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La bolla anomala di Wall Stree: ora Big Tech pesa su tutta la Borsa

Il boom delle quotazioni del mercato americano è concentrato su alcuni settori specifici che però hanno una tale incidenza sugli indici da determinare le scelte dei grandi fondi, e puntare sui titoli meno “cari” non è così sicuro
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Il coro dei pessimisti sta diventando sempre più forte. Guru dei mercati, gestori di hedge fund, personalità televisive e persino autori di best-seller finanziari stanno tutti affrettandosi a mettere in guardia gli investitori: secondo loro, le Borse, soprattutto quelle Usa, sono al centro di un'enorme bolla che potrebbe scoppiare da un momento all'altro. Michael Burry, l'hedge fund manager che ha ispirato il libro e il film "La Grande Scommessa", l'ha detto chiaro e tondo il mese scorso su Twitter, in modo da farsi sentire anche dai non-addetti ai lavori. I mercati sono "la Più Grande Bolla Speculativa di Tutti I Tempi." Ok, Michael. Abbiamo capito. Magari non c'era bisogno delle lettere maiuscole nel tweet ma è difficile dissentire visto che lo S&P 500, l'indice-guida USA, è a livelli record e il Nasdaq Composite, il termometro dell'industria tecnologica, è vicino alla vetta dopo essere cre…

Il coro dei pessimisti sta diventando sempre più forte. Guru dei mercati, gestori di hedge fund, personalità televisive e persino autori di best-seller finanziari stanno tutti affrettandosi a mettere in guardia gli investitori: secondo loro, le Borse, soprattutto quelle Usa, sono al centro di un'enorme bolla che potrebbe scoppiare da un momento all'altro. Michael Burry, l'hedge fund manager che ha ispirato il libro e il film "La Grande Scommessa", l'ha detto chiaro e tondo il mese scorso su Twitter, in modo da farsi sentire anche dai non-addetti ai lavori. I mercati sono "la Più Grande Bolla Speculativa di Tutti I Tempi." Ok, Michael. Abbiamo capito. Magari non c'era bisogno delle lettere maiuscole nel tweet ma è difficile dissentire visto che lo S&P 500, l'indice-guida USA, è a livelli record e il Nasdaq Composite, il termometro dell'industria tecnologica, è vicino alla vetta dopo essere cresciuto di quasi il 16% quest'anno.

Cosa succede in Europa

In Europa, la situazione è un po' più tranquilla ma, anche qui, gli indici di riferimento non sono molto lontani dai record. Anzi, uno di loro, il FTSE 250 di Londra per le società a media capitalizzazione, ha raggiunto nuovi picchi la settimana scorsa. Tre altri elementi confermano la sensazione di essere in un momento pazzo per i mercati: le valutazioni molto elevate; la follia collettiva dei piccoli investitori americani per le "azioni-meme" senza né arte né parte; e la febbre dell'oro per le criptovalute. Attenzione, però. Le parole allarmanti di Michael Burry e compagnia, e i numeri ancora più inquietanti provenienti dalle Borse, non sono molto utili agli investitori perché non ci dicono quando la bolla scoppierà. I veterani dei mercati amano ripetere un vecchio, sanguinolento, proverbio: "I tori (gli ottimisti) fanno soldi, gli orsi (i pessimisti) fanno soldi, sono i maiali che vanno al macello." Ovvero, non basta sapere che si è all'interno di una bolla speculativa, bisogna sapere che tipo di bolla sia e quanto durerà prima di esplodere.

