La globalizzazione ferita a morte
di Oscar Giannino , di Oscar GianninoChe cosa abbiamo sin qui capito delle conseguenze economiche dell'invasione russa in Ucraina? Su quattro punti la convergenza è vasta. Le conseguenze sono globali. La stagflazione è un rischio serio. La recessione possibile non tocca solo Russia e Ucraina. E la globalizzazione rischia di spezzarsi davvero. Una utile sintesi è quella raccolta dall'IMG Forum della Chicago Booth sulla base delle opinioni di 81 primari economisti, 41 europei e 40 americani. La tesi largamente maggioritaria in entrambi i gruppi è che sì, il trend già di elevata inflazione in Usa ed Europa non può che alzarsi. Non solo per i prezzi del gas e petrolio. L'economia russa valeva meno del 3% del Pil mondiale prima della guerra e ora la caduta del rublo e l'evaporazione degli attivi delle imprese russe e che operano in Russia la espone a 1,5-2 trilioni di dollari di svalutazione dei suoi stock, cioè a scendere verso l'1,5% del Pil globale…
Che cosa abbiamo sin qui capito delle conseguenze economiche dell'invasione russa in Ucraina? Su quattro punti la convergenza è vasta. Le conseguenze sono globali. La stagflazione è un rischio serio. La recessione possibile non tocca solo Russia e Ucraina. E la globalizzazione rischia di spezzarsi davvero. Una utile sintesi è quella raccolta dall'IMG Forum della Chicago Booth sulla base delle opinioni di 81 primari economisti, 41 europei e 40 americani. La tesi largamente maggioritaria in entrambi i gruppi è che sì, il trend già di elevata inflazione in Usa ed Europa non può che alzarsi. Non solo per i prezzi del gas e petrolio. L'economia russa valeva meno del 3% del Pil mondiale prima della guerra e ora la caduta del rublo e l'evaporazione degli attivi delle imprese russe e che operano in Russia la espone a 1,5-2 trilioni di dollari di svalutazione dei suoi stock, cioè a scendere verso l'1,5% del Pil globale. Rame, nickel, palladio, ghisa, argille, grano, mais: tutti i settori industriali europei e mondiali che li utilizzano - l'Italia è molto esposta su ghisa per la siderurgia e argille per la ceramica - sono colpiti dalla carenza che si determinerà. Si aggiungono le interruzioni delle rotte di trasporto in Russia e attraverso la Russia verso l'Asia, rotte aeree, navali e terrestri, che accrescono difficoltà che il Covid aveva già molto aggravato. La guerra in Ucraina produce effetti traumatici sull'offerta globale, e una lunga guerra fredda successiva al conflitto può anche portare a riduzione della domanda globale.
Mentre quasi tutti prevedono una recessione in Russia molto forte, il più degli economisti del panel IMG dubita che ciò possa nel breve periodo fermare Putin, o fargli perdere il controllo del Paese. È significativo che Daron Acemoglu chieda energicamente lo stop generale all'import da parte anche della Ue di gas e petrolio, e che altri come Ricardo Reis della London School of Economics ritengano fermamente che l'impatto recessivo per l'Europa sarebbe forte "ma è un prezzo che vale la pena di pagare, a meno di voler convivere passivamente per 20 anni con Putin che continuerà a usare la forza".
Una recessione da evitare
Ma il più degli economisti europei respingono la tesi, sostenendo che per evitare una profonda recessione in Germania e Italia occorre adottare una prospettiva temporale lunga per sostituire lentamente il gas russo con altre fonti, anche se questo permetterà a Putin il tempo necessario per riorientarle verso Cina e Asia mantenendo la leadership del suo Paese. Il più degli economisti europei interpellati è convinto che la recessione europea può e deve essere evitata se la Ue, i governi nazionali e la Bce capiscono insieme e in fretta che occorre convogliare nuove ingenti risorse dalle politiche di bilancio e monetarie verso rapide misure anti-recessive. Come dice Jan-Pieter Krahnen della Goethe University di Francoforte, "se prezzi energetici e rottura delle catene di fornitura frenano verso il basso la crescita europea, forti misure di sostegno alla transizione energetica, sostegni ai settori colpiti e necessario aumento della spesa militare vanno promossi per tenere l'effetto opposto".
Massima incertezza domina invece sulle proporzioni vere delle ferite alla globalizzazione. La grande novità delle sanzioni è la rottura di una comune architettura banco-finanziaria come il sistema Swift. Non è vero che le sanzioni Usa e Ue adottate in tutti gli altri campi siano le più dure della storia, come si legge, perché ad esempio quelle adottate nel 1914 contro l'impero guglielmino erano molto più inesorabili. Ma allora o ai tempi della guerra fredda un comune sistema nervoso finanziario mondiale non esisteva. Oggi sì, ed è la prima volta che si rompe seriamente. Il più degli economisti americani pensa che il dollaro come riserva globale preminente non ne soffrirà. Ma nessuno può eliminare una certezza: l'area del renminbi (fisico e come valuta digitale, la Cina l'ha appena lanciata) sicuramente si estenderà, comprendendovi la Russia e parti crescenti di Asia e Africa. Per gli Usa è un problema, per l'euroarea meno. Basta vedere che cosa sta avvenendo sulle sanzioni. Mentre centinaia di grandi compagnie Usa, non obbligate dalle sanzioni, annunciano l'abbandono del mercato russo, quelle europee se ne guardano bene. I big dell'auto tedeschi hanno sospeso le vendite in Russia, la stessa cosa ha fatto Siemens. Ma quasi tutte le grandi e medie imprese francesi e italiane presenti in Russia non ci pensano nemmeno. Sperano che a fine maggio - il più delle sanzioni europee tranne quelle bancarie entrano infatti in vigore davvero solo tra due mesi - ci sia stata la capitolazione de facto dell'Ucraina e le sanzioni neanche entrino in vigore. Il più delle elite industriali e finanziarie europee ritiene che una guerra fredda di lungo periodo potrà forse vedere gli Usa ritrarsi dalla Russia, ma allora sia nostro interesse restarvi e prendere il loro posto. E Putin lo sa benissimo.
Ma la globalizzazione finanziaria e commerciale ferita a morte non è solo un problema economico. Da una parte vede sistemi tirannici usare forza e repressione, politica e militare. In Occidente il ritorno al big government figlio del Covid vede Paesi che useranno a proprio vantaggio una fortissima repressione finanziaria, visto che restare a tassi d'interesse bassissimi o alzati al più di frazioni di punto con un'inflazione così alta significa colpire brutalmente famiglie e imprese depredandone i risparmi e spiazzandone gli investimenti. Da una parte governi che vietano il libero Internet, dall'altra governi che fanno troppo dipendere le loro decisioni dagli algoritmi dei social. Per la libertà non sono prospettive rassicuranti. Come tutte le volte nella storia in cui la scelta di pochi uomini di Stato e dei loro apparati prevale sulle scelte di centinaia di milioni di lavoratori, consumatori, risparmiatori e imprenditori.