Il boom dello streaming rilancia l’industria musicale
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteSolo qualche anno fa l'industria discografica viveva una drammatica e profondissima crisi. Anzi, potremmo dire che l'industria discografica, una decina di anni fa, dopo aver toccato il fondo, ha cambiato natura, non è più stata 'discografica', ed ha iniziato il suo faticoso percorso di rinascita, anzi di rifondazione. Una rifondazione digitale, legata all'evoluzione dello streaming, alla musica immateriale, senza supporti, ascoltata tramite i cellulari. Una rifondazione trionfale che ha portato l'industria discografica statunitense, nel 2021 a chiudere l'anno con delle cifre da record, anzi a far segnare un record assoluto: nel 2021 l'industria della musica registrata negli Usa ha generato 14,99 miliardi di dollari, la cifra più alta nella sua intera storia. I numeri arrivano dalla Riia, la Recording Industry Association of America, che ha pubblicato i suoi dati ufficiali la scorsa settimana, segnati da una crescita clamorosa rispet…
Solo qualche anno fa l'industria discografica viveva una drammatica e profondissima crisi. Anzi, potremmo dire che l'industria discografica, una decina di anni fa, dopo aver toccato il fondo, ha cambiato natura, non è più stata 'discografica', ed ha iniziato il suo faticoso percorso di rinascita, anzi di rifondazione. Una rifondazione digitale, legata all'evoluzione dello streaming, alla musica immateriale, senza supporti, ascoltata tramite i cellulari. Una rifondazione trionfale che ha portato l'industria discografica statunitense, nel 2021 a chiudere l'anno con delle cifre da record, anzi a far segnare un record assoluto: nel 2021 l'industria della musica registrata negli Usa ha generato 14,99 miliardi di dollari, la cifra più alta nella sua intera storia. I numeri arrivano dalla Riia, la Recording Industry Association of America, che ha pubblicato i suoi dati ufficiali la scorsa settimana, segnati da una crescita clamorosa rispetto al 2020, il 23% in più, pari a 2,85 miliardi di dollari. I 14,99 miliardi del 2020 sono più alti del precedente record, segnato nel 1999, più di venti anni fa, l'ultimo anno prima della grande crisi dovuta all'avvento di Napster, dell'Mp3 e della pirateria, così come la crescita dei guadagni a 2,85 miliardi oscura il già clamoroso dato di crescita dello scorso anno, che era stato di 1,02 miliardi di dollari.
Numeri e inflazione
Sono numeri da capogiro, comunque, anche se la cifra del 2021, ha sottolineato Mitch Glazier, Chairman e Ceo della Riaa, è da leggere con maggiore attenzione: "In termini nominali, non adeguati all'inflazione, è la più grande cifra di entrate mai realizzata dalla nostra industria nella storia. Ma se adeguiamo questa cifra all'inflazione, scopriamo che la cifra è più bassa del 37% rispetto a quella del 1999. Il che significa che c'è ancora un ampio margine di crescita, per riuscire a raggiungere e sorpassare anche i grandi numeri del passato". Per essere chiari, secondo l'ufficio statistico americano, 15 miliardi del 2021 valgono 9,4 miliardi del 1999. Si tratta comunque di numeri inimmaginabili solo pochi anni fa, soprattutto per le case discografiche, i rivenditori, i distributori e anche per gli artisti, che hanno visto arrivare nelle loro casse 9,8 miliardi di dollari. Certo, non sono le stesse cifre di quando il Cd dominava il mondo e i guadagni, a parità di inflazione, erano probabilmente più alti, ma la crescita esponenziale dello streaming, che nel 1999 non esisteva, ci racconta di un mercato che è stato completamente ribaltato, la vendita della musica è fatta di ascolti e non di possesso, di musica immateriale e non di supporti. La crescita è dovuta tutta allo streaming, un balzo in avanti del 24% in un anno, 2,39 miliardi in più rispetto al 2020, arrivando a 12,44 miliardi in totale, l'83% di tutte le entrate dell'industria musicale americana. Streaming vuol dire molte cose diverse, ovvero gli abbonamenti a pagamento, i guadagni derivati dall'ascolto gratuito ma sostenuto dalla pubblicità, le trasmissioni delle radio via internet, anche quelle 'personalizzate', le licenze per la musica in altri contesti, come ad esempio Facebook, le app di fitness, o Tik Tok. La formula degli abbonamenti a pagamento è risultata vincente in questa 'rivoluzione' e nel 2021 la cifra degli introiti prodotti dagli abbonamenti è arrivata a 9,48 miliardi, che rappresentano il 76% di tutte le entrate dovute allo streaming. E ancora di più vale la pena sottolineare che gli abbonamenti veri e propri, sottoscritti da 84 milioni di persone negli Usa, quelli premium di Spotify, quelli di Apple Music e quelli di Amazon Music Unlimited per intenderci, hanno generato 8 miliardi e mezzo, con una crescita del 23%, mentre quelli sostenuti dalla pubblicità e gratuiti per gli utenti (come YouTube, Spotify, Facebook e TikTok), anche se contano in termini monetari 'solo' 1,76 miliardi di dollari, sono cresciuti del 47%.
Il ritorno di cd e vinile
Ma l'industria è ancora in qualche modo 'discografica'? Si, anzi, il 2021 è stato un anno importante per i formati fisici: per la prima volta dal 1996, ventisei anni fa, sia il Cd che il vinile hanno visto numeri in crescita. Mentre i dati in salita del vinile sono costanti, 15 anni consecutivi di crescita, il 61% in più nel 2021, la vera novità è il piccolo ma reale recupero del Cd, che dopo il tonfo del 2020 ha segnato una risalita, la prima dal 2004. Ma il Cd è il fanalino di coda, comunque, con 584 milioni di dollari di ricavi contro il miliardo del vinile. Mitch Glazier ha voluto, commentando questi dati così importanti, sottolineare come il fatto che l'industria della musica registrata abbia trasformato una crisi profonda nella crescita di oggi, sia "la conferma del potere della partnership moderna tra artisti e etichette e celebra, per un'industria che guarda in avanti e non dà nulla per scontato, il potere straordinario della musica di connettere e ispirare, che rifiuta di restare ferma e accettare lo status quo. Nessuna industria nella storia ha abbracciato il cambiamento tecnologico e l'innovazione, più velocemente di quella della musica negli ultimi dieci anni, portando lo streaming da novità assoluta a consumo di massa in un batter d'occhio e spingendo, adesso, verso la creazione di una nuova generazione di app social, di esperienze immersive condivise, di opportunità tra blockchain e Nft guardando sempre in avanti".
A questo si aggiunge l'altro notevole cambiamento sul fronte degli autori, quello della trasformazione dei diritti editoriali delle canzoni in beni sui quali investire: nel 2021 alcuni dei più grandi autori della musica pop e rock hanno venduto i propri cataloghi a dei fondi di investimento, lo hanno fatto Bob Dylan, Joni Mitchell, David Crosby e tantissimi altri. La società più attiva in questo campo è stata la Hipgnosis di Mark Mercuriadis (che proprio pochi giorni fa ha acquistato anche il catalogo delle canzoni di Leonard Cohen), che ha aperto un nuovo modello di business attorno alla musica, alle canzoni viste come 'commodities' che hanno un valore editoriale e economico a lunghissimo termine.