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Acque minerali: il mercato italiano è effervescente

Fusioni e acquisizioni sono all’ordine del giorno e hanno ridisegnato il comparto: i primi 5 operatori hanno tre quarti dei 3,8 miliardi di giro d’affari e il consolidamento continua
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Effervescente, naturalmente. Perché i consumi di acqua minerale in Italia reggono a tutto, pandemia inclusa. Il nostro export è raddoppiato nell'ultimo decennio. "Anche da ristoranti e hotel vengono segnali molto forti di recupero e tenendo conto della ripresa in atto anche sulle esportazioni, spero nel rientro alla normalità gia da quest'anno" dice Enrico Zoppas, presidente Mineracqua. Della redditività del settore è indizio eloquente il bilancio di uno dei big: nel 2019 Gruppo Fonti di Vinadio ha registrato 31 milioni di utile, a fronte di 320 di ricavi (più che triplicati rispetto a 10 anni prima).

Nulla di cui sorprendersi, dunque, se fusioni e acquisizioni sono all'ordine del giorno. Per restare a Fonti di Vinadio, il presidente Alberto Bertone dice: "Stiamo valutando imprese sia in Italia che all'estero. Abbiamo risorse per finanziare un'acquisizione di medie dimensioni". Gli fa eco Zoppas, da pre…

Effervescente, naturalmente. Perché i consumi di acqua minerale in Italia reggono a tutto, pandemia inclusa. Il nostro export è raddoppiato nell'ultimo decennio. "Anche da ristoranti e hotel vengono segnali molto forti di recupero e tenendo conto della ripresa in atto anche sulle esportazioni, spero nel rientro alla normalità gia da quest'anno" dice Enrico Zoppas, presidente Mineracqua. Della redditività del settore è indizio eloquente il bilancio di uno dei big: nel 2019 Gruppo Fonti di Vinadio ha registrato 31 milioni di utile, a fronte di 320 di ricavi (più che triplicati rispetto a 10 anni prima).

Nulla di cui sorprendersi, dunque, se fusioni e acquisizioni sono all'ordine del giorno. Per restare a Fonti di Vinadio, il presidente Alberto Bertone dice: "Stiamo valutando imprese sia in Italia che all'estero. Abbiamo risorse per finanziare un'acquisizione di medie dimensioni". Gli fa eco Zoppas, da presidente del Gruppo San Benedetto, leader in Italia, 703 milioni di ricavi nel 2020, secondo il quale "la crescita per noi non può che avvenire rilevando aziende e marchi. Stiamo considerando in questo periodo di comprare una terza fonte in Spagna, che ampli il nostro network oggi presente anche in Ungheria e Polonia". Il tema dello sviluppo in terra straniera è il core business della famiglia Pasquale, artefice della fondazione di Acqua Vera, che dopo la vendita della sua creatura a Nestlé negli anni '90 ha impiantato in Repubblica Ceca il gruppo Kmv. Leader in Centro Europa, nel 2019 ha avuto un fatturato di 517 milioni (erano 254 appena 5 anni fa). E per il futuro? Dice l'amministratore delegato Alessandro Pasquale: "Stiamo cercando di ampliare le attività in Bulgaria con un produttore di acqua minerale". Ma è un processo senza soste: Kmv un anno fa ha acquisito in joint con PepsiCo il primo attore sul mercato serbo, la fonte storica Knjaz Milos.

La forza dei primi 5 operatori

Torniamo in Italia, dove il consolidamento in atto è così intenso da ridisegnare il settore. Tanto che i primi cinque operatori, a dispetto di un catalogo fatto da 320 marchi, costituiscono i tre quarti del giro d'affari complessivo (attorno a 4 miliardi, di cui secondo Nielsen il 32,7% da export). Il passaggio di mano più recente data a un mese fa, quand'è stata ufficializzata l'acquisizione congiunta da parte di Clessidra e del fondo americano Magnetar del gruppo Acque minerali d'Italia, cui fanno capo i brand Norda, Sangemini e Gaudianello. La società aveva chiuso l'esercizio 2019 con ricavi netti consolidati per 102,5 milioni di euro, ma presentava Ebitda negativo per 1,9 milioni di euro e un debito complessivo di 187,5 milioni (di cui 50 verso il sistema bancario). Per questo la famiglia Pessina ha ceduto l'80% delle quote. E poi risalendo indietro nei mesi, ci sta Coca Cola che compra Lurisia dal fondo Idea Taste of Italy per 88 milioni di euro.

