Il degrado delle infrastrutture: strade, gas, energia, reti impoverite da troppi utili
di Marco Patucchi , di Marco PatucchiUn gruppo di economisti della Sapienza è partito dalle criticità infrastrutturali evidenziate dal Piano Colao dello scorso anno e le ha incrociate con le analisi dei bilanci delle società concessionarie, ne è emerso che queste hanno prodotto 30 miliardi di profitti ma che oltrela metà sono andati in dividendi e tutto a scapito degli investimenti
Nella graduatoria sulla competitività di 63 Paesi stilata dall'International Institute for Management Development, una delle più importanti business school del mondo, l'Italia da un paio d'anni non riesce a schiodarsi dalla 44esima posizione. Più in basso, per dire, di India, Kazakhstan, Lettonia, Indonesia, Polonia. E nel giro dell'ultimo ventennio, cioè da quando con l'avvento dell'euro abbiamo perso l'arma competitiva della svalutazione della moneta nazionale, il nostro Paese è sceso di 14 gradini in quella graduatoria, costruita misurando un centinaio di variabili. Tra queste, a pesare come un'insopportabile forza di gravità sulle spalle del Belpaese sono soprattutto le infrastrutture di base (ferrovie, strade, Tlc, rete idrica, energia) che ci vedono addirittura in 53esima posizione.
Non a caso il premier Mario Draghi, nel suo programma di governo, ha indicato tra le priorità proprio "energia d…
Non a caso il premier Mario Draghi, nel suo programma di governo, ha indicato tra le priorità proprio "energia d…
Nella graduatoria sulla competitività di 63 Paesi stilata dall'International Institute for Management Development, una delle più importanti business school del mondo, l'Italia da un paio d'anni non riesce a schiodarsi dalla 44esima posizione. Più in basso, per dire, di India, Kazakhstan, Lettonia, Indonesia, Polonia. E nel giro dell'ultimo ventennio, cioè da quando con l'avvento dell'euro abbiamo perso l'arma competitiva della svalutazione della moneta nazionale, il nostro Paese è sceso di 14 gradini in quella graduatoria, costruita misurando un centinaio di variabili. Tra queste, a pesare come un'insopportabile forza di gravità sulle spalle del Belpaese sono soprattutto le infrastrutture di base (ferrovie, strade, Tlc, rete idrica, energia) che ci vedono addirittura in 53esima posizione.
Non a caso il premier Mario Draghi, nel suo programma di governo, ha indicato tra le priorità proprio "energia da fonti rinnovabili, inquinamento di aria e acqua, rete ferroviaria veloce, reti di distribuzione dell'energia per le auto elettriche, produzione e distribuzione di idrogeno, digitalizzazione, banda larga e 5G". Una lista che, letta in controluce, fissa le coordinate per accedere ai miliardi del Recovery Plan europeo. Un traguardo ormai dietro l'angolo, ma al quale l'Italia arriva in affanno per la perenne instabilità politica, e con decenni di ritardo strutturale. Arretratezza che nel giugno 2020 il Comitato di esperti in materia economica e sociale, coordinato da Vittorio Colao, aveva fotografato nel suo Rapporto finale consegnato all'allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Colao, che oggi è ministro dell'Innovazione tecnologica e della Transizione digitale, definiva infrastrutture e ambiente "volano del rilancio".
La facoltà di Ingegneria civile e industriale della Sapienza di Roma è partita dal canovaccio di quel rapporto per implementare il quadro dello status quo delle infrastrutture spingendosi ancora più in là. Ha raccolto, riclassificato e elaborato i piani industriali e i bilanci consolidati dell'ultimo decennio dei principali gruppi (pubblici e privati) che gestiscono le infrastrutture: Atlantia per le autostrade, Telecom-Tim e Vodafone per le Tlc, Acea per il ciclo integrale delle acque, Terna per la trasmissione elettrica, Rfi per la rete ferroviaria, Snam per il gas. Ne emerge un "peccato originale": "Le grandi società infrastrutturali italiane - si legge nello studio (che è online da oggi sul sito della Facoltà, (https://www.ing.uniroma1.it/documenti-di-lavoro) - hanno utili molto elevati ma li distribuiscono per molto più della metà, a volte più del cento per cento. Negli ultimi dieci anni hanno distribuito dividendi per 30 miliardi". Tutte risorse sottratte agli investimenti. Ecco perché le infrastrutture autostradali e telefoniche hanno un'anzianità pari rispettivamente al 75 e all'81% della vita utile e altre tre (elettrica, ferroviaria, gas) pari al 34/43%.
