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Il made in Italy sulla luna

Con Moonlight l’Europa prende parte alla nuova corsa verso il nostro satellite: due consorzi, uno guidato da Telespazio lavorano al progetto che coinvolgerà molte imprese italiane
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La lunar economy è una porta socchiusa che potrebbe spalancarsi presto. Entro questa decade si tornerà ad esplorare, poi si costruiranno insediamenti e si inizierà a estrarre risorse. Quindi serviranno infrastrutture: conoscere con esattezza la posizione sul suolo dove allunare, guidare rover esploratori o gli stessi astronauti in avanscoperta, comunicare. L'Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha dato incarico a due consorzi di studiare, nei prossimi 12 mesi, le tecnologie per connettere la Luna al nostro Pianeta. È il programma "Moonlight".

Quello delle missioni Apollo, dal 1969 al 1972, fu un "grande balzo". Poi, per mezzo secolo, l'uomo è tornato più o meno con i piedi sulla Terra, al massimo, a girarci attorno. Oggi l'economia spaziale ora vale qualcosa meno di 500 miliardi di dollari ogni anno, principalmente legata ai satelliti. La frontiera però torna a espandersi, l'America vuole tornare sulla Lun…

La lunar economy è una porta socchiusa che potrebbe spalancarsi presto. Entro questa decade si tornerà ad esplorare, poi si costruiranno insediamenti e si inizierà a estrarre risorse. Quindi serviranno infrastrutture: conoscere con esattezza la posizione sul suolo dove allunare, guidare rover esploratori o gli stessi astronauti in avanscoperta, comunicare. L'Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha dato incarico a due consorzi di studiare, nei prossimi 12 mesi, le tecnologie per connettere la Luna al nostro Pianeta. È il programma "Moonlight".

Quello delle missioni Apollo, dal 1969 al 1972, fu un "grande balzo". Poi, per mezzo secolo, l'uomo è tornato più o meno con i piedi sulla Terra, al massimo, a girarci attorno. Oggi l'economia spaziale ora vale qualcosa meno di 500 miliardi di dollari ogni anno, principalmente legata ai satelliti. La frontiera però torna a espandersi, l'America vuole tornare sulla Luna per fare affari, l'Europa e le sue aziende non possono perdere questo treno. L'idea è quella di portare in orbita satelliti, nodi di una rete che replica quella terrestre, per sapere dove si è, dove andare, e per "telefonare" dalla Luna. Un'autostrada digitale, trampolino di lancio per una nuova economia spaziale fatta anche di servizi.

Galileo per l'Europa

L'Europa è forte del know how acquisito dalle proprie aziende con la messa in opera del "gps europeo", Galileo. Uno dei due gruppi scelti da Esa è a guida italiana, capitanato da Telespazio. Proprio dalle sue antenne nel Fucino rimbalzarono, nel 1969, le immagini dello sbarco sulla Luna verso i televisori di tutta Italia. Al consorzio partecipano gli operatori satellitari Inmarsat e Hispasat, aziende manifatturiere come Thales Alenia Space, Ohb e Mda, Altec, e Pmi come Nanoracks Europe e Argotec. Allo studio di fattibilità contribuiscono il See Lab Sda Bocconi e il Politecnico di Milano. Cifre non ufficiali stimano un impegno di circa 500 milioni per una costellazione che metta in comunicazione end to end Terra e Luna. La Luna è uno scrigno pieno di ricchezze. Si pensa che il suolo possa contenere platino e terre rare in quantità interessanti, ma l'oro vero è ancora il ghiaccio. Il programma Artemis della Nasa ha come obiettivo un cratere del Polo Sud, lì sul fondo se ne trova in abbondanza e non si scioglie mai. L'Esa calcola che nei prossimi dieci anni saranno almeno 80 le missioni lunari pubbliche e private di tutto il mondo. Astronauti e robot, sonde e una Stazione spaziale in orbita. Già si progettano insediamenti e colonie. Tutto da costruire e connettere.

Lo sfruttamento delle risorse spaziali

"Moonlight fa parte di questo complesso sistema di avvenimenti che potranno accadere tra qui e l'inizio degli anni '30 - spiega Andrea Sommariva, direttore del See Lab della Sda Bocconi School of Management, il centro studi sulla space economy nato tre anni fa - le nostre ricerche concludono che ci sono buone possibilità di poter andare sulla Luna, recuperare ghiaccio e ricavarne propellente (idrogeno e ossigeno, ndr). Con quello, rifornire le astronavi che viaggiano tra la Terra e la Luna e oltre, e così ridurre drasticamente i costi di trasporto. L'atteggiamento degli stakeholder, inizialmente scettico, è cambiato molto, perché c'è molta più partecipazione delle società private, soprattutto negli Usa". Secondo lo studio del See Lab, sviluppato con dati della Colorado School of Mine, il modello pubblico-privato di sfruttamento delle risorse spaziali può arrivare a quasi il 100% di successo.

L'Italia ha tutti i numeri per essere in corsa, con il supporto e la 'regia' dell'Agenzia Spaziale Italiana. Il gruppo Leonardo è in prima fila, realizza apparati di robotica, sensori elettro-ottici, sistemi di cyber security. E poi le infrastrutture orbitanti, i satelliti e i moduli pressurizzati di Thales Alenia Space Italia. Fino ad arrivare a Telespazio. La joint venture tra Leonardo (al 67%) e Thales (al 33%) opera anche i Galileo. Altec, di Torino, ospita il centro di controllo del rover europeo in partenza per Marte nel 2022. I cubesat di Argotec sono stati scelti dalla Nasa per la missione diretta a colpire un asteroide e anche verso la Luna stessa. Il Politecnico di Milano ha già prodotto studi su come ricavare acqua dalla sabbia lunare.

Il vantaggio per le pmi

Il secondo consorzio è guidato da Surrey Satellite Technology Ltd (Sstl), di cui fanno parte anche Airbus e i fornitori di reti satellitari Ses (Lussemburgo), Kongsberg Satellite Services (Norvegia), le britanniche Goonhilly Earth Station e Gmv-Nsl: "C'è il meglio dell'industria spaziale europea - sottolinea Sommariva - e in Italia, se il consorzio sarà scelto dall'Esa, ci sarà una ricaduta per la piccola e media impresa grazie a tutti i supplier della filiera che forniscono componenti". Se tutto andrà secondo le previsioni del See Lab, il mercato non dovrebbe mancare. Le imprese private sfrutteranno la strada già battuta grazie agli investimenti pubblici. In fondo, non è molto diverso da quello che già accade sulla Terra con i giacimenti di risorse: "I governi finanziano le survey sul proprio territorio per incentivare e attrarre gli investimenti. Gli investimenti pubblici di esplorazione al polo sud della Luna - continua il professore della Sda Bocconi - potranno essere ripagati attraverso il successo delle operazioni di produzione del propellente".

Il tutto sta, ora, nello stabilire il modello di business. "Il nostro ruolo in Moonlight sarà quello di definire la domanda di telecomunicazioni e servizi di posizionamento sulla Luna - conclude Sommariva - approntare uno studio di fattibilità una volta che saranno noti i costi di investimento e capire quale potrebbe essere la forma ottimale di partnership pubblico-privata per la realizzazione del progetto".