Quanto durerà il “compro oggi, pago domani”
di Andrea Resti , di Andrea RestiResiste ancora, in qualche cartoleria di paese, il cartello "Si fa credito solo ai novantenni accompagnati dai genitori". Ma il glorioso reperto, che il titolare fotocopiò di propria mano negli anni Settanta ridacchiando per una battuta di spirito che doveva parergli gustosa, sembra un retaggio di epoche lontane. Da qualche anno, infatti, i negozi - online e non - fanno a gara nell'offrire pagamenti rateali senza interessi. Si chiama "buy now pay later", compra ora e paga dopo (dead dad, a babbo morto, suonava brutto); e anche se rappresenta ancora una quota modesta del mercato, nell'ultimo biennio ha conosciuto tassi di crescita fenomenali, complice anche l'incremento del commercio elettronico innescato dal lockdown.
Soldi in anticipo al venditore
Quando il cliente si avvale di questo servizio, cliccando su un apposito bottone nella pagina di riepilogo o mostrando al cassiere un codice a barre generato dal cellulare, il venditore riceve subito…
Resiste ancora, in qualche cartoleria di paese, il cartello "Si fa credito solo ai novantenni accompagnati dai genitori". Ma il glorioso reperto, che il titolare fotocopiò di propria mano negli anni Settanta ridacchiando per una battuta di spirito che doveva parergli gustosa, sembra un retaggio di epoche lontane. Da qualche anno, infatti, i negozi - online e non - fanno a gara nell'offrire pagamenti rateali senza interessi. Si chiama "buy now pay later", compra ora e paga dopo (dead dad, a babbo morto, suonava brutto); e anche se rappresenta ancora una quota modesta del mercato, nell'ultimo biennio ha conosciuto tassi di crescita fenomenali, complice anche l'incremento del commercio elettronico innescato dal lockdown.
Soldi in anticipo al venditore
Quando il cliente si avvale di questo servizio, cliccando su un apposito bottone nella pagina di riepilogo o mostrando al cassiere un codice a barre generato dal cellulare, il venditore riceve subito il pagamento, al netto di una commissione, da una società specializzata. Quest'ultima - che richiede la carta di credito del cliente e svolge al volo un sommario controllo sul rischio - anticipa il denaro e in genere lo recupera in poche settimane (la prima rata si paga subito e le successive due-tre ogni 15 o 30 giorni). La app ricorda al debitore di saldare in tempo perché se non lo fa possono scattare penali, non sempre esigue: una seconda fonte di reddito per l'intermediario.
Il servizio viene spesso offerto su acquisti, come i capi firmati, dove il margine di guadagno può agevolmente assorbire le commissioni (che il venditore paga aspettandosi in cambio un maggior volume di affari): nel Regno Unito il 90% delle transazioni riguarda abbigliamento e scarpe. Il successo di questo meccanismo ha richiamato nel mercato anche grandi operatori come Amazon, Paypal e alcune banche. Per il resto, l'offerta viene da imprese giovani e innovative che puntano sulla tecnologia per liberare il cliente dal fastidio di compilare, per ogni nuovo venditore, certe videate fitte di crocette quanto un cimitero di guerra. Si tratta in genere di start-up fondate da simpatici trentenni che dal web ci arringano sull'importanza della customer experience avvolti in morbidi maglioni grunge (e chiamano il mio cartolaio merchant!); ma le cui storie, superato l'imbarazzo dovuto a pettinature e montature fashion, meritano di essere ascoltate con un po' di invidia.
Il rischio durata
La nascita di un nuovo canale di credito, rapido e a basso costo, è una buona notizia. Ci si chiede se potrà durare, visto che alcuni operatori del settore hanno chiuso il 2021 con pesanti danni (la svedese Klarna, ad esempio, ha esposto perdite per oltre 700 milioni di euro, quintuplicate rispetto a un anno prima). Le preoccupazioni non mancano, a partire dal forte rialzo dei tassi, destinato a rendere più difficile l'erogazione di credito senza interessi. Il successo conosciuto dal servizio negli ultimi anni, poi, rischia di diventare un boomerang se i tassi di insolvenza dei nuovi clienti saranno superiori alle attese e intaccheranno il patrimonio degli intermediari mandando un segnale negativo agli investitori. Il rischio di un'impennata nei prestiti impagati fa riflettere anche su un aspetto non strettamente finanziario, che potrebbe portare a un giro di vite regolamentare sul settore: il pericolo che i consumatori, abbagliati dallo shopping, finiscano per contrarre debiti oltre le proprie forze.
Proprio mentre l'inflazione riduce il reddito disponibile, questi incauti acquirenti potrebbero ritrovarsi schiacciati tra penali e agenzie di recupero, come tanti Marcovaldi inebriati dal supermarket e passati, carichi di merce, da un buco nel muro. Anche a loro, oltre che al giovanotto col maglione, va la mia simpatia. Perché, scrive Calvino, se il tuo carrello è vuoto e gli altri pieni, si può reggere fino a un certo punto: poi ti prende un'invidia, un crepacuore, e non resisti più. Specie se in gioco c'è un bene di prima necessità, tipo una pochette di Gucci.