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Edizione, discontinuità e gestione collegiale: così Alessandro cambierà la holding dei Benetton

La nuova leadership del figlio di Luciano comincia con l'assunzione di responsabilità per gli errori del passato e con l'uso del pronome "noi" (i 14 cugini) al posto dell'"io", il tutto affidato a un video sui social, per dare subito l'idea della svolta
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La rivoluzione e il nuovo corso in casa Benetton cominciano da un pronome. "Noi", anziché "io". "Noi" indica i 14 cugini, eredi dei quattro fondatori. "Io" invece incardina la leadership in una dimensione singolare. Che il secondogenito di Luciano, l'artefice massimo dei maglioncini colorati e connessa età dell'oro, fosse da sempre il predestinato, non vi era dubbio. E come mai, allora, arriva alla presidenza di Edizione alla soglia dei 58 anni? Questione di pronomi, e implicito mutamento di attitudine e relazioni intra-familiari. Basta guardare il video cui Alessandro ha affidato il proprio pensiero e le proprie emozioni, con una scelta spiazzante. Parla dell'assunzione della guida di Edizione, cassaforte di famiglia con partecipate che impiegano 67mila dipendenti per un totale di 11 miliardi di attività, come "della sfida più grande della mia vita". Ma si premura di enfatizzare un aspetto: &quo…

La rivoluzione e il nuovo corso in casa Benetton cominciano da un pronome. "Noi", anziché "io". "Noi" indica i 14 cugini, eredi dei quattro fondatori. "Io" invece incardina la leadership in una dimensione singolare. Che il secondogenito di Luciano, l'artefice massimo dei maglioncini colorati e connessa età dell'oro, fosse da sempre il predestinato, non vi era dubbio. E come mai, allora, arriva alla presidenza di Edizione alla soglia dei 58 anni? Questione di pronomi, e implicito mutamento di attitudine e relazioni intra-familiari. Basta guardare il video cui Alessandro ha affidato il proprio pensiero e le proprie emozioni, con una scelta spiazzante. Parla dell'assunzione della guida di Edizione, cassaforte di famiglia con partecipate che impiegano 67mila dipendenti per un totale di 11 miliardi di attività, come "della sfida più grande della mia vita". Ma si premura di enfatizzare un aspetto: "Ovviamente non sarò da solo, lo farò assieme ai miei cugini".

Restaurazione in famiglia

La rivoluzione nasce insomma da una sorta di restaurazione: il perno attorno al quale ha ruotato la gestione dei quattro fondatori sta nella parola "armonia". Luciano e Giuliana, con Gilberto e Carlo (questi ultimi morti nel 2018), hanno vogato all'unisono. E proprio l'armonia era invece flebile tra i 14 eredi. Negli ultimi tre anni, Alessandro si è scoperto tessitore. In primis si trattava di condividere l'utilità comune di mantenere unito il patrimonio in Edizione, contrastando la tentazione - ipotesi da alcuni esponenti della seconda generazione coltivata - di una sorta di "liberi tutti". Non solo mozione degli affetti, ma utilità comune, partendo dalla considerazione che Edizione ha due dati di bilancio rari: zero debiti e 11 miliardi di net asset value. Acquisita tale indispensabile premessa, si trattava di condividere una strategia e uno stile nuovi, capaci di consentire alla famiglia di Ponzano di superare il discredito seguito al crollo del ponte Morandi. Possiamo ricorrere al pensiero autentico di Alessandro nel video, studiatissimo a dispetto dell'approccio friendly. Del passato dice: "Sono stati fatti errori, alcuni molto gravi". Parla della fiducia accordata a manager sbagliati. E dunque la parola chiave è "discontinuità", per "ritrovare quel carattere innovativo e all'avanguardia che aveva sempre caratterizzato Edizione".

Nell'opera di ritessitura non restava che definire il nome della pietra di volta: in un arco tutti i conci sono importanti, il mediano è solo più appariscente. Con questa metafora, il figlio di Luciano ha trovato naturalmente l'incoronazione. L'assemblea ha così indicato Alessandro (per il ramo di Luciano), Carlo (per i figli di Giuliana), Christian (eredi di Carlo) ed Ermanno Boffa (marito di Sabrina, figlia di Gilberto). Tutti coinvolti in una fitta trama di dialogo. Tutti portatori di un quarto del capitale. Naturalmente, più rilevante è il caso di Sabrina che amministra da sola il lascito di Gilberto. Gli altri rami, infatti, hanno numerosi discendenti.

Non solo è mutata l'attitudine di Alessandro, sono anche cambiate le condizioni interne alla famiglia. Basti ricordare che un esercizio di leadership Alessandro l'aveva tentato già in Benetton Group, dove è stato vice presidente dal 2007, poi presidente dal 2012, salvo dimettersi bruscamente dopo appena un biennio. Una prova finita male, per una serie di distonie e frizioni domestiche. In primis con l'allora amministratore delegato di Edizione, Gianni Mion, ma anche con il padre Luciano. Tant'è che Alessandro ha lasciato, sbattendo la porta e non perdendo occasione per rimarcare la sua distanza dalla gestione ma anche riguardo allo stile. Una sorta di Aventino di vari anni, nei quali è tornato a dedicarsi alla sua creatura "21 Invest", operatore di private equity di standing europeo. Ne aveva 28 Alessandro quando ha impiantato la sua avventura, che l'ha portato a gestire un centinaio di partecipazioni in medie imprese italiane, francesi, polacche, svizzere. Era rientrato dal master ad Harvard, dove ha incontrato il mentore Michael Porter. L'eco del pensiero dell'economista americano traspare anche in questa frase di Alessandro, resa al settimanale diocesano di Treviso "La vita del popolo": "Una buona impresa oggi deve coniugare l'aspirazione al successo aziendale con la volontà di generare progresso sociale". Erano i giorni in cui Alessandro e Dino Furlan, rispettivamente presidente e ad di "21 Invest" acquisivano dalla Diocesi il palazzo Ancilotto e stringevano un patto con il Collegio Pio X, di cui entrambi erano stati allievi. Perché i Benetton, inclusa la seconda generazione, mai hanno voluto lasciare Treviso e anzi hanno continuato a investirci.

Le scelte di Alessandro

"Ho avuto la fortuna di poter fare quello che mi piace" ha detto tante volte Alessandro, in riferimento al suo itinerario di imprenditore e uomo di finanza. Un pezzo della felicità consiste pure nel vivere a Treviso, dunque lontano dai riflettori. Non per nulla la villa dove vive con i figli Agnese, Tobias e Luce, a Ponzano Veneto si chiama "The Invisible House". L'architetto giapponese Tadao Ando l'ha concepita nel segno dell'essenzialità, in cemento e acciaio, con una parte interrata. Qui Alessandro interpreta quotidianamente una delle sue grandi passioni: lo sport. Maestro di kitesurf e sci alpino (disciplina che l'ha portato a incontrare Deborah Compagnoni, da cui si è separato un anno fa). E qui ospita parte della sua collezione di arte contemporanea, che lo accomuna al padre Luciano. "Alcune delle più grandi lezioni di business - sostiene il neo presidente di Edizione - le ho apprese dai grandi artisti". E aggiunge: "Sono un inguaribile curioso e, soprattutto, sono padre di tre figli. Tutto questo ha reso la mia vita una entusiasmante avventura". Che ora si arricchisce di un capitolo da timoniere dell'impero di famiglia. Cui era predestinato, ma che gli sarebbe sfuggito se non fosse passato al "noi".