungo termine. Tonnellate di banalità retorica sul "mondo che non sarà mai più lo stesso dopo la pandemia" s'infrangono contro la realtà: il mondo all'uscita dal Covid ha molte somiglianze con quello del 2019, accelera quel trend verso la centralità dell'Asia che è in atto da trent'anni.
Il mix tra allarme per la sicurezza sanitaria e autarchia da guerra fredda sta spingendo molte aziende a rivedere la catena produttiva e logistica, alleggerendo il peso della Cina. Ma anche qui siamo nell'ordine dei processi lenti, e comunque in testa alla lista dei beneficiari ci sono sempre dei Paesi asiatici come Taiwan e Singapore (gamma alta), Vietnam e Bangladesh (produzioni di massa e ad alta intensità di lavoro).
La ripresa
La qualità della ripresa occidentale nel 2021 sarà legata a due o tre lezioni che vengono da Oriente. Prima lezione: che cos'hanno in comune i modelli più efficaci nel contenimento della pandemia, cioè Cina Giappone Corea Taiwan Singapore? Vista l'estrema diversità dei sistemi politici, oltre alla cultura confuciana va sottolineata la qualità dell'amministrazione pubblica. Una "buona burocrazia" ha fatto la differenza soprattutto per giapponesi e sudcoreani, taiwanesi e singaporiani, che si sono potuti evitare i lockdown. Ma anche in Cina la qualità dello Stato è superiore a quanto si creda dall'esterno. Seconda lezione: se l'Europa vuole capire come ci si destreggia nella seconda guerra fredda (visto che Biden cambierà tattiche e adatterà la strategia, ma non sarà mai più una "colomba" con Xi Jinping), deve studiarsi il Sud-Est asiatico, la Corea del Sud e il Giappone. È dal 1972, l'anno del disgelo tra Nixon e Mao Zedong, che in quella parte del mondo i Paesi più piccoli della Cina hanno dovuto sviluppare un know how per la sopravvivenza tra due blocchi soggetti a scosse di assestamento sismico pericolose. La prima guerra fredda ha poco da insegnarci, quindi gli europei devono studiare il "manuale per l'uso" che è stato scritto a Tokyo, Seul, Singapore, Taipei, Hanoi.
Il modello India
La terza lezione viene da un modello negativo, l'India. Poteva emergere come la grande vincitrice di questa fase. Per le sue dimensioni, per certe risorse della sua manodopera, l'India poteva diventare la vera alternativa alla Cina, captando investimenti di multinazionali in ritirata strategica. Un po' di investimenti aggiuntivi ci sono stati, ma prevalentemente si tratta di istituzioni occidentali che acquistano partecipazioni di minoranza in mega-holding indiane come i colossi Reliance e Adani. Il significato è questo: gli stranieri pensano che l'India continuerà ad avere un habitat ostile alle imprese, una burocrazia perfida, e solo i grandi attori locali sanno come destreggiarsi fra quei mille ostacoli. Lezione per l'Italia: la riforma della pubblica amministrazione non è uno dei cantieri, è il cantiere indispensabile.
In Occidente abbiamo dei trionfi da vantare, purtroppo sono concentrati sulla West Coast degli Stati Uniti: Big Tech ha consolidato la sua supremazia. La ripresa sarà trainata da chi capisce le lezioni della turbo-transizione al digitale. Cos'abbiamo appreso dal lockdown? Ad alzare bandiera bianca ad Amazon? Si spera che ci siano altre opportunità oltre alla resa incondizionata. Cito traumi di vita quotidiana. Ciascuno di noi ha collezionato esempi di disfunzioni, disservizi, inefficienze nella vita digitale. L'insegnamento online ha provocato una caduta di qualità nell'istruzione per centinaia di milioni di giovani. La tele-medicina è stata spesso una delusione. Il passaggio al digitale nei servizi bancari ha creato disagi enormi per alcune fasce di popolazione come gli anziani. E ancora una volta la pubblica amministrazione è stata fra i cattivi allievi della transizione. L'elenco si può allungare ed è anche una lista di opportunità: per ogni cosa che non funziona c'è una soluzione da inventare, lavoro e ricchezza da creare escogitando il rimedio. La qualità e il vigore della ripresa dipenderà anche da una miriade di sforzi collettivi.
Purtroppo per gli europei, l'America oltre ai giganti Amazon & C. ha nutrito per decenni anche l'habitat favorevole alle start-up e micro-imprese innovative che s'infilano negli interstizi e inventano soluzioni per i problemi. Anche per questo la ripresa americana sarà più vigorosa. Non è affatto sicuro, invece, che questa ripresa avrà una spinta determinante dal cambio di presidenza. Un assaggio del 2021 gli americani lo hanno avuto con la manovra di fine anno, approvata in extremis dal Congresso con un accordo bipartisan. Un sollievo a famiglie, disoccupati, piccole imprese, ma una manovra ridotta a meno della metà rispetto agli auspici di Biden. L'America avrà una politica di bilancio meno espansiva di quanto vorrebbe il nuovo presidente, condizionato dal Senato repubblicano. Dovrà fare affidamento sugli "spiriti animali" del suo capitalismo.