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Londongrad prova a liberarsi degli oligarchi

Il governo ha preso misure durissime contro la Russia e punta a sequestrare i beni degli affaristi russi che vivono da anni nel Regno Unito, ci sono problemi legali ma intanto le prime sanzioni hanno colpito Usmanov e l’ex vice premier Shumalov
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LONDRA - La caduta dell'"Impero Roman", ossia di Roman Abramovich, è anche l'inizio della fine di "London-grad"? "Mosca sul Tamigi", come è stata ribattezzata la capitale britannica, negli ultimi tre decenni ha accolto centinaia di miliardi di sterline di provenienza russa, e spesso molto oscura. Tanto che Londra è diventata pure "Laundromat", la lavatrice perfetta per il riciclaggio di denaro sporco ex sovietico. Non a caso, nella capitale sono celebri i "Cleptocracy Tour", con guide che illustrano magioni e ricchezze dei cleptocrati russi in città. Sinora, la City e il governo britannico hanno chiuso più di un occhio. L'importante era ingrassare la macchina del denaro metropolitano e mondiale.Dopo la caduta dell'Urss e il loro spietato arricchimento, oligarchi e paperoni russi si sono trasferiti a Londra per il suo enorme potenziale finanziario e imprenditoriale, ma anche per regole …

LONDRA - La caduta dell'"Impero Roman", ossia di Roman Abramovich, è anche l'inizio della fine di "London-grad"? "Mosca sul Tamigi", come è stata ribattezzata la capitale britannica, negli ultimi tre decenni ha accolto centinaia di miliardi di sterline di provenienza russa, e spesso molto oscura. Tanto che Londra è diventata pure "Laundromat", la lavatrice perfetta per il riciclaggio di denaro sporco ex sovietico. Non a caso, nella capitale sono celebri i "Cleptocracy Tour", con guide che illustrano magioni e ricchezze dei cleptocrati russi in città. Sinora, la City e il governo britannico hanno chiuso più di un occhio. L'importante era ingrassare la macchina del denaro metropolitano e mondiale.Dopo la caduta dell'Urss e il loro spietato arricchimento, oligarchi e paperoni russi si sono trasferiti a Londra per il suo enorme potenziale finanziario e imprenditoriale, ma anche per regole e leggi flessibili.

E così hanno innanzitutto fatto incetta di case e appartamenti londinesi a Knightsbridge, Eaton Square e magioni delle bucoliche campagne inglesi. Si sono ripuliti la reputazione grazie a opulenti studi legali e agenzie di comunicazione ad hoc.
I loro figli hanno frequentato le migliori scuole e atenei inglesi per circa 72 milioni di tasse universitarie pagate. Di qui, l'abbraccio mortale di Londra con Mosca. I cui danni collaterali, alla luce della cruenta invasione in Ucraina ordinata da Putin, ora sono infamanti. Le aziende russe quotate a Londra hanno un valore di circa 85 miliardi di euro. Ci sono proprietà immobiliari per circa 2 miliardi di euro legate a Mosca. Donazioni russe al partito conservatore di Boris Johnson per almeno 2 milioni, arrivati anche da Lubov Chernukhin, moglie dell'ex vicepremier di Putin, che ha vinto pure una partita a tennis con Boris Johnson.

