Le banche nella rete del Bitcoin: le posizioni da Unicredit a Intesa San Paolo
di Carlotta Scozzari , di Carlotta ScozzariNell'estate del 2020, Generoso S. riceve una raccomandata che gli preannuncia l'imminente chiusura del suo conto corrente, detenuto presso la filiale di Salerno di una grande banca italiana quotata in Borsa. Motivo, sia pure ufficioso: sono stati rilevati movimenti ritenuti sospetti, ricondotti a transazioni in bitcoin sulla piattaforma di scambio Conio. Nonostante le proteste di Generoso S., pronto a dimostrare documenti alla mano la legalità delle sue operazioni, non c'è nulla da fare: a ottobre il suo conto viene chiuso. Questa storia non è che una delle tante di coloro che investono in criptovalute e che raccontano di avere incontrato una serie di difficoltà a operare a causa degli ostacoli frapposti da alcune banche. Emblematica la vicenda che, nei giorni scorsi, ha visto Unicredit al centro di una tempesta "social-mediatica", dopo un tweet apparso sul profilo dell'istituto: "Le attuali policy vietano relazioni con contro…
Nell'estate del 2020, Generoso S. riceve una raccomandata che gli preannuncia l'imminente chiusura del suo conto corrente, detenuto presso la filiale di Salerno di una grande banca italiana quotata in Borsa. Motivo, sia pure ufficioso: sono stati rilevati movimenti ritenuti sospetti, ricondotti a transazioni in bitcoin sulla piattaforma di scambio Conio. Nonostante le proteste di Generoso S., pronto a dimostrare documenti alla mano la legalità delle sue operazioni, non c'è nulla da fare: a ottobre il suo conto viene chiuso. Questa storia non è che una delle tante di coloro che investono in criptovalute e che raccontano di avere incontrato una serie di difficoltà a operare a causa degli ostacoli frapposti da alcune banche. Emblematica la vicenda che, nei giorni scorsi, ha visto Unicredit al centro di una tempesta "social-mediatica", dopo un tweet apparso sul profilo dell'istituto: "Le attuali policy vietano relazioni con controparti emittenti valute virtuali o che agiscono da piattaforme di scambio". Parole che hanno mandato su tutte le furie gli utenti più affezionati ai bitcoin e alle altre monete virtuali, che vi hanno letto l'impossibilità di effettuare verso le piattaforme di scambio i bonifici necessari per le negoziazioni. Il polverone che si è alzato ha spinto la banca, poco dopo, a puntualizzare che "attualmente non effettua alcuna attività di investimento in criptovalute", sostenendo quindi che nel tweet si riferiva a se stessa e non ai propri correntisti e chiarendo che "non inibisce assolutamente ai clienti transazioni di compravendita in valute virtuali, ferme restando le raccomandazioni sui rischi associati a questi strumenti". Un atteggiamento di cauta apertura che sembra essere condiviso da gran parte delle altre banche.
Posizioni prudenti
Da Bper spiegano di "non entrare nel merito dell'operatività dei clienti", riservandosi però "le necessarie verifiche relative al rispetto delle norme vigenti". Da Intesa Sanpaolo sottolineano che "non esistono policy aziendali che vietino o limitino gli investimenti in cryptoasset da parte dei clienti", ma che, "in assenza di un quadro regolamentare della materia e considerati gli elevati rischi di varia natura che questo tipo di operatività presenta, la banca ha per il momento deciso di non includere questi strumenti nell'offerta ai clienti al dettaglio". Anche Banco Bpm fa sapere che "non promuove proposte commerciali sulle criptovalute" e che "ai clienti del gruppo non è inibita la possibilità di comprare o vendere criptovalute, inviando e ricevendo bonifici a e da operatori in criptovalute, in quanto la finalità di per sé non è necessariamente illecita". Tuttavia, aggiungono dalla banca milanese, "il gruppo, consapevole dei rischi, ha attivato specifici presidi sull'operatività riconducibile alle criptovalute e mantiene un monitoraggio costante sui clienti che utilizzano tali modalità, adempiendo a tutti gli obblighi che la normativa antiriciclaggio prevede, compresa la cosiddetta collaborazione attiva, cioè la segnalazione alla Uif (Unità di informazione finanziaria, ndr) di operatività ritenuta sospetta". In maniera simile, Fineco fa sapere di "non porre restrizioni sugli investimenti in criptovalute, tranne quelle legate all'antiriciclaggio".
"Le banche - tira le somme Valeria Portale, direttore dell'Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano - si trovano a un bivio: prendere posizione in maniera negativa sulle criptovalute, per esempio ostacolando investimenti e bonifici dei clienti alle piattaforme di trading; oppure, come nel caso di Hype e Banca Generali (quest'ultima anche azionista di Conio, ndr), mettere a disposizione degli utenti strumenti sicuri e controllati per potere negoziare bitcoin e altre crypto. Esiste, infatti, una grande quantità di piattaforme che consente di investire in questi strumenti e non tutte hanno la capacità di rispettare le più stringenti normative europee. Proprio questo è il motivo per cui alcune banche appaiono più scettiche e arrivano a segnalare le operazioni dei clienti. Ma è anche il motivo per cui, in mancanza di una regolamentazione globale del settore, diventa più che mai importante guidare i clienti verso le piattaforme più sicure, rendendoli nello stesso tempo consapevoli degli elevati rischi e volatilità che caratterizzano l'investimento in criptovalute".
Musk e le criptovalute
Del resto, nota Portale, "il mercato è in continua crescita, spinto sia dall'intensa pubblicità degli operatori, che sempre più numerosi sponsorizzano per esempio le squadre di calcio, sia dalla crescita di altre applicazioni della blockchain come gli Nft", ossia gettoni non duplicabili che attestano proprietà, autenticità e unicità di un bene. E poi c'è lui, l'imprenditore visionario Elon Musk, che non perde un'occasione per parlare di criptovalute. Ancora nei giorni scorsi, il fondatore di Tesla ha fatto schizzare verso l'alto le quotazioni del dogecoin, dopo avere annunciato che alcuni prodotti della casa automobilistica sono acquistabili con la valuta digitale nata nel 2013. Insomma, nel 2022, tra calcio e Musk, cercare di impedire ai clienti di negoziare bitcoin appare un po' come cercare di fermare un'onda del mare con la mano. Senza dubbio, però, una regolamentazione del settore aiuterebbe a far cadere ostacoli e barriere.