Le imprese a controllo estero sono 6, per un fatturato di 1,5 miliardi. Ma è Nestlè a rimescolare le carte per tutti, poiché si sta progressivamente concentrando sui marchi premium (San Pellegrino, Perrier e Panna, in particolare). Così ha ceduto via via, dal 2014, prima Pejo, poi San Bernardo, Recoaro e infine qualche mese fa Acqua Vera. Per questo Zoppas, da presidente di Mineracqua, osserva che "la strategia delle multinazionali apre spazi per altri operatori". Avvenne già oltre 15 anni fa, quando Lgr Holding della famiglia Pontecorvo ha acquisito dal Gruppo Danone la Italaquae, divenendo così proprietaria dei marchi Ferrarelle, Natía, Santagata, Boario, creando il quarto gruppo italiano a volume. Un disegno di sviluppo per tasselli persegue pure Montecristo, società specializzata nelle produzioni private label, che ha rilevato la cuneese San Bernardo per aggiungerla alle Fonti Ilaria (Lucca) e a quelle di Posina (Vicenza). Percorso simile a quello seguito da Indigo Capital, assieme a un club deal di investitori organizzato da Orienta Partners, che ha di recente completato tramite Cristallina l'acquisizione delle acque minerali Pejo (Trentino Alto Adige) e Goccia di Carnia (Friuli Venezia Giulia). Nella nuova holding sono entrati diversi investitori, (tra cui Alberto Bombassei di Brembo). Stessa rotta tenuta dall'olandese Refresco, che già nel 2011 ha comprato Spumador, leader nella produzione di bevande gassate e acqua minerale private label con tre fonti, integrando il gruppo con Recoaro nel marzo 2017 per 6,3 milioni di euro.

Un mercato in movimento

"Il mercato è in movimento. Aperto a tutti gli operatori, però, che dispongono di finanza e competenze per affrontare i forti investimenti impliciti nel tema driver, che è la sostenibilità ambientale. Inoltre, la polarizzazione procederà, ma bilanciata dal fattore territorialità tornato a essere un valore molto forte". Vale a dire che San Benedetto, per esempio, con la sua rete di sette fonti può servire agevolmente nei vari ambiti geografici i consumatori più vicini. Vale per la laziale Acqua di Nepi, così come per la friulana Paradiso appena acquisita. "Un network così esteso permette di ridurre i prelievi a ciascuna fonte e i camion per le consegne, in linea con la nostra ossessione strategica", dice ancora Zoppas. La "ossessione" consiste nel contenimento dell'impatto ambientale. Che è il motivo per cui il gruppo Vinadio carica ogni giorno un treno di venti vagoni e invia le sue casse d'acqua Sant'Anna al Sud per nave. "Stiamo andando stupendamente bene, stimiamo un budget in crescita del 10%, frenati solo dal fatto che non troviamo più camion per le consegne di breve-medio raggio", aggiunge Bertone. Come dire che logistica e sostenibilità vanno assieme.

L'Italia è il nono Paese al mondo per volumi e il secondo per consumo pro capite, oltre ad essere il secondo esportatore di acqua della Ue con 605 milioni di euro, alle spalle della Francia (761 milioni) e il terzo mondiale. Ma se annualmente in Italia si imbottigliano 16 miliardi di litri tra acqua e bevande, con una predominanza assoluta (circa 7 su 10) di bottiglie in Pet, ne deriva un ovvio riverbero ambientale. Che chiama in causa gli investimenti in tecnologia indicati da Zoppas. Tanto che San Benedetto tende alla progressiva neutralizzazione delle emissioni, raggiunta con la linea eco green certificata a impatto zero.