Visti e cittadinanze

E poi quasi mille visti e cittadinanze britanniche immediate per coloro disposti a sborsare circa 1,5 milioni di euro a testa. Circa 100 milioni di donazioni russe all'università di Oxford, accusata di "vendersi l'anima". Tre club di calcio della Premier League finanziati da imprenditori russi. Per non parlare degli avvelenamenti di Litvinienko e Skripal, 14 complessivi omicidi di cui si sospetta Mosca come mandante, un report parlamentare che dimostra un incredibile lassismo dello Stato britannico nei confronti delle azioni maligne della Russia oltremanica e le accuse a Mosca di aver interferito nel referendum Brexit.
Ora però, dopo l'orrore scatenato da Putin in Ucraina, qualcosa sta cambiando a Londongrad. Il governo Johnson ha promesso sanzioni durissime contro la Russia e sinora si è mosso di concerto con Usa e Ue. E dunque: congelamento degli asset di quasi tutte le banche russe, stop alla vendita dei loro bond di Stato in Uk, esclusione dalla piattaforma Swift per molti istituti, sanzioni a imprenditori in Russia come Gennady Timchenko e Igor e Boris Rotenberg, blocco di porti e aeroporti a aerei e navi russe, limiti di deposito fissati a 50mila sterline per i cittadini russi nelle banche britanniche. Ma c'è un problema. A differenza dell'Ue, le sanzioni individuali agli oligarchi residenti nel Regno Unito - da Abramovich in giù - ancora latitano. E sino a metà settimana scorsa nessun asset o conto in banca era stato sequestrato o congelato ai singoli paperoni, come ha accusato il leader dell'opposizione, Sir Keir Starmer. Da che ciò che filtra dal governo britannico, ci sarebbero problematiche legali, anche per colpa di Brexit: il travaso delle leggi Ue in quelle britanniche ha paradossalmente allargato le maglie delle sanzioni. A oggi non c'è una legislazione che permetta azioni manichee nei confronti dei singoli residenti del Regno Unito, a meno che non ci siano prove criminali schiaccianti. E anzi, quando si è provato a farlo, i tribunali hanno dato torto alle autorità britanniche, come con lo stesso Abramovich nel 2018 dopo l'invasione della Crimea e il caso Skripal, condannandole a ripagare milioni in spese legali. Nei giorni scorsi, il Ministero degli Esteri britannico è stato travolto da telefonate e email di studi legali che li hanno messi in guardia da possibili cause. Il ministro Michael Gove ha in canna un disegno di legge per sequestrare immobili e asset dei paperoni russi legati a Putin senza compensazioni e renderli abitazioni per i profughi ucraini. Ma servirà una legislazione ad hoc. A quanto si apprende da Whitehall, ci vorranno settimane, se non mesi, per essere approvata.

La prima mossa

In ogni caso, Londra giovedì sera ha rotto gli indugi e congelato - per 22 miliardi complessivi - asset e status dell'imprenditore Alisher Usmanov, legatissimo a Putin e proprietario di una magione da 60 milioni nel Surrey appartenuta a Jean Paul Getty, potrebbe presto liberarsi del suo 30% dell'Everton. Stessa punizione per Igor Shuvalov, ex vice premier russo, che a Londra ha un appartamento da 13 milioni di euro con vista sul Ministero della Difesa. Gli altri oligarchi russi ancora non colpiti dalle sanzioni stanno smobilitando, sbarazzandosi di quanti più asset per evitare sanzioni. Oltre al Chelsea per una cifra intorno ai 2 miliardi di euro, Abramovich ha messo in vendita una villa a Kensington da 180 milioni, una penthouse in centro a Londra da 27 milioni, yacht per altri 1,5 miliardi, jet ed elicotteri privati per quasi 400 milioni. Mikhail Fridman, l'11esimo uomo più ricco del Regno Unito (20 miliardi di euro in asset netti) e Petr Aven hanno mollato il fondo di investimenti LetterOne con sede a Londra. Ma ci sono altri pesci grossi che potrebbero presto sfuggire alla rete, come Oleg Deripaska, accusato di attacchi cyber, già proprietario della villa art deco da 20 milioni Hamstone House dove Churchill pianificò il D-Day e amico dell'ex ministro blairiano Peter Mandelson. Non è un caso che le criptovalute, difficili da tracciare, abbiano aumentato sensibilmente valore e traffico negli ultimi giorni. Insomma, quali che siano le reali intenzioni del governo Johnson, molti buoi stanno scappando. Certo, Londra si libererà di molti asset e soldi sporchi. Ma a un prezzo. Perché di quelle ricchezze molto probabilmente recupererà poco. Come ha scritto qualche giorno fa il Guardian, "dire basta a Londongrad è facile. Ma per correggere l'impunità dell'oligarchia russa pare già troppo tardi". Forse finirà proprio così. Dalla Russia con rancore.