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Dagli scaffali al software: la doppia sfida della famiglia Podini

Un impero familiare controllato dalla holding Lillo che si sta avvicinando ai 3,5 miliardi di ricavi, nato dal successo della catena MD. Ha creato dal nulla Deda Group, la ha fatta crescere a colpi di acquisizioni e ora punta alla Top 5 dei due settori: grande distribuzione e Ict
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"La nostra ambizione? Diventare una delle prime tre-quattro aziende italiane per l'information technology". Sarebbe a dire che dietro ai battistrada Engineering, Reply, Zucchetti, Almaviva, Marco Podini candida alla parte di protagonista Dedagroup, di cui è fondatore e presidente esecutivo. Ma è inoltre anche vice presidente di MD e amministratore delegato del Gruppo Lillo, la holding che controlla le attività di famiglia. E in queste vesti lancia la sfida ai concorrenti della grande distribuzione: "diventeremo uno dei primi cinque operatori". La diversificazione dai banconi del supermercato all'IT, viaggia sull'attitudine a innovare dei Podini: vale per la creazione al Centro-Sud dell'insegna leader nei discount, ma anche per la passione per il digitale di Marco (fin dal primo Mac che gli fu regalato dalla mamma per i 18 anni).

Difficile non prendere sul serio i Podini, che con il gruppo Lillo nel 2008 registravano ricavi per …
"La nostra ambizione? Diventare una delle prime tre-quattro aziende italiane per l'information technology". Sarebbe a dire che dietro ai battistrada Engineering, Reply, Zucchetti, Almaviva, Marco Podini candida alla parte di protagonista Dedagroup, di cui è fondatore e presidente esecutivo. Ma è inoltre anche vice presidente di MD e amministratore delegato del Gruppo Lillo, la holding che controlla le attività di famiglia. E in queste vesti lancia la sfida ai concorrenti della grande distribuzione: "diventeremo uno dei primi cinque operatori". La diversificazione dai banconi del supermercato all'IT, viaggia sull'attitudine a innovare dei Podini: vale per la creazione al Centro-Sud dell'insegna leader nei discount, ma anche per la passione per il digitale di Marco (fin dal primo Mac che gli fu regalato dalla mamma per i 18 anni).

Difficile non prendere sul serio i Podini, che con il gruppo Lillo nel 2008 registravano ricavi per circa 600 milioni di euro, saliti a 3 miliardi 150 milioni nell'anno del Covid e stimati a 3,5 miliardi alla fine del 2021. Tutto al riparo dai riflettori, da tipici esponenti dell'impresa familiare di successo della provincia italica. Tutto però a passo di corsa, partendo da Bolzano. Basti dire che Dedagroup negli ultimi 10 anni ha realizzato una ventina di acquisizioni, investendo quasi 100 milioni in questa strategia di polo aggregante, anche sulla scena europea. "Noi siamo una sana azienda italiana abituata a reinvestire tutte le proprie risorse - dice Marco Podini - e perseguendo questa politica per decenni, poi alla fine i risultati si vedono".


Candelina per un secolo


In effetti, la dinastia imprenditoriale ha appena festeggiato il secolo di attività. Il nonno Vittorio Podini, all'indomani della fine della Grande Guerra e dell'ingresso nel regno d'Italia di Trentino Alto Adige e Friuli mosse dalla natia Lombardia per impiantare il suo commercio alimentare all'ingrosso in quelle due regioni marginali. Il successore, Patrizio, coglie presto il cambio di paradigma nel commercio con il debutto del supermercato, costituendo nel 1994 a Gricignano di Aversa (Caserta) il quartier generale di MD. Nel 2000 è il turno di Marco, esponente della terza generazione assieme alla sorella Maria Luisa, avviare Dedagroup. Con passo da alpino, il patrimonio va crescendo esponenzialmente. Nei decenni, appunto.

"Fin dalla partenza avevo due fari principali - dice il fondatore di Dedagroup - il primo era realizzare un progetto di polo aggregante, perché l'informatica era un settore caratterizzato da one-man company di giovani laureati. La seconda idea di fondo era il focus sul software, con alcune nicchie di leadership in modo da poter negli anni crescere sulla base di queste eccellenze".

Ambiti di specializzazione su filoni specifici: banking, tesoreria, finanza, moda, pubblica amministrazione e, da ultimo, le competenze trasversali sui versanti cloud e cyber security. "Tra i progetti di cui siamo orgogliosi c'è quello relativo all'area banking, con il quale siamo sbarcati in America, prima in Messico e poi negli Usa. Perché la vera sfida prossima come gruppo è raccogliere il 30% dei ricavi fuori Italia", sostiene Podini. Primo target il mercato americano, poi Germania e Svizzera, ma anche Francia e Gran Bretagna (per la moda). Puntare a uscire dall'Italia non significa peraltro in alcun modo deconcentrarsi dentro alle mura di casa. I montanari sono cocciuti. Non hanno mollato nemmeno un versante ostico come quello della pubblica amministrazione, tanto che poco meno di un migliaio di Comuni "girano" con software Deda e numerosi ministeri e apparati centrali dello Stato (tra cui la Corte dei Conti).


Le acquisizioni


Tanti rami sono stati innestati nel corso degli anni con acquisizioni mirate. Nel 2012 Deda ha rilevato una delle due filiali italiane della statunitense Computer Science Corporation, raddoppiando il fatturato, puntando su un software sagomato sulle esigenze delle grandi aziende del fashion. Sempre di aziende del settore moda, ma entro i 20 milioni di ricavi, si occupa la software house londinese Zedonk comprata lo scorso anno. Nell'autunno scorso è maturata la incorporazione di Rad Informatica, software house leader in Italia nella gestione degli Npl. Infine, ha appena perfezionato il closing di Ifinet, una delle società italiane più evolute nella cyber security, da parte di Deda Cloud per integrare l'offerta pensata per portare il governo di queste tecnologie nelle mani di Ceo e imprenditori.

Ma tra tutte il gioiello della corona è il Gruppo Piteco, quotato nel 2015 all'Aim e poi dal 2018 al mercato telematico. Dal debutto sul listino, Piteco con i suoi software di tesoreria ha quadruplicato i propri valori di fatturato e di Ebitda (oggi superiore al 40%) e più che triplicato il prezzo di Borsa. Ma per il futuro, nel processo di consolidamento del settore IT che ruolo vuole avere Deda? "Ci candidiamo anche rispetto alle piccole software house italiane come un porto sicuro, come una federazione delle competenze dove l'imprenditore può rimanere socio e attivo. Continueremo a crescere per linee esterne", risponde Podini. Ma sebbene disponga di mezzi patrimoniali cospicui e di flussi di cassa importanti, la famiglia è in grado di affrontare in solitaria una strategia così ambiziosa? Detto che ha chiuso le porte tante volte a fondi e partners industriali di maggioranza, sta valutando per esempio di quotare Dedagroup per sostenerne lo sviluppo? "Oggi abbiamo l'ambizione di quotare una o due aziende del Gruppo - risponde il fondatore - Valorizziamo intanto le due o tre eccellenze, forse dopo dire cosa vale la holding sarà più facile. Quindi potrebbe essere questo il percorso. Un iter più faticoso ma credo più efficace".