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Il “Silenzio sociale” sulle manovre della finanza

A sorpresa Deutsche Bank ha pubblicato un'analisi abrasiva dello stato della piazza finanziaria tedesca che è stata revocata e cancellata nel giro di poche ore, ma anche in Italia delle analisi critiche sullo stato della piazza finanziaria italiana e tedesca sarebbero tanto importanti
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Per usare una formula cara a Pierre Bourdieu, in Italia e Germania le strategie industriali e finanziarie sono tipiche aree di "silenzio sociale". Non se ne discute e nemmeno se ne riconosce il dovere di farlo di fronte alla società. Questo è grave ora che le istituzioni europee stanno impegnando enormi risorse per rilanciare le attività produttive, soprattutto in Italia, e che ci sarebbe bisogno di attivare tutti i canali finanziari, rilanciando i mercati dei capitali. Da lettore, poco informato, francamente non so dire che cosa sia peggio. In Italia, dopo gli scritti seminali di Scalfari-Turani, l'informazione finanziaria è declinata al punto di entrare negli ultimi anni in un coma volontario. In Germania, l'informazione economica vive in una condizione di soggezione altrettanto umiliante, ma con delle stravaganti eccezioni. Il 14 settembre scorso, Deutsche Bank ha pubblicato un'analisi così abrasiva dello stato della piazza f…

Per usare una formula cara a Pierre Bourdieu, in Italia e Germania le strategie industriali e finanziarie sono tipiche aree di "silenzio sociale". Non se ne discute e nemmeno se ne riconosce il dovere di farlo di fronte alla società. Questo è grave ora che le istituzioni europee stanno impegnando enormi risorse per rilanciare le attività produttive, soprattutto in Italia, e che ci sarebbe bisogno di attivare tutti i canali finanziari, rilanciando i mercati dei capitali. Da lettore, poco informato, francamente non so dire che cosa sia peggio. In Italia, dopo gli scritti seminali di Scalfari-Turani, l'informazione finanziaria è declinata al punto di entrare negli ultimi anni in un coma volontario. In Germania, l'informazione economica vive in una condizione di soggezione altrettanto umiliante, ma con delle stravaganti eccezioni. Il 14 settembre scorso, Deutsche Bank ha pubblicato un'analisi così abrasiva dello stato della piazza finanziaria tedesca da essere revocata e cancellata nel giro di poche ore, sotto pressione, pare, del ministero delle Finanze, il cui titolare è il candidato alla cancelleria federale Olaf Scholz. C'è un proverbio berlinese che sarebbe stato utile: è il primo asparago che spunta quello che viene decapitato. Così, la banca di Francoforte ha finito per scusarsi per l'incauto candore ed è tornata sottoterra.

Ristrutturazione Italia

L'Italia è alle soglie di un gigantesco sforzo di ristrutturazione economica, che può avere successo solo se imprese e finanza saranno partecipi della trasformazione anziché solo percettrici dei fondi europei. Le imprese italiane da anni investono poco. Quelle di maggiori dimensioni useranno i fondi europei per il 75% per sostituire altre fonti finanziarie, non per aumentare gli impieghi di capitale. Le imprese medio-piccole spesso non hanno progetti ambiziosi perché hanno strumenti solo parziali per aumentare il patrimonio o aprirlo e attirare investitori. La retorica che sento usare oggi dai vertici delle maggiori imprese è culturalmente povera. È chiaro che stanno godendo del forte rimbalzo dell'economia, ma non hanno strategie per rafforzarsi dal 2023 in poi. Servirebbe un mercato dei capitali esigente che li mettesse di fronte al dovere di pianificare. Se il Piano italiano non alzerà in modo permanente il livello di crescita italiano, ci saranno gravi conseguenze per l'economia europea. Per queste ragioni, analisi critiche sullo stato della piazza finanziaria italiana e tedesca sarebbero tanto importanti.

Il rapporto disconosciuto dalla Deutsche Bank è un'inebriante boccata d'ossigeno. Secondo l'autore, non esiste quasi paese in cui ci siano stati tanti scandali finanziari negli ultimi 15 anni, così come istituti di vigilanza disfunzionali quanto BaFin. L'elenco parte da una moltitudine di banche che hanno avuto bisogno di enormi aiuti finanziari (IKB, SachsenLB, numerose altre Landesbanken, Hypo RealEstate, Commerzbank/Dresdner Bank). Prosegue con lo scandalo Cum-Ex (l'uso di cedole per aggirare obblighi fiscali) svelato da un ex parlamentare verde (Gerhard Schick). Una lunga lista di violazioni delle norme sull'antiriciclaggio, di manipolazioni dei tassi, di incauti squilibri accumulati investendo sui titoli subprime, nonché varie pratiche temerarie sanzionate dalle autorità non tedesche. Particolarmente imbarazzante per i media e per la politica è stato lo scandalo Wirecard, scoperto da un giornalista inglese fatto oggetto di minacce e denunce penali da BaFin e contro il quale si erano scatenati i più importanti giornali tedeschi. Infine l'insolvenza di Greensill anch'essa avvenuta tra connivenze bancarie e costata miliardi di euro ai risparmiatori e alle amministrazioni locali.

Le pratiche del capitalismo tedesco

Il Parlamento tedesco ha aperto tre commissioni d'inchiesta, ma alla fine ne è emerso poco. Chi conosce le pratiche consociative - e talvolta corruttive - del capitalismo tedesco non si sorprende. Basta ricordare che BaFin è stata spostata da Francoforte, sede della finanza, alla sonnolenta Bonn. Se adesso non ci fosse la vigilanza della Bce, la Bundesbank avrebbe tenuto quasi tutto sotto silenzio, come era riuscita a fare con Hypo RealEstate, la "Lehman europea". L'uso che le Casse, le banche regionali e quelle pubbliche hanno fatto di strumenti finanziari moderni sarebbe comico nella sua ingenuità se non fosse in realtà tutt'altro che ingenuo. Ormai il 70% delle operazioni di capitale delle imprese sono compiute da istituti stranieri. Vent'anni fa c'erano quattro banche tedesche tra le prime venti mondiali, oggi non ce ne è nessuna. Deutsche Bank capitalizza meno della metà di Banca Intesa e un ventesimo di JPMorgan. Alla fine, in Germania come in Italia, cresce il numero delle imprese che si quotano all'estero. Tra queste BionTech e Curevac a cui si devono le ricerche sui vaccini anti-Covid.

È significativo che i tentativi di riforma si siano fermati con il cancellierato Merkel. Fu Helmut Kohl a rilanciare il mercato finanziario e Gerhard Schroeder ad agevolare il dinamismo delle imprese. Dopo di loro è stato più interessante per la politica e per i media puntare il dito contro i partner dell'euro che guardare in casa propria. Fuori dalla letteratura agiografica, Angela Merkel spicca per la cospicua assenza dai compiti domestici dei suoi ministri delle Finanze, a cui ha fatto finta di non essere interessata.