Queste domande sono ancora più importanti nei mercati odierni perché, a differenza del passato, sono pochi i gestori di fondi che provano a "battere" il mercato. La stragrande maggioranza preferisce seguire gli indici come le pecore, tanto che il valore dei fondi indicizzati all'S&P 500 ha raggiunto l'incredibile cifra di 5.400 miliardi di dollari alla fine del 2020. La popolarità dei fondi che seguono passivamente i mercati aumenta la posta in palio: quando i mercati crolleranno, le ferite saranno più gravi e più diffuse che in altri crac storici. Allo stesso tempo, chi vuole "scendere" dal tram dei fondi indicizzati per evitare la fine dei maiali, dovrà farlo con perfetto tempismo: a perdere soldi saranno sia quelli che se ne vanno troppo presto sia quelli che rimangono troppo a lungo. La realtà è che siamo sicuramente in una bolla speculativa ma, per il momento, si tratta di una bolla molto "stretta", una "bollicina" limitata a pochi settori e concentrata in un paese, gli Stati Uniti. Se il panorama macro regge, e banche centrali e governi continuano a pompare stimoli nell'economia mondiale, è possibile che almeno parte dei mercati rimangano in buona salute per un po'.

L'analisi di Bernstein

Per capirne di più, mi sono andato a leggere l'analisi di Rich Bernstein, uno degli analisti più sofisticati di Wall Street. Rich, che ora ha la sua società di consulenza, Richard Bernstein Advisors, va rispettato perché è stato uno dei grandi scettici prima della crisi finanziaria del 2007-2008 (quando era a Merrill Lynch). Dopo quel disastro, però, è diventato un fautore dei mercati, fino alla settimana scorsa quando ha cambiato idea, dichiarando che siamo in una bolla e che "la speculazione finanziaria sta chiaramente infiltrandosi nella società." \[NOTA: Ecco la ricerca, se serve: https://rbadvisors.com/images/pdfs/RBA_Insights_Bubble_06.21.pdf\] I mercati, secondo Bernstein, hanno superato i cinque test fondamentali di ogni bolla: aumento della liquidità; aumento del debito; aumento nel numero e tipo di piccoli investitori; aumento nelle emissioni di capitale; e aumento nel turnover giornaliero del mercato. Questi indicatori sono tutti in tilt per vari motivi, accomunati da una ragione principale: la pantagruelica iniezione di liquidità da parte di banche centrali e governi non può che infiammare i mercati. È un effetto collaterale indesiderato - per ragioni finanziarie e sociali (aiuta i ricchi) - ma anche inevitabile, per via degli sforzi istituzionali volti ad evitare una recessione planetaria. La situazione generale non è buona ma i dettagli sono più incoraggianti: non tutti i settori sono all'interno della bolla. Anzi, secondo Bernstein, solo tre settori dello S&P 500 hanno fatto meglio del mercato negli ultimi tre anni "e sono al centro della bolla": la tecnologia, i servizi della comunicazione e i beni voluttuari (in inglese, per chi se li vuole andare a vedere sul terminale: Technology, Communication Services e Consumer Discretionary). I motivi per questa performance sono tutti dovuti al Covid. In poche parole: siamo stati tutti a casa utilizzando tecnologia e mezzi di comunicazione per fare lo shopping online.

Altri settori sono cresciuti molto meno e sono quindi meno rischiosi. Il settore dell'energia, per dirne uno, è calato più del 15% dal 2018 a oggi. Il Russell 2000, l'indice Usa per le piccole società, e le Borse europee e asiatiche sono altri esempi di mercati non toccati dalla bolla speculativa.
In teoria, la rotta per navigare questi mercati è semplice: concentrarsi sui settori "noiosi" - energia, finanza, industria - le piccole società e i mercati "stranieri", lasciando stare le azioni di Big Tech, Zoom e affini. Il problema è che, come dicevamo prima, i gestori che deviano dall'indicizzazione sono relativamente pochi e ancora meno sono quelli che sono riusciti a far meglio dei mercati nell'ultimo decennio. Il che rende tali strategie ancora più rischiose, soprattutto per risparmiatori che non vogliono mettere a repentaglio i risparmi di una vita. La bolla c'è, anche se magari non copre tutto il mercato e non scoppierà subito. Ma dopo anni di bonaccia, è il momento di pensare a come proteggersi quando cambierà il vento.