L'investimento tecnico medio annuo si è aggirato per ciascuna delle infrastrutture autostradale, elettrica, gas tra 1 e 1,4 miliardi; per la rete ferroviaria è stato pari a poco meno di 5 miliardi; per quella telefonica a 3,8 miliardi. "Questi investimenti annui - si legge nel rapporto - si ragguagliano a un tasso di rinnovamento medio intorno al 7%. Ciò vuol dire che, per rinnovare completamente l'infrastruttura a questi ritmi, occorrerebbe una quindicina di anni". E il quadro settore per settore non è incoraggiante. La dotazione di infrastrutture stradali e autostradali risulta in termini quantitativi consistente, "tuttavia il loro stato e la loro adeguatezza rispetto alle esigenze di mobilità presentano numerosi aspetti critici. La copertura finanziaria per manutenzioni e ricostruzioni non è sufficiente" minacciando la "compromissione di un sistema di reti essenziale per la crescita e il benessere nazionali".
La transizione energetica secondo la Sapienza "può consentire un'evoluzione epocale nelle reti elettriche e nelle micro-reti, con una notevole propulsione di ricerca e industrializzazione di componenti nuovi o rinnovati": sistemi modulari, flessibili, distribuzioni elettriche non convenzionali, potenziamento della sicurezza elettrica residenziale, qualificazione di sistemi e equipaggiamenti, prototipi ecologici, internet delle cose .Ben posizionata Snam nelle infrastrutture di trasporto gas, sia in termini di completamento che di ammodernamento delle rete e di efficienza energetica: "Però ci si aspetterebbe una maggiore attenzione al tema dell'idrogeno blu". Le infrastrutture idriche "meritano maggiori risorse finanziarie per coprire il fabbisogno reale e colmare l'attuale deficit infrastrutturale. Serve un'azione amministrativa incisiva per snellire le procedure e ridurre i tempi di esecuzione" con un'azione mirata verso il Sud.
Nel l'Alta velocità ferroviaria, "essenziale per la sostenibilità economica, ambientale e sociale del Paese", strategia e investimenti per la Sapienza sono "congrui", ma sulla tempistica di erogazione dei fondi "sarebbe opportuno porre maggiore attenzione alla fattibilità (priorità) e fruibilità delle opere in ottica sistemica". Infine le Tlc. Riguardo banda larga e sistema 5G - si legge nello studio - "si può concludere che ne viene pienamente riconosciuto l'assoluto rilievo strategico. Tuttavia le differenti analisi tecnico-economiche sono concordi con la necessità di un supporto finanziario ben maggiore rispetto a quanto emerge dagli attuali piani governativi". La palla ora passa a Mario Draghi. In campo, ad arbitrare, sarà l'Europa: questa volta senza tempi supplementari.
Non a caso il premier Mario Draghi, nel suo programma di governo, ha indicato tra le priorità proprio "energia da fonti rinnovabili, inquinamento di aria e acqua, rete ferroviaria veloce, reti di distribuzione dell'energia per le auto elettriche, produzione e distribuzione di idrogeno, digitalizzazione, banda larga e 5G". Una lista che, letta in controluce, fissa le coordinate per accedere ai miliardi del Recovery Plan europeo. Un traguardo ormai dietro l'angolo, ma al quale l'Italia arriva in affanno per la perenne instabilità politica, e con decenni di ritardo strutturale. Arretratezza che nel giugno 2020 il Comitato di esperti in materia economica e sociale, coordinato da Vittorio Colao, aveva fotografato nel suo Rapporto finale consegnato all'allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Colao, che oggi è ministro dell'Innovazione tecnologica e della Transizione digitale, definiva infrastrutture e ambiente "volano del rilancio".
