Garry Kasparov: “Autarchie sotto scacco sul fronte cybersecurity”
di Jaime D'Alessandro , di Jaime D'AlessandroPiù un Paese è libero, maggiori è la sicurezza digitale. E il risultato suona come una beffa: nei regimi autoritari come Cina e Russia, interessati solo a ,censura e controllo politico, i cittadini vengono lasciati in balia di malware e truffe. Online non puoi aprire bocca, ma rischi di continuo di finire in pessime mani". Garry Kasparov, classe 1963, lo racconta con il suo usuale piglio deciso. Cresciuto nell'Unione Sovietica, ex re degli scacchi fra il 1985 e il 2000, oggi è un esule che si divide fra attivismo, saggi e conferenze su tecnologia e società. Siamo a VivaTech, la fiera parigina dedicata all'innovazione, e Kasparov è arrivato da New York dove ormai vive da anni per presentare il Digital Wellbeing Report di Avast, ultimo rapporto dell'azienda ceca di cybersicurezza del quale è da tempo ambasciatore.
Lei è stato un oppositore di Vladimir Putin in patria e continua ad esserlo ora dall'estero. Cosa …
Più un Paese è libero, maggiori è la sicurezza digitale. E il risultato suona come una beffa: nei regimi autoritari come Cina e Russia, interessati solo a ,censura e controllo politico, i cittadini vengono lasciati in balia di malware e truffe. Online non puoi aprire bocca, ma rischi di continuo di finire in pessime mani". Garry Kasparov, classe 1963, lo racconta con il suo usuale piglio deciso. Cresciuto nell'Unione Sovietica, ex re degli scacchi fra il 1985 e il 2000, oggi è un esule che si divide fra attivismo, saggi e conferenze su tecnologia e società. Siamo a VivaTech, la fiera parigina dedicata all'innovazione, e Kasparov è arrivato da New York dove ormai vive da anni per presentare il Digital Wellbeing Report di Avast, ultimo rapporto dell'azienda ceca di cybersicurezza del quale è da tempo ambasciatore.
Lei è stato un oppositore di Vladimir Putin in patria e continua ad esserlo ora dall'estero. Cosa è cambiato con l'invasione dell'Ucraina?
"Sono defunte le istituzioni nate nel dopoguerra come le Nazioni Unite. Avremmo bisogno di qualcosa di completamente di diverso, una nuova infrastruttura per la sicurezza globale. Guardi l'Europa. Si è affidata per la difesa agli Stati Uniti e ora ha un problema: si è accorta che in caso di conflitto non ha una forza in campo capace di rispondere in maniera coordinata. Di Putin si possono dire mille cose, ma di sicuro non che abbia nascosto le sue intenzioni".
E sul fronte del digitale? Dovremmo pensare ad una forma nuova di cybersecurity?
"Le ingerenze più pericolose del Cremlino si basano sulla semplice corruzione, l'invio di denaro a partiti e opinionisti. La tecnologia c'entra poco e altrettanto poco può fare la cybersecurity. Ma questo non significa che sia poco importante. Ogni possibile contromisura però dovrebbe nascere da una strategia precisa ed è quella che oggi manca. Ci sono politici in Occidente che ancora fanno finta di non vedere".
Come mai le minacce russe di mettere in crisi le nostre infrastrutture digitali si sono rivelate vane?
"Perché i gruppi migliori sono impegnati nella guerra. Gli ucraini hanno dimostrato di saper contrattaccare e ora gli hacker russi sono costretti a difendersi. È la prima volta".
Cosa pensa dei social network?
"In America come in Europa il clima politico si è surriscaldato e sui social le prime opinioni a sparire sono quelle meno estreme. Non credo però si debba usare la censura o allontanare quel personaggio pubblico o quell'altro. Da questo punto di vista sono d'accordo con Elon Musk, nel senso che i rischi di una totale libertà di espressione secondo me sono il male minore. Ma più ancora di questo vorrei che gli algoritmi che regolano i social network fossero completamente trasparenti e che le norme di una certa piattaforma valessero per tutti. Se si mette al bando Donald Trump ad esempio, perché non rispetta le leggi di Twitter o Facebook, credo sia giusto che lo stesso trattamento venga applicato a tutti coloro che hanno fatto la medesima cosa".
Durante questa fiera parigina Thierry Breton, Commissario europeo per il mercato interno, ha parlato della necessità di avere le stesse regole che valgono nel mondo fisico anche in quello digitale. Dunque, immaginiamo, punta anche ad una identità univoca per chi naviga in Rete.
"Sono un grande sostenitore della privacy online. È un elemento chiave del mondo libero. Per la stessa ragione sono dalla parte della blockchain e delle criptovalute. Ma per sostenere la privacy serve avere una identità online univoca. Significa poterla proteggere e poter garantire che un potere centrale non se ne approfitti. Allo stesso modo permetterebbe di limitare la disinformazione che prospera nell'anonimato. Meno opaco è un sistema, più è facile mantenere i diritti di tutti".
Tornando alla libera espressione o meglio della sua assenza, come mai in Russia la narrativa del Cremlino è così efficace?
"Perché è un regime fascista che mette in galera chi dissente, così come accade in Cina. Una dittatura che compie stragi e ruba il grano. Il vero punto è un altro: come mai, specie in Europa, ci sono persone che davanti a tutto ciò si sono convinte che siano notizie fasulle? Sono anni che Putin basa il suo potere sull'aggressione e montando l'odio verso l'esterno. Il fatto che la Russia non avesse fino a ieri l'apparenza dei regimi fascisti dei primi decenni del secolo scorso non cambia la sua natura che non è mai stata nascosta".
Eppure su una parte della società occidentale la narrativa russa funziona. Dice molto del livello di scontentezza e delle crescenti diseguaglianze della società europea e americana.
"Vladimir Putin ha sempre preso di mira la parte più arrabbiata della società occidentale. Quando si ha la sensazione di aver perso nella vita, vero e meno che sia, si accusa qualcun altro o qualcosa d'altro: il governo, il potere, la società. Per questo fioriscono le teorie complottiste. Putin è un grande opportunista e quando vede una possibilità, come l'insoddisfazione, la sfrutta".
Un'ultima domanda. Lei è stato battuto fra il 1996 e il 1997 da un super computer quando era campione di scacchi. Ma è sempre stato a favore della tecnologia e dell'intelligenza artificiale. Ultimamente però, ancora una volta, c'è stato chi ha lanciato l'allarme sui pericoli delle Ai.
"Mi sembra che con una guerra in corso questa dovrebbe essere l'ultima delle nostre preoccupazioni. Le Ai hanno molto pregi e alcuni lati oscuri che però abitano da sempre ad Hollywood più che nella realtà. Il nostro futuro dipende molto più da come finirà questa guerra. Se dovesse concludersi con una vittoria dell'Ucraina si potrà guardare in avanti con ottimismo".