Le criptovalute del fruttivendolo: il crollo Terra-Luna spiegato con le banane
di Andrea Resti , di Andrea RestiIl mio fruttivendolo Mimmo, cara persona, ha deciso di entrare nel mercato delle criptovalute. Attenzione: non come investitore pronto a dilapidare le risorse familiari in Bitcoin, ma come produttore. Ha pensato di sfruttare la reputazione conquistata nel quartiere in anni di onorata attività e di mettersi a coniare moneta, offrendo ai clienti dei fogliettini chiamati Terra (perché è da lì che vengono frutta e verdura) che costavano un euro e promettevano di conservare intatto il proprio valore.
Tecnicamente si chiama stablecoin: una criptovaluta il cui valore non oscilla liberamente, ma è agganciato a una moneta reale. Il modo più semplice per garantire una stablecoin è tenere in cantina tutti gli euro raccolti vendendola: in questo modo, qualunque richiesta di rimborso può essere esaudita. Ma Mimmo, per tenersi gli euro, ha concepito un sistema assai più creativo. Ha preso un grande cesto di banane e, ispirato da forma …
Il mio fruttivendolo Mimmo, cara persona, ha deciso di entrare nel mercato delle criptovalute. Attenzione: non come investitore pronto a dilapidare le risorse familiari in Bitcoin, ma come produttore. Ha pensato di sfruttare la reputazione conquistata nel quartiere in anni di onorata attività e di mettersi a coniare moneta, offrendo ai clienti dei fogliettini chiamati Terra (perché è da lì che vengono frutta e verdura) che costavano un euro e promettevano di conservare intatto il proprio valore.
Tecnicamente si chiama stablecoin: una criptovaluta il cui valore non oscilla liberamente, ma è agganciato a una moneta reale. Il modo più semplice per garantire una stablecoin è tenere in cantina tutti gli euro raccolti vendendola: in questo modo, qualunque richiesta di rimborso può essere esaudita. Ma Mimmo, per tenersi gli euro, ha concepito un sistema assai più creativo. Ha preso un grande cesto di banane e, ispirato da forma e colore, le ha chiamate Lune. Quindi ha arringato i clienti dicendo, pressappoco, così: il valore di Terra resterà sempre pari a un euro. Ma se per caso scendesse al di sotto, venite da me con una Terra e io vi darò l’equivalente di un euro in banane, pardon: in Lune. Poiché tutti fiuteranno l’affare, la domanda di Terre crescerà, fino a riportarne il valore a 100 centesimi: è scientifico.
Il miraggio iniziale
All’inizio il sistema ha funzionato: le banane piacciono a tutti e la promessa di usare le Lune come àncora per le Terre suonava rassicurante (ancorché contraria a quel poco che ricordo di astronomia). I foglietti circolavano per il quartiere senza esagerare, accettati da via De Amicis a parco Solari: Mimmo si era pure comprato un vestito di Armani e passava per un guru della New Economy. Ma l’appetito vien mangiando. Per diffondere la nuova moneta, il fruttivendolo ha inventato un servizio chiamato Àncora: si potevano depositare presso di lui, ricevendo un rendimento elevato, le proprie Terre, che lui prestava ai negozianti del quartiere in cambio di un adeguato interesse. Gli impiegati della Cassa di Credito Cooperativo lo guardavano storto; tuttavia, non si poteva perseguirlo come banchiere abusivo, perché non maneggiava soldi ma solo bigliettini di carta. L’iniziativa ha avuto un enorme successo: sono arrivati anche da via Vigevano a comprare Terre per poi depositarle presso la non-banca di Mimmo, che così incassava nuovi euro e già stava pensando di sostituire la vecchia Fiat Multipla con qualcosina di più glamour. Non si è accorto che la quantità di stablecoin in circolazione cresceva a dismisura: il disastro era dietro l’angolo.
Un martedì mattina la parrucchiera Tina ha detto a una cliente che accettava le sue Terre a 95 centesimi l’una. Quella si è precipitata dal fruttivendolo, sfogandosi sul cellulare con un’amica. Le finestre erano aperte e la voce ha cominciato a circolare. Si è formata una fila davanti al negozio di Mimmo, che sorridendo ritirava Terre e consegnava Lune. I depositanti della non-banca Àncora chiedevano indietro le proprie Terre e subito si accodavano per cambiarle in banane. Nel frattempo, i negozi accanto cominciavano ad accettare le Terre a 85 centesimi. All’ora di pranzo, tutte le fruttiere, i vassoi e le alzatine del quartiere traboccavano di banane, e qualcuno si grattava, pensoso, la testa.
Il sogno diventa incubo
Nel pomeriggio è accaduto l’irreparabile: la gente è scesa in strada e ha cominciato a vendere banane: il prezzo è crollato in pochi minuti del 30%, poi del 50%; poi dell’80%. Era inutile mettersi in coda dal fruttivendolo per cambiare le proprie Terre in qualcosa che nessuno voleva più. Meglio cederle per qualche centesimo di euro, visto che il loro valore stava rapidamente scivolando verso lo zero... Qui mi sono svegliato e, davanti al primo caffè, ho letto Affari & Finanza. Parlava del crollo della stablecoin TerraUSD, della sua criptovaluta di riferimento Luna e della non-banca Anchor. Causato, così dicono, da abilissimi speculatori che hanno sabotato un algoritmo geniale. Sarà, ma io mi sono macerato nel rimorso per aver dubitato di Mimmo, che certamente ha acume a sufficienza per tenersi alla larga dalla New Economy.