Il lavoro della Sapienza
La facoltà di Ingegneria civile e industriale della Sapienza di Roma è partita dal canovaccio di quel rapporto per implementare il quadro dello status quo delle infrastrutture spingendosi ancora più in là. Ha raccolto, riclassificato e elaborato i piani industriali e i bilanci consolidati dell'ultimo decennio dei principali gruppi (pubblici e privati) che gestiscono le infrastrutture: Atlantia per le autostrade, Telecom-Tim e Vodafone per le Tlc, Acea per il ciclo integrale delle acque, Terna per la trasmissione elettrica, Rfi per la rete ferroviaria, Snam per il gas. Ne emerge un "peccato originale": "Le grandi società infrastrutturali italiane - si legge nello studio (che è online da oggi sul sito della Facoltà, (https://www.ing.uniroma1.it/documenti-di-lavoro) - hanno utili molto elevati ma li distribuiscono per molto più della metà, a volte più del cento per cento. Negli ultimi dieci anni hanno distribuito dividendi per 30 miliardi". Tutte risorse sottratte agli investimenti. Ecco perché le infrastrutture autostradali e telefoniche hanno un'anzianità pari rispettivamente al 75 e all'81% della vita utile e altre tre (elettrica, ferroviaria, gas) pari al 34/43%.
L'investimento tecnico medio annuo si è aggirato per ciascuna delle infrastrutture autostradale, elettrica, gas tra 1 e 1,4 miliardi; per la rete ferroviaria è stato pari a poco meno di 5 miliardi; per quella telefonica a 3,8 miliardi. "Questi investimenti annui - si legge nel rapporto - si ragguagliano a un tasso di rinnovamento medio intorno al 7%. Ciò vuol dire che, per rinnovare completamente l'infrastruttura a questi ritmi, occorrerebbe una quindicina di anni". E il quadro settore per settore non è incoraggiante. La dotazione di infrastrutture stradali e autostradali risulta in termini quantitativi consistente, "tuttavia il loro stato e la loro adeguatezza rispetto alle esigenze di mobilità presentano numerosi aspetti critici. La copertura finanziaria per manutenzioni e ricostruzioni non è sufficiente" minacciando la "compromissione di un sistema di reti essenziale per la crescita e il benessere nazionali".
La transazione energetica
La transizione energetica secondo la Sapienza "può consentire un'evoluzione epocale nelle reti elettriche e nelle micro-reti, con una notevole propulsione di ricerca e industrializzazione di componenti nuovi o rinnovati": sistemi modulari, flessibili, distribuzioni elettriche non convenzionali, potenziamento della sicurezza elettrica residenziale, qualificazione di sistemi e equipaggiamenti, prototipi ecologici, internet delle cose .Ben posizionata Snam nelle infrastrutture di trasporto gas, sia in termini di completamento che di ammodernamento delle rete e di efficienza energetica: "Però ci si aspetterebbe una maggiore attenzione al tema dell'idrogeno blu". Le infrastrutture idriche "meritano maggiori risorse finanziarie per coprire il fabbisogno reale e colmare l'attuale deficit infrastrutturale. Serve un'azione amministrativa incisiva per snellire le procedure e ridurre i tempi di esecuzione" con un'azione mirata verso il Sud.
Nel l'Alta velocità ferroviaria, "essenziale per la sostenibilità economica, ambientale e sociale del Paese", strategia e investimenti per la Sapienza sono "congrui", ma sulla tempistica di erogazione dei fondi "sarebbe opportuno porre maggiore attenzione alla fattibilità (priorità) e fruibilità delle opere in ottica sistemica". Infine le Tlc. Riguardo banda larga e sistema 5G - si legge nello studio - "si può concludere che ne viene pienamente riconosciuto l'assoluto rilievo strategico. Tuttavia le differenti analisi tecnico-economiche sono concordi con la necessità di un supporto finanziario ben maggiore rispetto a quanto emerge dagli attuali piani governativi". La palla ora passa a Mario Draghi. In campo, ad arbitrare, sarà l'Europa: questa volta senza tempi supplementari.